Visualizzazione post con etichetta mikigiudica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mikigiudica. Mostra tutti i post

> chiudi gli occhi e guarda



Avevo un debito d'onore con Zio Scriba, al secolo Nicola Pezzoli.
Eran due anni che gli promettevo di leggere il suo romanzo Quattro soli a motore.

Ma, davvero, ogni volta che capitavo in qualche libreria non riuscivo a trovarlo. E non sono tipo da leggere estratti, e-book, ordinare online e cagate varie.
Così, quando qualche sera fa in un bar-libreria mi son ritrovato davanti una sua opera, ho saldato il debito sorseggiando il mio chinotto.

E, voglio dire, stavo per acquistare un saggio su David Lynch. Per farvi capire quanto ci tenga a mantenere la parola data.
Non me ne sono pentito assolutamente.

> il ragazzo invisibile


Michele detto Michi è un tredicenne alle prese con i problemi dell'adolescenza: certezze che traballano, una cotta non ricambiata, compagni che talvolta non lo lasciano in pace, una media scolastica non brillante e nessuna passione travolgente.
No, non sono io il Michele in questione. Lo siamo tutti.

> mani in alto!


 #DISTRETTODIPOLIZIA

> Distretto di Polizia
> Italia, 2000-2012
> 282 episodi (divisi in 11 stagioni)
> con Simone Corrente, Giorgio Tirabassi, Ricky Memphis, Claudia Pandolfi, Giulia Bevilacqua, Giorgio Pasotti, Isabella Ferrari, Marco Marzocca, Gianni Ferreri, Daniela Morozzi, Roberto Nobile, Carlotta Natoli, Lucilla Agosti, Dino Abbrescia, Lorenzo Flaherty, Giulia Michelini, Massimo Dapporto, Andrea Renzi

Ve l'avevo detto, dei miei quattro telefilm preferiti in assoluto, all'appello delle recensioni mancava proprio Distretto di Polizia.
A un anno dalla sua conclusione definitiva (speriamo non così definitiva...) mi sono deciso a scrivere questo articolo.
Raccontare la trama di questo serial (ad oggi il più longevo della tv italiana) può essere complesso come facilissimo.
Tento la strada del facilissimo.

> Roma(nzo) criminale


> Romanzo Criminale - La Serie
> di Stefano Sollima
> Italia 2008-2010
> 12 episodi (st.1) + 10 episodi (st.2)
> con Francesco Montanari, Vinicio Marchioni, Alessandro Roja, Marco Bocci, Daniela Virgilio, Andrea Sartoretti, Riccardo De Filippis, Mauro Meconi, Alessandra Mastronardi, Jesus Emiliano Coltorti, Danilo Nigrelli, Edoardo Leo, Giovanna Di Rauso, Edoardo Pesce, Lorenzo Renzi, Greta Scarano, Massimo De Francovich


Qualitativamente parlando è, senza ombra di dubbio e senza paura di essere smentito, il miglior serial italiano mai realizzato finora.
Sapete quanto io ami Distretto di Polizia (che resta il mio telefilm italiano preferito), ma è un fatto oggettivo che Romanzo Criminale – La Serie sia superiore a qualsiasi altro prodotto televisivo nostrano.
Due stagioni per 22 episodi complessivi, mandati in onda da Sky a fine 2008 e a fine 2010, e costantemente replicati (anche in chiaro e sul digitale terrestre) ogni periodo dell’anno. 22 episodi cult, che narrano, romanzandole, le vicende della tristemente nota Banda della Magliana, un gruppo malavitoso attivo nella Capitale dalla seconda metà degli anni 70 e che ancora oggi riesce a far parlare di sé a causa dei segreti e degli strascichi mai risolti, su cui tutti spicca la figura di uno degli ultimi boss dell’epoca d’oro, sepolto in territorio Vaticano e legato a doppio filo, chissà come e perché, a poco chiari fatti di cronaca.

> questa è la realtà di una Grande Nazione


> Grande Nazione
> Litfiba
> Italia, 2012
> P. Pelù (voce e percussioni), F. Renzulli (chitarre), D. Bagni (basso), P. Fidanza (batteria), F. Sagona (tastiere) e con G. Venier (basso in pre-produzione)

Strano effetto. Tra passato e presente.
Un nuovo lavoro dei Litfiba, dei Litfiba nella forma Piero&Ghigo, dopo ben undici anni.

Lo attendevano in molti, lo attendeva il panorama musicale italiano, sempre più saturo di "talenti" e amici di, o di rockstar (non rocker) che concretamente poi alla musica non apportano nulla, o nulla di che.
I Litfiba tornano in pista, dopo la reunion, dopo i poderosi concerti in Europa e nella nostra Grande Nazione, dopo due brani inediti e con già altri due che hanno aperto le porte a questo nuovo album.
10 nuovi pezzi che scorrono nella quarantina di minuti duri o dolci, graffianti e (molto) diretti, ma sempre solari.

> 1983: neve un po' amara sulle Dolomiti


> Vacanze di Natale
> di Carlo Vanzina
> Ita, 1983, 90’
> con Gerry Calà, Christian De Sica, Claudio Amendola, Stefania Sandrelli, Karina Huff, Guido Nicheli, Mario Brega, Riccardo Garrone, Marilù Tolo, Antonella Interlenghi, Marco Urbinati

L’apripista (da sci). Il film da cui nasce ufficialmente il fenomeno dei famigerati “cinepanettoni”.
Il film che deriva dagli spiaggiarelli al sapore di mare, con ragazzi, limonate e limonate nell’altro senso.
Il film che, dopo quasi trent’anni, è diventato un piccolo cult della commedia italiana leggera.
Questo è Vacanze di Natale.

E’ questo ed altro. Innanzitutto un film che non annoia mai. Poi, è un film che nonostante sia il capostipite del viziaccio natalizio arrivato a chissà quale episodio dopo trasferte improbabili in giro per il mondo, risulta gradevole e mai troppo sboccato. Né scollacciato.
Erano gli anni ottanta. Ci si sapeva divertire anche con poco, nonostante la trasgressione fluo.

°L'estate della *ostra giovinezza


°Stand By Me - ricordo di un'estate
°tratto dal racconto "Il Corpo" di Stephen King
°di Rob Reiner
°Usa, 1986, 89'
°con Wil Weathon, River Phoenix, Corey Feldman, Jerry O'Connell, Kiefer Sutherland, Jonh Cusack


Stephen King l'ha definito uno dei migliori adattamenti su pellicola di una sua opera scritta. E sapendo che persino il sommo Kubrick ci ha messo le mani, su un romanzo di King, non si potrebbe che giudicare già aprioristicamente questo Stand By Me - ricordo di un'estate come un gran bel film.
Lo farei anche io, se non l'avessi mai visto.
E invece, Stand By Me l'ho visto molte volte, moltissime. E' uno dei film che rivedo sempre, e sempre volentieri. Non perchè ci sono cose che non si capiscono alla prima visione, non perchè è un'opera estremamente complessa. No. Si rivede perchè anzi è un'opera semplicissima, genuina, piacevole.

Siamo nel 1959, è estate.  Quattro dodicenni, abitanti di Castle Rock in Oregon, ingannando i loro genitori, che sono sempre, per un motivo o per un altro, un po' altrove, partono per una improvvisata gita di due giorni  alla volta di un luogo vicino al binario, teatro di una tragedia.
Sono alla ricerca del cadavere di un loro coetaneo, scomparso da qualche giorno e, pare, investito dal treno in corsa.
I quattro amici si armano di sacchi a pelo, spiccioli, e un pettine, e cominciano la loro avventura, che sarà divertente e riflessiva allo stesso tempo.
Protagonisti sono Gordie Lachance (Weathon), trascurato dai suoi specie dopo la morte di suo fratello Denny (Cusack), fratello a cui era molto legato ma che ora è un ingombrante metro di paragone con cui fare eternamente i conti; Chris Chambers (Phoenix), ragazzo problematico nato in una famiglia disagiata che gode (sia lui, sia la famiglia) di una cattiva reputazione; Teddy Duchamp (Feldman), svitato e arrabbiato col mondo, con l'orecchio ustionato dal padre; infine Vern Tessio (O'Connell), goffo e sbadato, preso spesso bonariamente in giro dagli altri per il suo essere estremamente pauroso.
Un'altra banda di ragazzi, più grandi, è sulle tracce del corpo senza vita del ragazzo scaraventato via dal treno: capitanata da Ace Merrill (Sutherland), raccoglie tutti gli sbandati della zona, spacconi ma caproni, e ovviamente andrà ad incrociare il gruppo di Gordie e compagni, fino al confronto finale.

La storia, che racconta momenti brillanti intersecandoli sempre con attimi più introspettivi, è un percorso di crescita individuale e generale. Un percorso che potrebbe avere la forma dei binari di ferro, usati come iniziale guida per l'orientamento; percorso da cui spesso si devia in favore di boschi o scorciatoie; percorso, infine, che seppur guida adulta e sicura, può divenire pericoloso (così come i protagonisti vengono feriti e delusi dagli adulti), specie se un treno sbuffante ti insegue su un ponte molto alto. E puoi solo correre per salvarti.
King scrive di sè e di esperienze da lui vissute, personalmente o marginalmente. Ed è per questo che l'opera di Reiner, che dirige con poesia e tranquillità, risulta sentita, reale e credibile.
Perchè in fondo non è che la summa di un rito di passaggio (andata, presa di coscienza, ritorno) e di eventi e momenti (piccoli, quotidiani e "banali", e senza che vi si nasconda nessun IT dietro) che tutti bene o male abbiamo passato a quell'età, e che forse non riusciamo più -ahimè- a vivere.

E la forza di Stand By Me, che si mantiene sempre piccolo, quotidiano e "banale", sta in questo. Nel suo lirismo, nel suo momentum, nella fotografia che fa dei due giorni (con un pre e un post solo didascalici) dei quattro amici. E' così semplice che sembra poter respirare le ondate di dolciastro calore estivo, o l'umida ombrosità dei boschi, che i ragazzi respirano. Disteso, popolare ma eterno, impreziosito da una colonna sonora d'antan (Buddy Holly, Chordettes, Del Vikings, the Coasters, tra gli altri), il film ci riporta tutti (senza badare all'anno di nascita) a un tempo sospeso, che c'è stato e non c'è più, e quando c'è stato già non c'era. Perchè non parliamo degli anni '50, o '80: parliamo degli anni in cui avevamo quegli anni, vivevamo quelle avventure, e avevamo quegli amici.
Perchè siamo tutti, in fondo, eterni dodicenni. E siamo anche troppo stupidi per (non) accorgercene.

Voto: 9 +

°Sopra e sotto il Ponte Sublicio



°Voci Notturne
°di Pupi Avati, diretta da Fabrizio Laurenti
°5 episodi da 80'
°con M. Bonetti, L. Flaherty, C. Rosi, J. Robards III, M. Sellers, S. Rocca, S. Accorsi


Roma è una città bellissima, in cui il passato glorioso e il presente frenetico si fondono continuamente.
Esiste però una Roma esoterica, una città celata ai più. Prima che il Ponte Milvio diventasse scioccamente famoso per il rito dei lucchetti dell'amore, anticamente un altro ponte -ormai perso- era famoso per ben altri rituali.
È il Pons Sublicius, un ponte di legno eretto senza ausilio di chiodi, un luogo che era teatro di oscuri e mistici avvenimenti.
Una tesi di laurea a riguardo è il perno centrale del telefilm: uno dei due ricercatori viene trovato morto sul greto del Tevere, si tratta di Giacomo Fiorenza. Legato e spalmato di garum, un composto culinario dell'epoca dei cesari, e con nello stomaco alcuni semi dell'oramai estinto silfio (pianta che in passato era utilizzata per le più disparate esigenze, mediche e non) Giacomo è defunto, ucciso chissà da chi, chissà perché.

Il motivo è da ricercarsi all'interno del computer che condivideva col suo amico Stefano Baldi (Flaherty), che non può più accedere al lavoro sul Ponte perchè ignora la password di Giacomo. E Giacomo stesso, che dovrebbe essere morto, di notte si premura di telefonare ai suoi, con una voce asettica e sofferente. E' davvero lui? Da dove chiama?
L'indagine, portata avanti dal commissario Morlisi (Bonetti), aiutato da suo nipote e dalla sua ragazza, esperti di musicologia, sembra non arrivare mai a capo della faccenda, a cui si aggiungono dettagli e misteri sempre più ansiogeni, tra l'Italia e l'America, dove il detective Fedrigo (Robards III) si mette sulle tracce di una misteriosa donna frequentata da Giacomo, fino ad arrivare ad una setta pseudoreligiosa implicata forse con le telefonate misteriose che di notte spaventano casa Fiorenza.
Stefano stesso, inoltre, con l'appoggio di Silvia (Rosi), comincia una indagine parallela partendo da ciò che lui e il suo amico trovarono sugli antichi rituali dei pontifex, e sulla fosca figura di Norberto Sinisgalli, un misterioso individuo che girovagava nei salotti intellettuali italiani degli anni trenta e quaranta, figura esoterica legata probabilmente agli arcaici riti degli Argei.


Pupi Avati scrive questa ermetica e alchemica miniserie in 5 episodi, che avrebbe probabilmente continuato il suo corso con almeno una seconda stagione, se il pubblico di allora (era il 1995) non ne avesse decretato il sonoro flop. Per fortuna è una serie completa anche nelle sue poche puntate, con un finale inquietante e aperto (a più interpretazioni). La fotografia e la pellicola sono, viste oggi, un po' troppo vecchie, ma questo piccolo difetto non toglie niente al telefilm, che dietro ha un immenso studio e una scrittura superba. Chissà se oggi Voci Notturne avrebbe successo, viste le grandi serie mystery in auge e visto l'interesse verso le tante opere(tte) in salsa esoterica. Probabilmente, no. Perchè Voci Notturne è davvero troppo oltre, davvero troppo altro, davvero troppo profondo e davvero per pochi, e non per i fans dei misteri dell'ultima ora. Pertanto, è fortemente consigliato.

Voto: 9

°Fottutamente Ebrei


° Bastardi Senza Gloria (Inglorious Basterds)
° di Quentin Tarantino
° 153 minuti
° con Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Diane Kruger, Mélanie Laurent
*
"Questo è il mio capolavoro". Lo dice Quentin, o meglio, Quentin lo fa dire ad un suo personaggio e quindi lo dice lui indirettamente.
Se sia IL suo capolavoro, non lo so. Io amo e amerò per sempre Pulp Fiction, e non ci sono cazzi per nessun altro.
Ma se è UN capolavoro, questo sì, posso dirlo: è vero. E' il suo quinto/sesto film e un quarto, ed è il suo quinto/sesto capolavoro e un quarto.
Inglorious Basterds è un film che dimostra felicemente come Mr. QT abbia ancora tanto da dire, e che soprattutto non gioca al sicuro riciclando formule di successo (qualsiasi altro dei precedenti film) ma si spinge sempre verso nuovi orizzonti (di gloria, o senza gloria...).
IB comincia con una sequenza che è, senza se e senza ma, da premio Oscar.
E' un film che predilige i dialoghi all'azione, ma tramite i dialoghi (spogliati qui del proto-pop contemporaneo, per ovvi motivi storiografici: siamo negli anni 40!) costruisce la tensione che poi esplode -letteralmente- in fuochi d'azione.
*
Il Colonnello Hans Landa (Waltz), da solo, vale il prezzo del biglietto: ogni suo intervento nella pellicola è geniale ed irritante, lui sa sempre tutto -o intuisce sempre la verità- e questo non sai dove ti porterà. Possiamo vederlo implacabile come cacciatore di ebrei, o gustare uno strudel con panna montata, o ancora giocare a fare il nazi-principe azzurro per trovare la sua Cenerentola.
Il Tenente Aldo Raine (Pitt) è l'esatto contrario, scanzonato, american (fuckin') way... e implacabile anch'egli.
La sua mania (ossessione?) per gli scalpi, di pellerossiana derivazione, lo rendono simpatico e folle allo stesso tempo. Nel suo gruppo, i "Bastardi", spicca poi Donnie Donovitz (Roth), un padreterno che, in assenza di palline da battere con la sua mazza da baseball, si diverte a usare la stessa sui malcapitati nazisti.
E infine le donne, vere chiavi del racconto, ossia Bridget Von Hammersmark (Kruger), la Mata Hari della situazione, e la bellissima Shosanna (Laurent), padrona di un cinema che sarà teatro (!) di una vendetta annunciata.
*
Un Tarantino meno cazzaro del solito, ma che non si risparmia in esagerazioni, che mischia mille generi e musiche e crea un tessuto raffinato lì dove tutti gli altri avrebbero fatto un ricamo orrendo. Un Tarantino maturo e in piena forma, che deve rinunciare alle citazioni moderne ma compensa con una enorme metafora sul cinema, la sua arte e in primis la sua passione. Non è un caso che si parli di cinema sia come locus fisico che come concetto artistico (per quanto possa definirsi "artistico" il film Orgoglio della Nazione...), che si parli di pellicole infiammabili, che un'attrice sia una svolta fondamentale o, nel gioco dell'indovina chi? che alcuni protagonisti eseguono a metà film, si parli di un classico come King Kong piuttosto che di qualsiasi altro nome appiccicato in fronte agli altri giocatori.
*
E' il film degli accordi che, bastardamente, saltano. E' il film delle scorrettezze bastarde, che si permette anche di reiscrivere la Storia ma solo perchè sa giocare, bastardamente, con la Storia, trattando in maniera candidamente pulp ma sempre con garbo adeguato anche le cose peggiori, che purtroppo sappiamo non essere fantasia. E', infine, il forno crematorio di una vendetta che appare liberatoria, pur con il doveroso obolo da pagare. Una vendetta ebrea, in una serata tedesca a Parigi con degli americani che si fingono italiani. Cosa si può volere di più di una Operazione Valkiria by Quentin Tarantino?
*
Voto: 9

Cinema Bis-trattato

Recensione Nocturno Cinema, rivista fondata da Manlio Gomarasca e Davide Pulici
Mensile italiano
prezzo: 6,90 €
*
*
Cos'è Nocturno.
E' una rivista di cinema, diversa da tutte le altre riviste di cinema.
Non è la classica rivista di cinema mainstream, non è il Cioè del cinema, non è nemmeno di quelle pubblicazioni da biblioteca con trattati (sul cinema) che ci vogliono tre lauree per comprenderli.
E' una rivista che ha il pregio di essere diretta, seria e anche un po' cazzara, comunque bella ed onesta, ed è questo ciò che conta.
*
Leggerla è come stare al bar con gli amici, a discutere di cinema (ovviamente). In un bar che sa essere sia quello chic della dolce vita, sia quello manzegno tressette&chinotto degli anni di piombo.
Insomma, Nocturno è così.
Ed è un grande pregio.
*
La rivista, per la modica cifra di sei euri e novanta, vi offre una cinquantina di pagine che, mese dopo mese, tentano di esplorare il più possibile cosa ha da offrire il mondo dei film.
Diviso in sezioni, ultimamente sempre più ordinate e nette, il viaggio spazia dai resoconti dei festival agli ultimi film in sala, dalle novità asiatiche ai cinecomix, dalla fantascienza all'horror, fino alle rubriche hot, tv, e dvd.
E non solo: simpatiche introduzioni sono affidate a grandi maestri (come Bava e Deodato), Trentalance ci parla di tette e culi, si esplorano pagine misteriose di un certo cinema italiano.
Sì, perchè il punto di partenza, nella notte dei tempi (quindici anni fa) era proprio quello di scandagliare il cinema bis italiano (ma non solo). Azione che dura tuttora, essendo lo spirito di Nocturno.
*
Quindi, nonostante troverete ANCHE i blockbusters, Nocturno vi parla di pellicole strane, dimenticate, riscoperte, cult. O del tutto introvabili, segrete, nascoste.
E qui viene il bello, perchè ci si addentra in quel campo di intimo gusto che ti spinge a (volerne) sapere sempre di più.
*
Così entra spesso in gioco il bonus mensile, il Nocturno Dossier. Un allegato alla rivista, un vero book a tema che tratta, volta per volta, un argomento specifico, esaminandolo quanto più possibile.
Una settantina di fogli con nomi di film e registi più o meno noti, articoli mirati e recensioni di opere che vorrete recuperare.
Guide dettagliate al cinema in acido, al cinema della follia, alle pellicole surrealiste, a quelle sui vampiri, sulle mazzate cinesi, ai film gotici, fantasy, poliziotteschi, cannibalici, alle opere italiane perdute.
E ancora: monografie su registi (Joe D'Amato, Di Leo...) o attori (Milian, Bruce Lee...), o personaggi (Jason).
*
Insomma, si esplora il cinema in tutte le sue forme, stuzzicando i lati più nocturni delle stesse. Non potrete che interessarvi, se vi piace questo mondo.
*
Qualche difetto? Ok: in certi pezzi il linguaggio lo si può trovare difficile o tecnico, nulla di male, se non cozzasse con qualche refuso di troppo.
Ma ciò non compromette affatto l'onestà della rivista.
*
Accattatevill'!