> nei capichiazza si uccide! - parte 1


CINQUE COLPI PER IL COMMISSARIO
23 Novembre, ore 2.36 a.m., Corso Regina Margherita.
Un vento gelido soffiava forte, quella notte.
Si insinuava violento nei vicoli, aveva già preso numerosi ombrelli, che pendevano ora divelti sui tralicci della corrente.
Un vento che ti trascinava con sé, e copriva ogni rumore. Non c’era nessuno in giro, quella notte.
Nessuno, tranne il commissario di polizia Brian De Bonis.
- Cummàra voria è bella tosta, stanotte – commentò fra sé e sé il poliziotto, passando veloce sotto lo sguardo della Madonna dell’Incoronata che campeggiava, incurante del vento, nella sua edicola.
Brian De Bonis tirava dritto, incurante come la Madonna, perché era tardi, perché al distretto non ci poteva certo dormire che sennò sua moglie MaryJane chiedeva il divorzio, perché non era giusto che per l’indagine sul clan dei Sammarchesi ci andassero di mezzo il suo matrimonio e la sua salute.
Ma Brian De Bonis non sapeva che quella sera non avrebbe dovuto preoccuparsi del suo matrimonio, o della sua salute, o del vento. No. Avrebbe dovuto preoccuparsi per la sua vita.
Poco prima di svoltare per la strada di casa sua, un’ombra agile si presentò alle sue spalle, come un rapace, sbucando silenziosa da Vaglio Figaro.

Il commissario, colpa di cummàra voria, non fece in tempo ad udire i passi dell’uomo, che lo ghermì velocemente a colpi di pistola. BANG! BANG! BANG! BANG! Quattro cannonate in pieno petto per Brian De Bonis, che si accasciò al suolo, tremante, accanto a due cicche di Lucky Strike.
Il misterioso killer puntò l’arma alla testa del commissario, che cercava aiuto e pietà con lo sguardo. Pietà che il losco figuro non ebbe, e quando il grilletto fu premuto, il sangue e pezzettini di cervello schizzarono sulla vetrina di un negozietto che vendeva intimo.
L’assassino guardò un rivolo di liquido ematico scivolare sul vetro, dietro cui si vedeva un manichino femminile con uno slip di pizzo. La sua malata fantasia sovrappose ciò che i suoi occhi stavano osservando.
Un solo intenso secondo di pensiero, che da Chiazza Ranna sbucò un uomo armato.
- Fermo, stronzo!! – gridò al killer, estraendo una pistola.
Ma il criminale fu più veloce dell’ispettore capo Warren Chiumento: anche per lui un colpo in pieno petto.
Warren cadde in terra, soffrendo come un cane. Il killer si dileguò nei dedali del centro storico.
Il gelido vento non smetteva di bombardare San Giovanni Rotondo, la città di Padre Pio.
Dopo 6 minuti, Corso Regina Margherita si colorò di luci bluastre. E rumore, gente, grida.
hann accìs allu figghje de lu tubbìsta!” era il clamore che si levava per tutte le piazze, le case e le strade poche ore dopo, quando l’alba era spuntata.
Sì, avevano ucciso il figlio dell’idraulico, che aveva studiato Legge ed era entrato in Polizia divenendo presto commissario.
L’ispettore Warren Chiumento, invece, “lu figghje de puttuàna”, dopo 4 giorni di coma, si riprese.
E quando poté tornare in servizio, che era quasi estate, promosso commissario e nuova guida della Stazione di Polizia della città, aveva in mente un’unica cosa: trovare chi aveva voluto la morte di Brian De Bonis e chi lo aveva spedito a due passi dal toccare le mani bucate di Cristo. Perché c’era un dettaglio, un dettaglio che non riusciva ancora a mettere a fuoco, che lo avrebbe portato dritto dritto al killer.


17 Giugno.
- Prefetto Capuano, non giriamoci troppo intorno! Lei non vuole che io riapra il caso De Bonis! Ci rendiamo conto, cazzo?
- Si dia una calmata, commissario! Altrimenti la spedisco a dirigere il traffico dei carretti e dei muli in terronia!
- Perché, qui le pare che siamo al nord?
- Ha voglia di fare lo spiritoso? Commissario Chiumento, le ricordo che gli agenti che hanno condotto l’indagine sono arrivati ad un punto morto.
- Lo sappiamo bene, invece, chi c’è dietro! Mi lasci continuare!
- Il clan dei Sammarchesi non c’entra, le dico!
- E invece Aucello non è forse colui che avrebbe sparato a me e al commissario?
- Aucello ha un alibi di ferro. Lo sa benissimo anche lei!
- Prefetto, la prego. Mi faccia riaprire il caso. Mi conceda un mese. Un solo mese.
- Commissario, ma da cosa deriva tutta questa sua sicurezza di riuscire a scoprire più di quanto non si sappia già? Non vorrei che fosse mosso solo da un peraltro comprensibile bisogno di rivalsa, o per meglio dire, vendetta…
- Si sbaglia, signor Prefetto. Mi ascolti… c’è un dettaglio, un fottuto particolare… lo vedo sfocato dalla notte in cui il killer mi sparò. Ma so che è importante. So che mi porterà a scoprire chi era quell’uomo e da lì potremo scoprire chi c’è dietro…
- Chiumento, non so che dirle… lo sa che se io le concedo fiducia ma poi finisce male io vengo mandato a timbrare denunce nel Cilento?
- Signor Prefetto, la scongiuro…
- Caro Warren, ho seguito la sua carriera passo dopo passo. L’ho vista crescere come agente in quel buco metà italiano metà austriaco in Alto Adige, l’ho vista vincere il concorso da ispettore e trasferirsi ai confini con l’Africa, a Lecce… e ora la vedo qui, in questa città, prima come ispettore capo e ora come commissario. Non mi faccia pentire, non voglio vederla in un archivio polveroso dell’ultimo paesino della Sardegna – disse l’austero uomo porgendo un foglio dopo averlo firmato.
Warren Chiumento sorrise. Il caso era ufficialmente riaperto.
- Discrezione, mi raccomando.
- Ci può contare.
- E ricordi: un mese, non di più. O risultati, o le sue fantasie le costeranno caro.
- Non si preoccupi, in un mese saprà il nome del killer e anche chi ha ordito il delitto.
Il commissario uscì dagli uffici della Prefettura. Caricò la sua pistola, facendola poi scivolare dentro la fondina. Inforcò i suo RayBan dalle lenti verde scuro e salì sulla sua Citroën DS “Squalo” rossa.
- ti troverò, maledetto succhiacazzi, e quel proiettile con cui stavi per spaccarmi il cuore te lo faccio cacare con tutte le tue budella, ci puoi giurare!
...continua!
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GLOSSARIETTO
Cummàra Voria
= lett. "comare bora", con riferimento al titolo di una famosa canzone popolare che parla del vento di bora che sovente soffia violento nella città di San Giovanni Rotondo.

2 commenti:

  1. Bhè che dire...ammetto che ti sei superato!^^
    I personaggi sono in perfetto stile Moz, cazzari si, ma realistici, pare quasi di vederlo Warren che impreca per strada parlando da solo come un pazzo, e forse mezzo passo lo è anche! :P

    Bellissime le descrizioni dei luoghi,forse perchè li conosci bene, ma riesci a far proiettare il lettore nella scena!

    Niente fronzoli, ma un' " aurea concinnitas"! :P

    Quando l' ispirazione ti prende, ti prende bene!^^

    Bravo Messer Michelozzo!

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  2. @Eliell: ehhh esaGGerata^^
    Dalle descrizione dei luoghi ho anche dovuto decurtare molte cose, per problemi di spazio...
    In ogni caso, presto il racconto prenderà una deriva molto camp e trash.

    Moz-

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