Cos'è successo a fumetti e cartoni animati? Sono ancora popolari?
Certo, se con "popolari" intendiamo "conosciuti", lo sono sempre di più.
Intrattenimento ormai sdoganato a 360°, fumetti e cartoni animati sono ovunque.
L'animazione ha conquistato orari e spazi prima impensabili, mentre la letteratura disegnata svetta tra i prodotti di libreria più venduti.
Ma la domanda resta: si tratta ancora di cose popolari, se intendiamo "alla portata di tutti"?
Anche Alan Moore si è recentemente posto il problema.
Per approfondire, vi lascio un link degli amici di Meganerd (QUI); riassumendo in due parole (anzi, copia-incollando dal sito linkato) "Alan Moore torna a parlare del fumetto contemporaneo criticandone prezzi, pubblico e perdita dell’accessibilità che un tempo rendeva il medium popolare e rivoluzionario".
E sì, perché pare proprio che il fumetto - e io aggiungo anche l'animazione - sembrano aver perso raggiungibilità.
Se è vero che i cartoni animati ora sono a tutte le ore del giorno e della notte, e frequentemente pure nei cinema (dove prima c'era spazio solo per i titoli disneyani e simili), e se è vero che i fumetti sono diventati prodotto iper-pop e modaiolo, disponibili ovunque in librerie di varia, la loro accessibilità è paradossalmente diminuita... aumentando.
Sembra un controsenso, ma non lo è.
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| il reparto fumetti di una libreria Giunti - immagine web |
A venir sempre più meno, negli ultimi anni, sono stati due luoghi fondamentali: uno fisico, l'altro concettuale.
L'edicola e la televisione.
I fumetti sono sempre stati un genere popolare; spesso accostato a facile lett(erat)ura per bambini/ragazzi, sicuramente qualcosa di pratico che ha avuto anche molti "nemici" nel tempo, oltre che oggetto di tante crociate di pazzi; l'animazione - anch'essa pensata dal volgo come qualcosa per infanti (evidentemente devono essere i disegni, a spaventare l'ottusità adulta) era disponibile in varie misure sui canali televisivi.
E oggi?
Le edicole, come sappiamo, stanno ahimè morendo; e comunque quelle che resistono si trovano a poter esporre solo poche cose rispetto al passato; i manga (tranne quelli allegati a quotidiani o settimanali) sono spariti dagli scaffali; resistono solo i sempiterni: gli albi by Bonelli (Tex, Dylan Dog e soci), Diabolik e i suoi speciali, Topolino e le sue iniziative. Un'attuale manna dal cielo è La fine del mondo (de Il Manifesto) e poco altro, briciole rispetto al passato.
In tv cosa succede? Seimila canali e l'animazione gratuita è al 90% quella per infanti; il resto sono repliche (magari, sì, rimasterizzate) ma quasi senza più un costrutto generico di orari e contenitori.
I fumetti hanno salutato l'edicola, l'animazione ha salutato la televisione: non sono più "cose del popolo", alla portata di tutti.
Ricordate i tempi dove un manga sbarcava a 3500 lire, prezzo onesto, edizione da battaglia?
Ecco, scelta criticata a morte dalle frange più puriste, ma pur senza sovraccoperta e con volumi scorporati, quelle cose arrivavano a tutti e a prezzi davvero accessibili.
Io, grazie a quelle edizioni, mi ci sono fatto una cultura: perché ho potuto leggerle, quelle opere; ci siamo formati con esse, disponibili facilmente.
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| edizioni manga degli anni Novanta |
Oggi i fumetti sembra che non si debbano più leggere, ma soltanto esporre.
Solo edizioni "pornolusso", volumi deluxe da mostrare come soprammobili in libreria; beh io sono sempre stato prima per leggere e conoscere, poi magari per il lusso quando un'opera merita davvero e ci piace. Non a prescindere, solo per comporre il nostro sfondo per video e foto.
L'animazione adesso passa quasi tutta per lo streaming.
E non solo, sono sorti dei canali appositi, a cui ricorrere con un ulteriore abbonamento sulla piattaforma. Prima era la tv a fornire gratuitamente repliche e persino novità; con l'home video c'erano anteprime, esclusive oppure cose che in televisione non sarebbero andate.
Manca quindi la ricchezza di un tempo: oggi fumetti e cartoni sono alla portata di tutti ma sono anche diventati qualcosa "non più del popolo".
Manca il poter conoscere storie spendendo pochi spicci in edicola, manca il poter scoprire nuove serie facendo zapping serendipico tra i vari canali (nazionali e regionali).
Cosa sta succedendo davvero?
La liquidità di questa società spinge veramente a un usa e getta (oppure compra ed esponi) che rende fumetto e animazione non più "di tutti" e "per tutti"?
Cosa ne pensate?




Faccio un esempio bellissimo degli anni '90, che è vita vissuta ma anche un aneddoto che può valere per tutti i nostri coscritti. Immagina di essere un bambino ne 1997, è autunno, un tardo pomeriggio buio illuminato da alcuni lampioni del piccolo borgo in cui vivi. Entri in edicola per chiedere di Topolino, Dylan Dog o un bonellide. All'epoca le edicole erano anche scoperta perché c'erano miriadi di fumetti occidentali,a nche sconosciutissimi, di piccole case editrici, che potevi conoscere, per non parlare delle buste delle sorprese, veri e propri vasi di Pandora! Ti capita un volume di Tenchi Muyo o di qualche altro fumetto giapponese. All'epoca sai cosa sono i manga a grandi linee, guardi Sailor Moon su Canale 5 e Dragon Ball prima serie su JTV. Se hai la fortuna di essere campano puoi goderti la sempiterna Lamù su Telecapri. Guardi quel volume di Tenchi Muyo e hai curiosità, che cos'è? Hai la percezione di qualcosa di "asiatico" di qualcosa simile a quella Sailor Moon che segui in TV, con quei goccioloni dietro la fronte , quelle smorfie e quegli occhioni che si trasformano in cuoricini o quei visi così rotondeggianti e perfetti. Lo sfogli, gli dai un'occhiata attenta e distratta al contempo e poi lo riponi. Ecco, la serendipità, la possibilità di scoprire, la rarità. Paradossalmente, prima gli anime e i manga erano di meno tra la TV e l'edicola, più di nicchia, ma appunto, alla portata di tutti. Era Virtua Fighter che guardavi di pomeriggio su JTV mentre magari la mamma preparava la merenda, era la prima messa in onda di Rayearth su Italia 1 nel 1997 d'estate senza alcun annuncio, era l'annuncio dell'arrivo della primissima serie di Pokémon a inizio 2000 e di Digimon una serata di luglio in pubblicità su Rai2 mentre stai seguendo il film Dennis la minaccia con Walter Mathau. Era il carnevale a Napoli (o in periferia) con uno show dedicato ai pokémon (con qualche bambino vestito in maniera ignorante anche da Patamon accanto a quello vestito da Jinx ma vabbé questo era il bello ahhah). Era un mondo avvolgente, nazionalpopolare, anche di nicchia forse se eri un puritano amante della cultura nipponica all'epoca, dopotutto, ancora semisconosciuta. Oggi sappiamo, tutto, abbiamo Netflix e mille altri canali streaming e televisivi, eppure gli anime e i manga sembrano essere un qualcosa di elitario, prepotente, tossico, appartenente a figli di papà, mocciosetti ricchi, sofisticati e viziati che però hanno capito, secondo loro, tutto dalla vita. L'anime, o il manga, ora è il prodotto da presentare al Lucca Comcis o al Romics, il prodotto dei precitati figli di papà che devono andare alla fiera in cosplay, del giappominchia che pensa di essere e parlare in giapponese nonostante viva a Matera o a Sala Consilina (tanto per fare dei nomi non offendetevi, anche io sono del Sud). A mio avviso è finita la magia, la normalità, la genuinità a favore della plasticosità e dell'apparenza.
RispondiEliminaHai sostanzialmente descritto il "mondo avvolgente", o parte (attiva) di esso, per come lo intendo io.
EliminaCome credi che io abbia scoperto Berserk? Esattamente così: vado in edicola per Diabolik o L'Uomo Ragno e zac, copertina ocra con questo guerriero dai capelli a punta.
Gli anime erano in tv a ogni ora (su ogni canale), oggi sono sempre disponibili senza orario ma non giri i canali tv alla ricerca (e scoperta) di qualcosa, vai al sodo e ti perdi ogni possibilità.
Perché quando vai in edicola a prendere Diabolik, magari trovi una nuova rivista, o banalmente un numero di L'Espresso o Sorrisi che non pensavi di prendere e invece...
Perché quando guardavi la tv e facevi zapping, scoprivi film, serie, cartoni, programmi. Così funzionava.
Sono d'accordo su quello che dici. La moda ha preso il sopravvento, specie in Italia, dove la sostanza è poca e l'apparenza molta.
Moz-
Secondo me che le edicole si siano impoverite di manga non è un male. Serve quella mancanza, quella semplicità. Stiamo vivendo un'epoca decadente, nichilista e turbocapitalista (per dirla alla Diego Fusaro) che ci sta distruggendo. Dobbiamo tornare a essere entusiasti delle piccole gioie quotidiane e non darle per scontato. Io non sono un bigotto, né tantomeno uno che guarda al passato, ma se fosse per me tornerei anche alla cara vecchia lira. Nel mio paesino tra la fine degli anni 90 e inizio anni 2000 trovavi al massimo il volumetto di Dragon Ball mensile, una volta (non si sa come) arrivò un numero di Occhi di Gatto. Ricordo nel 2002 durante la mia prima gita scolastica a Napoli da liceale, quando comprai il terzo volume di Kodocha della Dynamic e fu una festa, quel volume me lo divorai in due giorni e fu un'emozione bellissima, anche perché Rossana mi è sempre piaciuta e neanche sapevo che il manga fosse disponibile in Italia. Non sai poi che sorpresa nel trovare un altro volumetto di Kodocha poi nell'edicola di un paesino vicino al mio! Ecco, questo tipo di entusiasmo, l'effetto sorpresa manca, come quando, sempre in quell'edicola scoprii con mia grande sorpresa il manga di Polizia scolastica Deuklyon e di Clamp Detective, che avevo conosciuto l'anno prima su IT
EliminaIo ho vissuto nella tua stessa epoca da me si trovava di tutto... Non ho mai avvertito la difficoltà di reperire un fumetto.
EliminaEppure abito in un paesino immensamente più piccolo del tuo.
Forse dipendeva dal fatto che in un territorio minuscolo c'erano numerose edicole e soprattutto la fumetteria della Tiziana che aveva in estate clienti da ogni parte d'Italia... Ho visto moltissime volte gente da Bergamo, Roma e perfino Potenza che venivano durante le vacanze al mare.
Però ci sta che in altre zone d'Italia c'era meno reperibilità.
Probabilmente da me c'era molto meno richiesta. Il boom dei manga nelle mie edicole arrivò intorno al 2005.
EliminaSta succedendo - proprio perché si tratta comunque di prodotti che hanno molti estimatori - che i venditori hanno deciso di guadagnarci.
RispondiEliminaI prezzi degli albi dei manga sono effettivamente saliti abbastanza, ma, duole dirlo, ancora più costosi sono certi fumetti di autori nostrani (anche esordienti) che vengono messi in commercio a cifre eccessive, soprattutto gli esordienti rischiano dì essere subito bruciati con questa politica editoriale, anche perché non tutti sono destinati ad avere il successo di Zerocalcare con relativi prezzi per le mega-edizioni dei suoi albi.
Al tempo stesso, forse proprio per le spese di acquisto eccessive, si riduce il numero degli albi comprati da ogni singolo appassionato, e ne risentono anche gli editori storici come la Bonelli.
Esattamente!! È venuta a mancare la funzione di "popolare" ossia alla portata di tutti.
EliminaChe poteva portare davvero il fumetto nelle case di tutti. Specie quelli esordienti.
Un vero peccato, oggi i prezzi alti devono giustificare sempre un'edizione quantomeno deluxe a prescindere. Ma ridateci le cose pane&salame, che noi vogliamo solo leggere! Poi per il lusso, se una cosa piace, avoglia a fare volumoni con contenuti extra e tutto il resto...!^^
Moz-
Esattamente, uan società più "pane e pummarola" che questo schifo elitario odierno.
EliminaIo ho visto diversi teenager veramente appassionati in fumetteria nel corso degli ultimi anni.
EliminaIo sono ipercritico verso le nuove generazioni ma non credo che tutti sono viziati figli di papà.
Quando ho parlato con loro hanno subito capito l'immenso gap con me e ascoltavano con vero interesse...
"uan società più "pane e pummarola" quello rosa di Bim Bum Bam? 😆🤣
EliminaAhaha hai fatto lo slogan per una nuova pubblicità di snack salato con rilancio storico. Grande! 😂
Eh beh... del resto anche D'Annunzio lavorò in campo pubblicitario e come lui sono un letterato XD
EliminaHo sempre difesa la linea di pensiero di post simili ma questa volta devo dissentire.
RispondiEliminaLa tecnologia streaming esiste dai primi anni '90 per poi crescere in maniera esponenziale dal 2005 in poi.
TV e cartoni animati post 2005 sono state fatte scelte discutibili ☹️ in retrospettiva devastanti ☹️ anche se non fosse esisto Netflix e simili sarebbe stato tutto a pagamento sui canal del DTT.
Il prezzo dei fumetti è aumentato soprattutto per i problemi del mondo per via di guerre, malattie, aumento delle materie prime.
Oggi il manga più economico costa 5,90€ se le case editrici facessero uno sforzo gigantesco non potrebbero andare sotto i 4,90€
Articolo interessante ma che finisce in un vicolo cieco non potendo cambiare lo status quo.
RispondiEliminaSono sempre più convinto che per come sono cambiate le cose negli ultimi 20 anni la situazione attuale sia la migliore possibile.
Le sottilette tranne quelle di serie ancora in corso sono state abbandonate già attorno al '97/'98.
Meglio Netflix & Company che Boing e compagnia brutta.
Per quanto riguarda il passato ci sono ristampe continue e canali come Anime Generation.
Sarebbe bello se ci fosse anche la TV tradizionale ma manca il pubblico per sostenerla e ci vorrebbe un palinsesto con orari rigorosi cosa poco plausibile.
In realtà non credo che l’accessibilità sia ridotta, oggi: anzi io la trovo aumentata! Solo che è senz’altro più frammentata per cui sono pochi quei titoli – soprattutto a livello di manga - che sono davvero fruiti da un numero considerevole di persone. Una volta per esempio c’era Bim Bum Bam in TV e lo guardavano un po’ tutti (meno Solletico, per esempio, e i canali locali che costituivano un sottogruppo comunque sostanzioso) e quando sono arrivati i manga non c’era questo numero spropositato di uscite per cui era facile seguirle quasi tutte (soprattutto se si aveva la fortuna di fare scambi con gli amici, come succedeva a me ^__^). Ma CHI li seguiva? I lettori di fumetti (e, ahimè per esperienza diretta, direi soprattutto le lettrici) erano una sottocategoria di una categoria già non di maggioranza fra i giovani (ovvero i lettori di libri in generale). I bambini, dopo Topolino, non leggevano quasi più (parlo per grandi numeri). Mentre adesso leggere manga (ma anche romanzi, con l’esplosione dei romance spicy fra le ragazzine) fa parte del mainstream. Riguardo agli anime, oggi la tv tradizionale vorrei sapere da chi è ancora seguita (lo dico con reale curiosità: io non riesco più da anni a stare dietro ad orari fissi e trovo lo streaming comodissimo); nonostante siano a pagamento, quasi tutte le famiglie hanno l’abbonamento a una o più piattaforme di streaming per cui l’accessibilità è comunque alta: quello che cambia è appunto la grande frammentazione delle proposte. I titoli maggiormente sponsorizzati sono comunque quelli più proposti, e quindi potremmo supporre che quelli che appaiono ‘in primo piano’ o tra ‘ i più seguiti’ siano le tendenze del momento. Per i fumetti il discorso è un po’ diverso: i prezzi sono alle stelle, ma la diffusione è comunque molto più capillare (penso a Internet, ma ho visto manga venduti anche nei supermercati! Niente a che vedere con le poche fumetterie degli albori, e le edicole che ordinavano due copie in croce delle prime riviste manga) e anche qui penso che una prima scrematura di quelli più popolari sia decisa proprio dall’investimento delle case editrici, anche se non escludo fenomeni di passaparola dal basso (anche mediatico) che portino alla ribalta determinati titoli piuttosto che altri. Come diceva qualcuno, oggi è anche possibile prendere in prestito i fumetti e leggerli in versione digitale. Quindi, anche senza parlare delle accessibilità non legali, mi sembra che questi prodotti oggi possano arrivare davvero a tutti in maniera più facile del passato, anche per un mutamento nel modo di pensare (da nerd=sfigato a nerd=popolare). Che poi non tutti ne usufruiscano in maniera consapevole è un altro discorso, come anche il fatto che ci saranno sempre quelli che seguono le mode e prima o poi si stufano e gli appassionati più sfegatati
RispondiEliminaEdit: Ho letto dopo il link all'opinone di Moore ed effettivamente su questo punto concordo: il fatto è che si tende a fare edizioni di lusso per collezionisti, mentre una volta i 'giornaletti' si leggevano e basta, magari senza troppa cura... Ma oggi fin da bambini è marcata l'idea del collezionare, forse instillata dagli stessi genitori (ricordo che la mamma di una compagnetta di mia figlia, ai primi anni delle elementari, non comprò a sua figlia un album di figurine che voleva perché ne aveva in corso un altro - di cui la bambina si era stufata - e voleva farle completare quello per non farglielo lasciare a metà, e in fumetteria ho sentito fare allla mamma di un ragazzino un discorso simile a suo figlio su una serie di fumetti: "Prima completa quella, poi ne inizi un'altra"...). Se ogni cosa è un investimento si perde un po' il piacere primario di leggere per il piacere di farlo, però resto dell'idea che ci siano comunque molte più possibilità di accesso ai fumetti a costi contenuti o anche a costo zero (usati e biblioteche in primis, e versioni digitali a prezzi ridotti)
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