Diventa quarantenne il nostro Dylan Dog, uno degli ultimi esempi di fumetto seriale italiano duraturo e classico (ma con deviazioni dalla classicità, come vedremo).
E dunque, in questo excursus, dobbiamo anche interrogarci su questo: c'è ancora spazio in edicola per serie di questo tipo?
26 settembre 1986: la Daim Press (ossia la Sergio Bonelli Editore) porta nei chioschi L'alba dei morti viventi, ed è subito un punto di rottura nella serialità classica del fumetto italiano.
Da un lato ci sono i capisaldi Tex e Diabolik (il primo sempre Bonelli), a cui nel tempo si sono aggiunti nuove collane come Martin Mystére; dall'altro c'è questa nuova opera, che riesce a esprimere la sua modernità inserendosi comunque nella lunga e bella tradizione del fumetto popolare italiano.
"Fumetto d'orrore, fumetto d'autore" recitava il lancio dell'epoca.
Dylan Dog prende immediatamente in mano le redini di un compito non facile: è sì una storia di albi horror, ma non come tutte quelle che il pubblico delle edicole aveva già visto.
Si punta sul fatto che Dylan Dog sia d'autore, perché Bonelli sceglie di affidare la nuova collana a Tiziano Sclavi, che si era fatto le ossa su alcune testate della casa editrice, dove peraltro aveva anche pubblicato un western dalle tinte orrorifiche, in appendice agli albi del Comandante Mark.
Sclavi, appassionato scrittore, era cresciuto con i racconti di Poe. Ha un certo immaginario horror stampato addosso, e dopo un anno di gestazione (e diverse modifiche) porta in edicola il suo personaggio.
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| la prima tavola di Dylan Dog |
Dylan Dog (in realtà un nome provvisorio che Sclavi dava ai suoi personaggi-bozze) migra dall'America a Londra, ottiene una spalla comica, acquista i tratti del Rupert Everett di Another Country - La scelta, mantenendo un aspetto un po' dimesso, tormentato, assolutamente non macho.
E, nei muscolosi anni '80, questo ha funzionato, avvicinando una nuovissima generazione.
Nei primissimi giorni, L'alba dei morti viventi stenta a decollare, anzi è quasi un flop. Poi va esaurito.
Dylan Dog è un caso nazionale.
Le prime sceneggiature sono tutte di Sclavi, mentre la genesi grafica del personaggio si deve a Claudio Villa, che fece diverse prove prima del suggerimento riguardante Everett.
In poco tempo, Dylan Dog diventa esso stesso un classico, e prima del centesimo numero supera in vendite persino Tex: questo significa solo una cosa, ossia che la Bonelli era riuscita a "catturare" un'intera nuova platea, affiancandola a quella storica.
Ed è l'ultima volta, nel panorama fumettistico italiano delle lunga serialità da edicola, che ciò accade.
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| n. 69: con questo albo Dylan Dog super Tex nelle vendite |
Dylan Dog rivoluziona un genere: è splatter, è macabro, ma anche poetico e colto.
Si tratta di un personaggio tridimensionale, con delle caratteristiche studiate: ex poliziotto, ex bevitore ora astemio, vegetariano.
L'indagatore dell'incubo è un ciarlatano per la stampa, un sopportabile fastidio per la polizia (la presenza dell'ispettore Bloch, amico e vecchio superiore di Dylan è fondamentale), una risorsa per le vittime che bussano alla sua porta (o meglio, suonano al suo campanello spettrale) in (Wes) Craven Road.
La Londra di Dylan Dog, specie agli inizi, è la disillusa città di fine anni Ottanta, dove l'orrore del quotidiano prende forma in modi diversi (a volte bizzarri, a volte lirici).
Si tende(va) a dire che "dopo il numero 100, Dylan Dog è scaduto", come se quel traguardo segnasse la data in cui l'intero comparto artistico e tecnico avesse deciso di perdere le idee.
Vero che le prime storie sono ispiratissime, figlie probabilmente di una gestione lunga e ragionata; impossibile non restare incantati da Golconda, Jeckyll! o Memorie dall'invisibile (vedi QUI); echi da Poe, risoluzioni alla King, ma anche citazionismo tele-cinematografico (c'è persino un doppio albo ispirato a Twin Peaks...) e un costante sguardo a tutta la narrativa orrorifica da Horace Walpole in poi.
Dylan Dog abbraccia tutto questo, alternando mostri umani a mostri reali, mostri mentali e mostri metaforici.
La forza delle sue storie è quella di scandagliare il quotidiano del nostro vivere sociale, che nasconde orrori a cui dare forme mostruose.
Paure razionali e irrazionali, intime e psicologiche, che i lettori ritrovano tra le righe del fumetto che intanto macina successi su successi, generando epigoni, ispirando autori, concedendosi le inevitabili ristampe, i giochi, i gadget (e, in tempi più recenti, persino un film).
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| 2011, il poco riuscito film |
A chi si rivolge Dylan Dog?
Gli articoli di giornale dell'epoca parlano di mamme che lo vietano ai figli, visti i contenuti; ma Dyd è per giovani lettori, adolescenti di quell'epoca, e non è raro trovarlo come lettura dei metallari.
Il binomio heavy metal / horror sembra sempre troppo facile, così come aggiungere l'altro ingrediente, il satanismo.
E quindi ecco che Dylan Dog compare di tanto in tanto nelle cronache, come lettura trovata in questo o quel macabro contesto. Ma tutto fa notizia, tutto concorre a consolidarne il clamore.
E poi Dylan Dog è un fumetto che, nel suo citazionismo, vuole insegnare al lettore anche titoli di opere o brani musicali, fino agli asterischi che rimandano alle note su parole come, ad esempio, antiemetico, spiegandone (in modo un po' antipatico, a dire il vero...) il significato al fruitore ignorante, o forse considerato incapace di prendere in mano un dizionario.
Ma Dylan Dog scade davvero?
Forse il volerlo (dis)umanizzare ulteriormente dandogli una storia passata, tra galeoni e fantasmi, può aver creato una crepa in quella narrazione episodica che sembrava una bolla di cento pagine, pronta a ripetersi mese dopo mese.
Ma la testata non perde in realtà colpi, non più di quanto non facciano le storie di lunghissima serialità (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi: è il tempo che passa? La società che cambia? La percezione che abbiamo noi lettori?).
Di certo, però, in un frangente, Dylan Dog cambia.
E anche qui c'è da studiare quanto avvenuto: il fumetto seriale italiano, quello appunto di Tex e Diabolik, ma anche di Dylan Dog albi 1-336, non ammette modifiche sostanziali e anzi deve tutta la sua forza su questo aspetto.
Un lettore occasionale, in stazione o all'edicola del mare, dovrebbero comprare un qualsiasi albo e poterselo gustare dall'inizio alla fine; nell'uscita successiva (salvo le rare storie "doppie") tutto viene resettato e parte una nuova avventura.
Dylan Dog ha invece cambiato questa regola, in un rilancio che ha cercato un nuovo tipo di approccio (e forse di pubblico), costruendo (dall'albo 337 al 434) una continuity più serrata, fatta di cicli narrativi ripartiti su più albi, cambiamenti importanti (Bloch va in pensione, arrivano nuovi co-protagonisti...) e una stretta episodicità che viene quindi meno.
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| John Ghost, un nuovo nemico poi "cancellato" (2014-2023) |
Ma Dylan Dog come detto è un prodotto come Tex e come Diabolik (e questo è un vanto, non un punto a sfavore): tali modifiche non sempre funzionano; si confezionano parallelamente storie "vecchio stile" (la collana Old Boy), fino a una trilogia di albi (435-437) che di fatto cancellano la fase precedente riportando tutto a com'era prima del cambiamento.
Nel 2023 Dylan Dog torna alle origini, torna sui suoi passi, sui suoi più giusti binari classici, e tre anni dopo spegne quaranta candeline di una vita dove di certo non si può dire che non abbia tentato strade diverse.
Ma editorialmente è questo, funziona per questo, e deve continuare a essere l'ultimo baluardo di un mondo che sta scomparendo.
Tanti auguri!









in realtà DyD è scaduto ben prima del numero 100: già "Johnny Freak", che per molti è uno dei numeri più belli e poetici della serie, io lo trovo intriso di qualunquismo da pochi soldi...
RispondiEliminaIn generale, in fondo, la gente cosa si aspettava? per tipo di scrittura complessa e a più livelli, era destinato a calare fisiologicamente... sarebbe stato umanamente impossibile continuare a quel livello eccelso in cui si "citavano" film horror classici (e non solo: oltre a Twin Peaks, c'è anche Maus...) e in più usare quelle trame per fare satira della società del tempo...
ci siamo almeno goduti un lustro abbondante di storie di altissimo livello, il resto è stato un buon arrancare...
il problema IMHO è che se DYD tra fine '80 e inizio '90 parlava ai ragazzi un po' sfigatelli confortandoli sfruttando l'ondata di amore per l'horror (complice il boom delle VHS, molti titoli mai giunti prima o con circolazione limitata nelle sale invasero le videoteche!), adesso non parla più a nessuno... non si è saputo / voluto evolvere, anzi, ha cercato il più possibile di tenere il piede in 2 scarpe: ecco allora DYD che rigetta la tecnologia moderna, ma all'esordio negli anni '80 nessuno aveva cellulare o altro in tasca!
Concordo che il miglior Dylan Dog sia stato quello di fine anni Ottanta e inizio anni Novanta ma per me anche oltre il numero 100 verso fine anni Noventa sono stati pubblicati autentici capolavori come N. 117 "La quinta stagione", N. 125 "Tre per zero", N. 131 "Quando cadono le stelle", N. 146 "Ghost Hotel".
EliminaQueste storie per me sono di altissimo livello diverse ma non inferiori alle migliori storie dei primi cinquanta numeri.
Anche tra N. 51 e N. 100 ci sono capolavori immortali.
Per me il vero declino avvenne dopo il N. 200.
Il problema è che è davvero difficile comprendere i sentimenti del pubblico.
EliminaTi faccio un esempio con Diabolik: personaggio SEMPRE aggiornatissimo sulla tecnologia, tanto da disporre di sofisticati laser già negli anni '60, ha avuto ovviamente robottini, programmi di hacking, videoregistratori, videocamere minuscole, radio-orologi, cd ecc... ma quando (ovviamente) hanno dovuto introdurre smartphone e social, nelle storie (e solo quelle dove la trama, per logica, lo rendeva necessario) ad alcuni lettori sembrò strano.
Cioè, da subito in Dk si sono visti i telefoni cellulari, ovviamente, ma se questi oggi hanno Whatsapp è percepito in modo strano.
Quindi, aggiornarsi col proprio pubblico è veramente difficile.
Tornando a Dyd, effettivamente giocare con i drammi della società non poteva durare a lungo, o meglio: non potevano tenere altissimo il tenore. Per fortuna, per quanto siamo una società incivile, i drammi sono limitati.
Il rischio di retorica c'è sempre, in questi casi, perché anche solo voler dare un giudizio commovent-umano alla cosa ti fa cadere nel tranello.
Moz-
Non avevo letto il commento di Gravo:
EliminaIo ho amato La strada verso il nulla, di Lucarelli (peraltro citava il film Duel, mica cazzi)...
Per me Dyd continua ad avere ancora oggi belle storie, ma essendo cambiata la nostra sensibilità verso la società, ovvio che le prime (peraltro più lavorate) colpiscano di più... sono figlie di quei tempi eppure immortali, funzioneranno sempre.
Moz-
@Gravo: chiaro, storie belle ne sono uscite anche dopo... solo che se all'inizio ogni mese era un capolavoro, poi si passa a una all'anno (ad essere generosi)... ma un nuovo "Il lungo addio" o "I delitti della mantide" (che oggi sarebbe bollato come fumetto incel...), "Caccia alle streghe" ecc... non li leggeremo più :(
Eliminale storie migliori negli ultimi 15 anni sono uscite non a caso all'interno del Color Fest: 4 brevissime storie fulminanti, sperimentali, da parte di autori fuori dal giro del personaggio... insomma, interpretazioni diverse su una testata secondaria in cui è permesso sperimentare e senza troppe pagine da riempire per forza con divagazioni inutili...
Penso che sia del tutto normale all'epoca il personaggio era fresco, il mondo dell'intrattenimento all'apice della bellezza, l'intero Occidente splendeva...
EliminaOggi siamo in una situazione di progressivo declino sociale, economico, anagrafico ☹️.
DYD aveva il suo spazio e diceva cose anche fortissime vedi l'albo N. 45 "Goblin" contro la vivisezione.
Oggi si parla solo di diritti civili che altro non sono che capricci di consumo per ceti abbienti (cit.) una società allo sbando dove tutti i valori sembrano finiti.
DYD era anche un personaggio controverso ma in maniera efficacia parlava delle problematiche della società.
Groucho nel N. 125 "Tre per Zero" ha fatto vari discorsi ancora oggi attualissimi.
Non mi toccate "Johnny Freak", adoro quel qualunquismo, e comunque non conta soltanto cosa si racconta ma soprattutto come lo si fa!
EliminaDylan Dog è rimasto valido dopo il n° 100... se lo si esclude (lo stesso Sclavi non fu entusiasta né del tutto convinto di festeggiare in quel modo il traguardo, che in teoria ha imprigionato il personaggio in una bolla che i vari autori apocrifi non hanno rispettato). Gravo ha citato storie buone e ottime, ma ce ne sono di valide anche non di Sclavi, che iniziava a usare le pagine del fumetto per dire la sua su varie realtà del quotidiano piuttosto che raccontare vere storie di indagini nell'incubo... A me dopo un certo numero è mancata la firma di Chiaverotti...
Diabolik si tiene al passo coi tempi perché non si è mai imposto dei paletti, mentre Dylan nell'epoca delle biro scriveva ancora con la penna d'oca, sia lui che Bloch hanno palesato quasi paura ad accendere un computer ("La paura non è accenderlo, ma non sapere come spegnerlo!")... Un personaggio così inserito in un preciso periodo storico non può cambiare dall'oggi al domani (fece scandalo l'uso di un cellulare e di un computer da parte di Dylan ne "L'isola dei cani"): se i tempi sono inadatti, o lo si congela nella sua epoca (come Mister No e Zagor), o chiude i battenti.
Andrea, per me ad esempio il capolavoro totale è Memorie dall'invisibile.
EliminaPer tutta una serie di cose, anche i risvolti meta-narrativi (editoriali, direi)... riesce sempre a sorprenderti.
Ma sai qual è la questione? Le prime storie sono carichissime, ragionate probabilmente con una gestazione lunghissima, che ha permesso appunto una qualità impossibile da replicare.
Funziona così anche in tv, guarda le serie che debuttano dopo anni di scrittura: sono perfette.
Poi quando il meccanismo si standardizza, ci si assesta una una "mediocrità" di base (non vuole essere un termine negativo, eh).
Moz-
Gravo: è proprio questo.
EliminaLa società e i suoi problemi sono cambiati; certo i vecchi sono ancora attuali, ma Dyd li ha già ampiamente trattati.
Oggi, che è una società liquida, anche i temi sono tali e si rischia di vederseli sfuggire di mano...
Gas: esatto, Dyd o lo congeli e resta eternamente nella Londra di fine anni Ottanta (anche perché altrimenti dovrebbe invecchiare, no?) o ne giustifichi via via i cambiamenti.
A me piace sempre, devo dire.
Non ho mai amato, invece, la sua storia passata (fantasmi, Morgana, Xabaras ecc...)
Moz-
@Gas75
EliminaSono assolutamente d'accordo con te DYD è stato scritto ottimamente anche da altri grandi scrittori/fumettisti.
Tra gli autori poco menzionati vorrei ricordare Giuseppe Ferrandino autore dell'albo N. 27 "Ti ho visto morire" e uno degli albi considerato tra i capolavori assoluti N. 39 "Il signore del silenzio" .
Oltre il buon Claudio Chiaverotti io ho apprezzato molto anche Luigi Mignacco, Marcello Toninelli, Gianfranco Manfredi.
Io invece devo dire di aver apprezzato la storia di Xabaras mi piace che anche nel primo decennio c'era un minimo di continuità narrativa.
@Moz: "Memorie dall'invisibile" è tra gli albi meglio riusciti dell'intera produzione Bonelli. Una sceneggiatura incredibile, una trama che gioca con il lettore rendendo la storia... interattiva, poi Bree Daniels, i disegni di Casertano... In un vecchio sondaggio uscito attorno al n° 200, arrivò prima o seconda come storia (l'altra era "Johnny Freak").
EliminaNemmeno io mai impazzito per Xabaras, Morgana... trame che definisco implicite e disegni sempre o quasi affidati a Stano che non è tra i miei preferiti.
@Gravo: concordo su Ferrandino! "Ti ho visto morire" è stato tra i primi 4 o 5 Dylan Dog che ho letto, lo reputo geniale, oltre che con delle tavole di Roi bellissime (tutta la sequenza dell'ascensore, ma non solo!). Bello anche "Il signore del silenzio".
A parte Chiaverotti, degli altri ho letto poco o niente su Dylan Dog, dato che non compravo tutti gli albi, ma mi regolavo essenzialmente in base al disegnatore.
"Il problema è che se tu vai a dire "Io non ho più i soldi per mangiare, mentre quel tizio là ha solo dovuto vendere una delle sue due Rolls", ti rispondono che non puoi capire, che il problema è complesso. Beh, ecco la spiegazione dei misteri dell'economia: il problema NON E' complesso! E' semplicissimo! Lo capirebbe anche un idiota: basta prendere il denaro ai ricchi e distribuirlo ai poveri. Il problema vero è che nessuno chiede mai un parere a quell'idiota. Ed è così per tutto! Le bombe atomiche? Sono pericolose, buttatele via! L'aids? Tutti i soldi spesi per gli armamenti e le pubblicità delle merendine d'ora in poi vanno alla ricerca scientifica! E così via. Non esiste al mondo un problema tanto complesso che non possa essere risolto da un idiota! E che ti raccontano un sacco di balle, sempre! E tu ci credi! Sei talmente abituato alle balle che ti raccontano che non ti viene neanche più inmente di metterle in discussione, e finisci per convincerti anche tu che "il problema è complesso" e che tanto non ci puoi fare niente!..."
RispondiEliminaGroucho
Questo era Dylan Dog nei suoi momenti migliori...
Tagliando il 50% della spesa militare il SSN potrebbe risolvere molti dei problemi attuali.
MikiMoz non sono off-topic perché DYD faceva anche riflettere su queste cose.
Certo, non sei off-topic.
EliminaSono frasi che tutt'ora vengono espresse da una certa parte politica: al posto di armarci, spendiamo in scuola e ricerca; al posto di tasse uguali per tutti (visto che poi i tutti nemmeno le pagano) mettiamole eque e proporzionate.
Sono discorsi tipici di una sinistra progressista che oggi non esiste quasi più, relegata a bassissime percentuali perché schiacciata dal dualismo dei poli (identici) centrodestra e centrosinistra.
Ecco, se io fossi in Dyd, oggi mi scaglierei criticando proprio questo modo di pensare, salottiero o debole coi forti.
Moz-
Un fumetto che ha avuto momenti di indiscutibile gloria, ma non 40 anni di successi: anche se i numeri possono smentirmi, tra chi ancora lo acquista c'è chi lo fa per dovere di collezionismo, non perché brama di leggere l'albo successivo. Essere in attivo con le vendite è semmai un successo commerciale, non certo d'autore come si fregiava la serie nello slogan che hai citato: Sclavi ha abbandonato il suo fumetto dopo vari anni di finta supervisione, lasciando che finisse in mani indegne che, con le loro trame, hanno dimostrato di non conoscere abbastanza la serie per potersene approcciare! Parlo di trame con situazioni già viste, delle quali Dylan non ha memoria, quando invece in altri casi (magari dello stesso sceneggiatore) la battuta con tanto di asterisco non manca...
RispondiElimina40 anni di successi? Com'è che le varie ristampe arrivano ad arenarsi al massimo attorno al n° 250, quando va bene? Io parlerei, a essere magnanimi, di 20 anni di successi, con 40 anni di (ostinata) presenza in edicola.
Ovviamente il "40 anni di successi" è per dare un titolo, certo è che Dyd ha conosciuto un picco enorme negli anni '90, mantenendosi sulla cresta dall'onda fino ai primi anni 2000.
EliminaPoi? Non so, è ancora fortemente iconico (e la presenza come guest ne La fine del mondo, inserto de Il Manifesto lo dimostra), ma non è più l'icona generazionale dei tempi.
E allora mi chiedo: esiste oggi una cosa del genere? Può ancora esistere un personaggio che sa parlare ai nuovi ragazzi, gente che può ritrovarcisi?
Può ancora esistere un prodotto "alto" e nuovo nel panorama seriale italiano a fumetti?
Moz-
Dylan Dog è stato e resta un valido testimonial spendibile in campagne promozionali e di sensibilizzazione (già successo), è un'icona pop indiscutibile, sebbene reputi Martin Mystère più versatile e trasversale (può spaziare tra archeologia, storia, tecnologia, poliziesco senza risultare fuori posto). Ma contestualmente al supporto che tiene in vita Dylan Dog (l'albo mensile), le cose non sono così rosee da parecchio.
Elimina"La fine del mondo" che conosco io è un team-up di Dylan e Martin scritto da Sclavi & Castelli con i disegni di Freghieri, dove c'è la famosa riflessione sul calabrone che vola perché non sa che non potrebbe volare... Possibile che abbiano riciclato un titolo così alla leggera?
Vero, l'ultimo grande successo del fumetto seriale nostrano. Bonelli e altri hanno tentato nuovi personaggi seriali, ma nessuno ha avuto la durata e l'impatto di Dylan Dog.
RispondiEliminaIo ho smesso di leggerlo quindi non posso esprimere giudizi sui numeri recenti, però è vero che dopo tanti decenni ogni storia seriale sa di "deja vu", ma è qualcosa di fisiologico per qualunque personaggio di fiction.