°Mona Mì

"Vai amigo,
veloce e lontano,
l'urlo del motore è come le parole
di un uragano,
e il mondo si spacca,
vai amigo!"
(Amigo, Litfiba 1988)

Cos'è l'amicizia?
Cicerone diceva che non v'è nulla di più dolce che avere qualcuno con cui parlare, così come faremmo con noi stessi.
In pratica, un amico (ma intendo amicizie speciali, vere, sentite, di cuore...) è un "te stesso" in altra forma.
E' vero, lo penso anche io che un vero amico è una persona che considero "uguale a me". Sullo stesso piano. Mio pari.
Ma non a livello sociale, di classe, economico. Pari a livello di anima.
Si parla di anima gemella sempre quando si affronta un discorso d'amore. Si parla perciò, in amore, di incompletezza, di trovare l'altra parte, la parte che ti renda perfetto.
E l'amicizia? Forse, per me, travalica addirittura l'amore. L'amicizia non vuole completezze, perchè secondo me, per un amico, siamo già completi e perfetti, e la sua vicinanza ci AUMENTA, ci AMPLIFICA.


Un amico è una persona che ha una strada parallela alla tua, che ti viaggia accanto alla stessa velocità, che se accelleri lui sa accellerare, se decelleri, sa scalare la marcia anche lui. E sa anche aspettarti se hai fatto sosta all'autogrill.
Un amico per me è una persona con cui è sempre tutto sottinteso, o meglio, già inteso a priori: anche le sfuriate o le litigate, o i momenti belli o anche i soli pensieri... è come se tutto fosse già pianificato, come se la lunghezza d'onda sia la stessa, ma ci fossero due stazioni radio -ognuna coi propri programmi- che trasmettono in contemporanea, accrescendosi nell'audience.


Un amico è stimolo reciproco, è una persona che sa renderti migliore, che ti spinge a conoscere nuove cose, che ti offre sempre nuovi stimoli, perchè anche tu fai lo stesso con lui.
Un amico così non puoi permetterti di perderlo, e anche se ti ha fatto qualcosa di sbagliato, o se tu l'hai fatta a lui, si dovrebbe lottare per tornare a viaggiarsi accanto nell'autostrada della vita.


"Un amico è un'anima sola che vive in due corpi", diceva Aristotele.
Un amico (vero) è solo un amico (vero), "perchè è un amico punto e basta", diceva Baldam Bembo.

12 commenti:

  1. Dato che questo è un post interessante(e sopratutto caro a tantissime persone..per gli ovvii motivi) voglio trattarlo nel giusto modo, commentando tutti i punti del tuo discorso.(PS siccome il post è troppo lungo, il tuo blog mi obbliga a dividerlo in pezzi)

    -Cos'è l'amicizia?-

    Prima di elevarla nei campi ideali, io la considero in primis nell'atto della sua nascita: è un basilare rapporto umano instaurato tra due o più soggetti, nel qual rapporto vige la sincerità fattuale e la lealtà fattuale.

    -Cicerone diceva che non v'è nulla di più dolce che avere qualcuno con cui parlare, così come faremmo con noi stessi.-

    Sì, la bontà si assapora con chi riesce a stare al nostro passo, ma sopratutto con chi ci è complice nel pensiero e nell'azione.

    -In pratica, un amico (ma intendo amicizie speciali, vere, sentite, di cuore...) è un "te stesso" in altra forma.-

    Questo concetto secondo me va preso con le pinze, nel senso che più che un altro "te stesso" magari è uno specchio che evidenzia ciò che da te non riesci a vedere, per ambi i lati di positività e negatività. Ma non si è mai uguali. Anzi è proprio questa dissonanza che probabilmente conferisce sempre una dovuta obiettività.
    Una persona "comprendendoti nel profondo" non diventa automaticamente uguale all'altra parte e viceversa.
    Il capirsi non è tutto, è solo un'aspetto della sfera emotiva.

    -E' vero, lo penso anche io che un vero amico è una persona che considero -uguale a me-. Sullo stesso piano. Mio pari.
    Ma non a livello sociale, di classe, economico. Pari a livello di anima.-

    Benchè queste frasi, possano risultare indelicate per tutti coloro che non pensano di essere nostri -pari-, ha un pesante fondo di verità.
    E' vero. Ma essere sullo stesso livello, che sia nel cielo o nel fango alla sostanza potrebbe non cambiare le incognite individuali: le differenze che determinano e trasformano tante cose.
    Come dicevo poco sopra, il comprendersi non è l'unico elemento essenziale per un rapporto umano.

    -Si parla di anima gemella sempre quando si affronta un discorso d'amore. Si parla perciò, in amore, di incompletezza, di trovare l'altra parte, la parte che ti renda perfetto.-

    Io credo che l'anima gemella sia una pseudo bomba spirituale che ha la tua opposta matrice ed è pronta ad incastonarsi dentro di te.
    E' un modo per riporre in modo perfetto il proprio nucleo emotivo nelle mani dell'altra e viceversa.
    Un'esperienza di vita inevitabile il cui esito è affidato al caso, temo.

    -E l'amicizia? Forse, per me, travalica addirittura l'amore. L'amicizia non vuole completezze, perchè secondo me, per un amico, siamo già completi e perfetti, e la sua vicinanza ci AUMENTA, ci AMPLIFICA.-

    E' difficile da generalizzare questo concetto, almeno secondo il mio punto di vista. L'amicizia ideale come penso tu la stia intendendo, invece penso proprio richieda una completezza concreta, non teoria, cosa introvabile tra le persone. Non sono d'accordo sulla completezza e sulla perfezione di default. Ne sono d'accordo sulla semplice vicinanza lenitiva, questo sarebbe aggrapparsi. Creando l'inevitabile condizione di chi si sente pesante e di chi si vergogna per il proprio bisogno.
    Pertanto sono certo che l'aumento e l'amplificazione derivino invece da una concretezza fattuale che immerge i soggetti nelle stesse sfere materiali-sociali.

    RispondiElimina
  2. -Un amico è una persona che ha una strada parallela alla tua, che ti viaggia accanto alla stessa velocità, che se accelleri lui sa accellerare, se decelleri, sa scalare la marcia anche lui. E sa anche aspettarti se hai fatto sosta all'autogrill.-

    Anche qui secondo me il discorso non può essere esplicato troppo generalemente. Il tempo e le esperienze possono modificare i tragitti, e i mezzi, usurandoli o rendendoli più potenti, e poi c'è a volte chi tenta di invadere la propria corsia, rischiando di avere un incidente. Sulla sosta posso essere condorde però. Tuttavia esiste anche lo scenario da te descritto.

    -Un amico per me è una persona con cui è sempre tutto sottinteso, o meglio, già inteso a priori: anche le sfuriate o le litigate, o i momenti belli o anche i soli pensieri... è come se tutto fosse già pianificato, come se la lunghezza d'onda sia la stessa, ma ci fossero due stazioni radio -ognuna coi propri programmi- che trasmettono in contemporanea, accrescendosi nell'audience.-

    Sì, mi rendo conto che ad un certo livello di comprensione, pare tutto pianificato e sottointeso, e questo può essere sia un bene che un male, perchè "si sa già tutto", ma la conreta realtà fattuale limita tante scelte, che si drenano sul nostro carattere.

    -Un amico è stimolo reciproco, è una persona che sa renderti migliore, che ti spinge a conoscere nuove cose, che ti offre sempre nuovi stimoli, perchè anche tu fai lo stesso con lui.-

    Sì, un amicizia può essere fonte stimolo, ma non è detto che ti possa rendere migliore, poichè magari ti peggiora agli occhi degli altri, e qui entra in gioco la sostanziale differenza incommensurabile tra gli individui.
    Gli stimoli pertanto possono essere inficiati da un azione di parte in quanto si è -amici- quando normalmente tali infuenze non sortirebbero nessun effetto.

    -Un amico così non puoi permetterti di perderlo, e anche se ti ha fatto qualcosa di sbagliato, o se tu l'hai fatta a lui, si dovrebbe lottare per tornare a viaggiarsi accanto nell'autostrada della vita.-

    Secondo me, invece, non c'è nessuna lotta, o meglio le diverse realtà individuali lottano contro un'amicizia spesso, sia anche solo per un fattore di distanza o volendo fare il più stupido degli esempi, la fidanzata dell'amico non può vedere gli amici ecc.
    E poi il problema è che l'autostrada della vita si forma momento dopo momento, pertanto è impossibile prevedere gli esiti e i percorsi dei viaggiatori, bisogna viaggiare impavidamente, pertanto.

    -Un amico è un'anima sola che vive in due corpi-, diceva Aristotele.
    Un amico (vero) è solo un amico (vero), -perchè è un amico punto e basta", diceva Baldambembo.-

    Dovrebbe essere così. Credo.

    Comunque in definitiva, almeno dal mio canto, per me -un amico-, non è -solo- qualcuno uguale a me, ma è qualcuno che paradossalemnte è distante da me, mostrandomi il suo valore da lontano e viceversa in modo che possa risplendere di luce propria, compiendo cose fattuali che al tempo stesso ci avvicinano. Un amico è colui che ha in se stesso un luogo sacro, un scrigno a cui non è concessa la presenza di nessuno, il proprio santuario individuale esistente solo per se stessi. Nostra fonte di forza e virtù. Una persona che non dipende da nessuno e che non si svenderebbe per nessun motivo.

    RispondiElimina
  3. Anche io rispondo "a pezzi" (che poi, mi si addice proprio... :p)

    -Prima di elevarla nei campi ideali, io la considero in primis nell'atto della sua nascita: è un basilare rapporto umano instaurato tra due o più soggetti, nel qual rapporto vige la sincerità fattuale e la lealtà fattuale.

    E' così.

    -Sì, la bontà si assapora con chi riesce a stare al nostro passo, ma sopratutto con chi ci è complice nel pensiero e nell'azione.

    ...e che probabilmente è la stessa cosa XD

    -Questo concetto secondo me va preso con le pinze, nel senso che più che un altro "te stesso" magari è uno specchio che evidenzia ciò che da te non riesci a vedere, per ambi i lati di positività e negatività. Ma non si è mai uguali. Anzi è proprio questa dissonanza che probabilmente conferisce sempre una dovuta obiettività.
    Una persona "comprendendoti nel profondo" non diventa automaticamente uguale all'altra parte e viceversa.
    Il capirsi non è tutto, è solo un'aspetto della sfera emotiva.

    - è chiaro che non si è certo uguali, ognuno è un mondo a sè. Per "altro te stesso" intendevo una persona che, nonostante le diversità, potrebbe essere interscambiabile con te a livello di grammatura generale: al milligrammo, proprio.

    -Benchè queste frasi, possano risultare indelicate per tutti coloro che non pensano di essere nostri -pari-, ha un pesante fondo di verità.
    E' vero. Ma essere sullo stesso livello, che sia nel cielo o nel fango alla sostanza potrebbe non cambiare le incognite individuali: le differenze che determinano e trasformano tante cose.
    Come dicevo poco sopra, il comprendersi non è l'unico elemento essenziale per un rapporto umano

    Non saprei che dirti... è vero che non è solo il comprendersi, ma già comprendersi è molto.

    -Io credo che l'anima gemella sia una pseudo bomba spirituale che ha la tua opposta matrice ed è pronta ad incastonarsi dentro di te.
    E' un modo per riporre in modo perfetto il proprio nucleo emotivo nelle mani dell'altra e viceversa.
    Un'esperienza di vita inevitabile il cui esito è affidato al caso, temo.

    Sì, vero.

    -E' difficile da generalizzare questo concetto, almeno secondo il mio punto di vista. L'amicizia ideale come penso tu la stia intendendo, invece penso proprio richieda una completezza concreta, non teoria, cosa introvabile tra le persone. Non sono d'accordo sulla completezza e sulla perfezione di default. Ne sono d'accordo sulla semplice vicinanza lenitiva, questo sarebbe aggrapparsi. Creando l'inevitabile condizione di chi si sente pesante e di chi si vergogna per il proprio bisogno.
    Pertanto sono certo che l'aumento e l'amplificazione derivino invece da una concretezza fattuale che immerge i soggetti nelle stesse sfere materiali-sociali.

    Per me nell'amicizia non serve la matrice opposta di cui sopra: si è già perfettamente completi, e un amico è colui che sa amplificare questa tua completezza (e viceversa). Il lenire, l'aggrapparsi... tra veri amici sono cose che prendono, per me, altre forme, nel senso che quasi non ce n'è bisogno, perchè si è sempre al sicuro e si è sempre aggrappati (in senso positivo, però) a stabili radici.

    (continua...)

    RispondiElimina
  4. -Anche qui secondo me il discorso non può essere esplicato troppo generalemente. Il tempo e le esperienze possono modificare i tragitti, e i mezzi, usurandoli o rendendoli più potenti, e poi c'è a volte chi tenta di invadere la propria corsia, rischiando di avere un incidente. Sulla sosta posso essere condorde però. Tuttavia esiste anche lo scenario da te descritto.

    In quel caso, non si tratta di veri amici. Può capitare che si invadano le corsie, certo... ma è un attimo di sbandamento, e l'incidente, tra veri amici, è sempre evitato.

    -Sì, mi rendo conto che ad un certo livello di comprensione, pare tutto pianificato e sottointeso, e questo può essere sia un bene che un male, perchè "si sa già tutto", ma la conreta realtà fattuale limita tante scelte, che si drenano sul nostro carattere.

    Non intendevo dire che "si sa già tutto", ma che è tutto così già sottinteso che tra amici tutti gli imprevisti (positivi e negativi) sono affrontati sempre all'unisono, o comunque in modo tale da limitare gli eventuali danni.

    -Sì, un amicizia può essere fonte stimolo, ma non è detto che ti possa rendere migliore, poichè magari ti peggiora agli occhi degli altri, e qui entra in gioco la sostanziale differenza incommensurabile tra gli individui.
    Gli stimoli pertanto possono essere inficiati da un azione di parte in quanto si è -amici- quando normalmente tali infuenze non sortirebbero nessun effetto.

    Credo che ormai sappiamo capire cosa significa migliorarsi o peggiorarsi. E' chiaro che se giro con amici veri, ma drogati, e mi drogo... non è certo un miglioramento. Per migliorarsi, intendo un'implicita competizione (che scatta senza alcun motivo di guadagno) a fare sempre del proprio meglio.

    -Secondo me, invece, non c'è nessuna lotta, o meglio le diverse realtà individuali lottano contro un'amicizia spesso, sia anche solo per un fattore di distanza o volendo fare il più stupido degli esempi, la fidanzata dell'amico non può vedere gli amici ecc.
    E poi il problema è che l'autostrada della vita si forma momento dopo momento, pertanto è impossibile prevedere gli esiti e i percorsi dei viaggiatori, bisogna viaggiare impavidamente, pertanto.

    E' vero che si forma momento dopo momento: ma alla fine del percorso (che auguro LUNGHISSIMO a tutti), chi degli amici ti è rimasto affianco, anche a mille km di distanza, ognuno con la sua meta e vita, ma è affianco a te... allora quello è un vero amico. Se ti accorgi di averne uno, già da ora, e di perderlo per qualche motivo... io credo che bisogna lottare per evitare questo.

    -Comunque in definitiva, almeno dal mio canto, per me -un amico-, non è -solo- qualcuno uguale a me, ma è qualcuno che paradossalemnte è distante da me, mostrandomi il suo valore da lontano e viceversa in modo che possa risplendere di luce propria, compiendo cose fattuali che al tempo stesso ci avvicinano. Un amico è colui che ha in se stesso un luogo sacro, un scrigno a cui non è concessa la presenza di nessuno, il proprio santuario individuale esistente solo per se stessi. Nostra fonte di forza e virtù. Una persona che non dipende da nessuno e che non si svenderebbe per nessun motivo.

    quoto in pieno.net
    ;)

    Moz-

    RispondiElimina
  5. - è chiaro che non si è certo uguali, ognuno è un mondo a sè. Per "altro te stesso" intendevo una persona che, nonostante le diversità, potrebbe essere interscambiabile con te a livello di grammatura generale: al milligrammo, proprio.

    Non è detto. Anzi secondo me è una cosa suggerita da un idealizzazione di un'altra persona. Quindi non mi porrei mai la questione.

    -Non saprei che dirti... è vero che non è solo il comprendersi, ma già comprendersi è molto.

    Io non capisco. Anche un libro (pessimo e inutile) si può comprendere, fosse anche il più difficile. Significa che entrerà nelle nostre corde? Stesso dicasi per un qualsivoglia soggetto.

    -Per me nell'amicizia non serve la matrice opposta di cui sopra: si è già perfettamente completi, e un amico è colui che sa amplificare questa tua completezza (e viceversa). Il lenire, l'aggrapparsi... tra veri amici sono cose che prendono, per me, altre forme, nel senso che quasi non ce n'è bisogno, perchè si è sempre al sicuro e si è sempre aggrappati (in senso positivo, però) a stabili radici.

    Si nell'amicizia non serve quella matrice, ma in ogni caso credo che il discorso esuli molto da un discorso di perfezione e completezza. Sul lenire e sull'aggrapparsi invece non è vero che la cosa prende altre forme poichè è semplice eccedere in una cosa o nell'altra. Fosse anche la migliore amicizia idealistica. Quindi non è vero che si è sempre al sicuro, nei rapporti umani non esistono certezze(a meno che non sono costruiti macchinosamente..)

    -In quel caso, non si tratta di veri amici. Può capitare che si invadano le corsie, certo... ma è un attimo di sbandamento, e l'incidente, tra veri amici, è sempre evitato.

    Non è detto. Le cose non sono per forza o a prescindere. Anzi forse a volte è proprio tra amici "veri" che gli incidenti sono inevitabili.
    Così come con le pseudo amicizie ben mascherate per vere. Come diceva Qualcuno "qual'è la differenza tra la convinzione e l'inganno? nessuna se sei ben ingannato".

    RispondiElimina
  6. -Non intendevo dire che "si sa già tutto", ma che è tutto così già sottinteso che tra amici tutti gli imprevisti (positivi e negativi) sono affrontati sempre all'unisono, o comunque in modo tale da limitare gli eventuali danni.

    Anche in questo caso non saprei. I rapporti umani sono imprevedibili. Oppure la volontà di conservare a tutti i costi qualcosa deriva da una forte necessità emotiva.

    -Credo che ormai sappiamo capire cosa significa migliorarsi o peggiorarsi. E' chiaro che se giro con amici veri, ma drogati, e mi drogo... non è certo un miglioramento. Per migliorarsi, intendo un'implicita competizione (che scatta senza alcun motivo di guadagno) a fare sempre del proprio meglio.

    Questo è un esempio estremo, io mi riferivo anche a cose minori, o a cambiamenti caratteriali dovuti all'influenza di parte di una persona nelle tue grazie che ti induce a comportarti in un modo seguendo una scia ideale di intesa. Il che è fortemente errato e distante dalla realtà. Quindi per fare "del proprio meglio"(proprio in funzione SOLO dell'altro) magari si fa del proprio peggio. sdsd

    -E' vero che si forma momento dopo momento: ma alla fine del percorso (che auguro LUNGHISSIMO a tutti), chi degli amici ti è rimasto affianco, anche a mille km di distanza, ognuno con la sua meta e vita, ma è affianco a te... allora quello è un vero amico. Se ti accorgi di averne uno, già da ora, e di perderlo per qualche motivo... io credo che bisogna lottare per evitare questo.

    Io sono convinto che non c'è modo di stabilire chi sia un vero amico e chi no. E la "eguaglianza spirituale tangibile" è solo uno specchio per le allodole. Inneggiare una cosa "ideale" non è proprio nel mio stile, ma it up to you guys. Comunque ripeto, la lotta secondo me è inutile, il maelstrom della vita garantisce tutto a tutti.

    RispondiElimina
  7. si e' amici fino a prova contraria.

    - sbudella

    RispondiElimina
  8. Bellissima la definizione di Aristotele.

    RispondiElimina
  9. @Sbudella:
    verissimo. (tutti i colori della cronaca)

    @Max: eheh, anche io la considero molto bella, e veritiera.

    Moz-

    RispondiElimina
  10. Arayashiki il Magnificente14 ott 2009, 11:46:00

    E' arrivato Grifis...

    RispondiElimina
  11. Magari Griffith: io non tollero quei nomi da poveri.

    Moz-

    RispondiElimina
  12. Arayashiki il Magnificente14 ott 2009, 19:51:00

    sempre meglio di Phempt

    RispondiElimina