°Spugliatemi lentamente




"Guarda sorella la luna piena perché
l'amore è un'altalena.
Canta sorella alla luna piena perché
la vita è una catena..."
(Suona Fratello, Litfiba 1994)

-Ma sei davvero pugliese? Waaah, che figata! La pizzica, la taranta! "Simu salenthini dellu munnu citthadini"...!
- Miki, sono andato ad ascoltare il comizio di un politico davvero grande, si chiama Nichi Vendola, lo conosci? Perchè non ti fai la tessera, perchè non vieni a sentirlo?
- Miki, facciamo sesso ma mi parli in pugliese (durante il coito... immaginate un barese che scopa, e dice "c'hu cavadde u sprone, che la megghière u bastone", d
ico io...)

La nuova frontiera degli arrivati è la Puglia. La mia regione di residenza.
Le vacanze dell'italiano medio, dopo il trend passato della Versilia, della Sardegna, della Calabria... si svolgono in Puglia. Salento, Gargano, Murge Baresi. Castel del Monte, Vieste, Lecce.
La Notte della Taranta, il festival folk, la sagra del pancotto, la pinga d sor'ta.
E' inutile, è la nuova moda.

Certo che conosco la pizzica e la taranta, e fino a qualche anno fa la gente si vergognava di ballarle, tranne i gruppi folkloristici, perchè erano cose da cafoni.
Ora: tutti la ballano, tutti cantano ostentando l'impeccabile imitazione dell'accento pugliese. Non è più da cafoni, oppure i cafoni non si vergognano più.

Certo che conosco Nichi Vendola. Gli ho dato il voto diverse volte e glielo ridarò pure. Non mi serve la tessera di SeL, e se mi dovesse servire me la faccio in Puglia e non in un comizio a Pescara, no? Ma Nichi non era solo "quello gay con l'orecchino" che girovagava in Puglia?
Ora: tutti lo conoscono, è il politico in ascesca, tutti vogliono andare in Fabbrica. E non come operai.

Certo che parlo pugliese. Anche se l'accento un po' l'ho perso. Ma qualcosa la so ancora dire...
'ammcìnn a fà 'na pngata, ià!, prima che Luca Zaia promuova troppo il Veneto. E io non so parlare veneto, di*càn!





°Maito Istori: Sandro Army

Ricordi lucidi/ludici di un fine giugno
(questo post è stato ideato e scritto da Sandro Army)

Quando fine giugno si avvicina, spesso, emana un intenso profumo di tarda fioritura.
In questo periodo dell’anno c’è la festa patronale nella mia città.
Un odore che sento tuttora ed è proprio quest’ultimo che a volte mi fa ripensare a quando ero bambino e passeggiavo tra le bancarelle illuminate (in dialetto, barràcche, n.d.Miki), lungo la strada alberata che porta verso casa mia.

Guardavo la televisione promuovere, nel primo pomeriggio, un’infinità di giocattoli. Io desideravo a tutti i costi tutt’altra categoria:
quelli di sottomarca.
Si, perchè se sei bambino non fai distinzione tra griffato e non, quando un giocattolo diverte ... diverte e basta.
E poi costa decisamente meno. Ne parlavo proprio con Moz l’ultima volta che ci siamo visti, ricordandomi quando giocavo con
“La fattoria degli animali”
oppure
“Il mini-kit del perfetto medico”.
Della tanto desiderata “Condor” neanche l’ombra.
Se nasci con il fiocco azzurro non è che hai molto da scegliere, i giochi per maschietti sono quelli, si sà.
Per quello rosa invece c’è di tutto.
Assurdo. Come dimenticare poi il gioco culto di sottomarca “Mia Divina Sposa” (ahahaha, n.d.Miki) con le sue splendide chianelle di plastica?

Non vorrei sbagliarmi, ma tra le poche cose che accomunavano maschi e femmine c’erano i giochi di società (come il mio amatissimo “Spago Spaghetti”), i Sapientino e la pasta Didò.

Anche allora si faceva sport, ma la pallacanestro a quel tempo non la conoscevo ancora.

Anch’io ho avuto giocattoli importanti (e griffati), che hanno segnato non solo la mia infanzia, ma anche di tutti quelli che quegli anni, come me, li ha posseduti. Con particolare affetto ricordo il mio orsetto “Teddy Ruxpin”, che mi raccontava tante storie grazie ad un mangia-nastri che era nascosto sulla schiena, dietro una profumatissima maglietta beige.

Giocattoli, che hanno fatto sorridere ieri e fanno piangere oggi.