Chevin, ti presento Sceron

Il mito dell'America Gloriosa
per le famiglie sottosviluppate d'Italia
rivive nei nomi che due gretti cafoni
possono dare ai figli.
Immaginatevi la coppia-cliché:
lei tozza, tarchiata, porta i pantaloni
sia in senso figurato che letterale.
Letteralmente li porta anche infangati sopra i suoi stivali
di paillettes dorate.
Il marito è il classico ominide intellettuale
più scemo dei suoi pargoli,
la cosa più intelligente che guarda è il
wrestling (e crede pure che sia vero)
I figli, poverini, sono scemi a priori con due
genitori così.
Si chiamano Chevin, Scila, Chelli, Sceron, o Stiven
(molto probabile che siano scritti davvero così sui documenti)
che fra due suonate di fisarmonica, organetti
e mazurke paesane
possono far finta di vivere la loro Beautiful o
la loro Dallas
anche in un paesino arretrato di 20 anime appena
del mezzogiorno, del centro, o del profondo nord.
That's Italy.

...e vissero tutti felici e cantanti

Anche questa volta si è concluso,
ma forse,
per la prima volta,
la kermesse più popolare
si è conclusa in maniera
distortamente popolarissima.
Una virata verso qualcosa di diverso
temi che cambiano
temi che vincono.
Mafia o pazzia,
temi che risaltano
in mezzo a
sole/amore/cuore,
torna da me/muoio senza te,
ti adoro/mio pomodoro,
sorriso/paradiso/dolce viso
eccetera.
Temi in realtà già trattati da secoli
fuori dal palco dell'Ariston,
ma qui erano nuovi.
E giustamente hanno trionfato.
Perchè Sanremo è Sanremo.