°Voci Notturne
°di Pupi Avati, diretta da Fabrizio Laurenti
°5 episodi da 80'
°con M. Bonetti, L. Flaherty, C. Rosi, J. Robards III, M. Sellers, S. Rocca, S. Accorsi
Roma è una città bellissima, in cui il passato glorioso e il presente frenetico si fondono continuamente.
Esiste però una Roma esoterica, una città celata ai più. Prima che il Ponte Milvio diventasse scioccamente famoso per il rito dei lucchetti dell'amore, anticamente un altro ponte -ormai perso- era famoso per ben altri rituali.
È il Pons Sublicius, un ponte di legno eretto senza ausilio di chiodi, un luogo che era teatro di oscuri e mistici avvenimenti.
Una tesi di laurea a riguardo è il perno centrale del telefilm: uno dei due ricercatori viene trovato morto sul greto del Tevere, si tratta di Giacomo Fiorenza. Legato e spalmato di garum, un composto culinario dell'epoca dei cesari, e con nello stomaco alcuni semi dell'oramai estinto silfio (pianta che in passato era utilizzata per le più disparate esigenze, mediche e non) Giacomo è defunto, ucciso chissà da chi, chissà perché.
Il motivo è da ricercarsi all'interno del computer che condivideva col suo amico Stefano Baldi (Flaherty), che non può più accedere al lavoro sul Ponte perchè ignora la password di Giacomo. E Giacomo stesso, che dovrebbe essere morto, di notte si premura di telefonare ai suoi, con una voce asettica e sofferente. E' davvero lui? Da dove chiama?
L'indagine, portata avanti dal commissario Morlisi (Bonetti), aiutato da suo nipote e dalla sua ragazza, esperti di musicologia, sembra non arrivare mai a capo della faccenda, a cui si aggiungono dettagli e misteri sempre più ansiogeni, tra l'Italia e l'America, dove il detective Fedrigo (Robards III) si mette sulle tracce di una misteriosa donna frequentata da Giacomo, fino ad arrivare ad una setta pseudoreligiosa implicata forse con le telefonate misteriose che di notte spaventano casa Fiorenza.
Stefano stesso, inoltre, con l'appoggio di Silvia (Rosi), comincia una indagine parallela partendo da ciò che lui e il suo amico trovarono sugli antichi rituali dei pontifex, e sulla fosca figura di Norberto Sinisgalli, un misterioso individuo che girovagava nei salotti intellettuali italiani degli anni trenta e quaranta, figura esoterica legata probabilmente agli arcaici riti degli Argei.
Pupi Avati scrive questa ermetica e alchemica miniserie in 5 episodi, che avrebbe probabilmente continuato il suo corso con almeno una seconda stagione, se il pubblico di allora (era il 1995) non ne avesse decretato il sonoro flop. Per fortuna è una serie completa anche nelle sue poche puntate, con un finale inquietante e aperto (a più interpretazioni). La fotografia e la pellicola sono, viste oggi, un po' troppo vecchie, ma questo piccolo difetto non toglie niente al telefilm, che dietro ha un immenso studio e una scrittura superba. Chissà se oggi Voci Notturne avrebbe successo, viste le grandi serie mystery in auge e visto l'interesse verso le tante opere(tte) in salsa esoterica. Probabilmente, no. Perchè Voci Notturne è davvero troppo oltre, davvero troppo altro, davvero troppo profondo e davvero per pochi, e non per i fans dei misteri dell'ultima ora. Pertanto, è fortemente consigliato.
Voto: 9



