[SPECIALE] Giappomania: le 3 invasioni anime/manga in Italia

 


La storia italiana di anime e manga è un argomento che suscita in me un interesse molto particolare, da sempre. Perché è la storia di tutti noi appassionati, ma anche quella di un pubblico più vasto; è la storia sociale di un Paese che evolve e cambia gradualmente idee e posizioni: ciò è vero per qualunque argomento, peraltro.
Ma l'intrattenimento giapponese è una nicchia che ha un proprio enorme fascino, e che ingloba tante altre realtà, piccole e grandi.
Da tempo, qui sul blog, racconto di ciò; ma da quando lavoro nell'editoria, son passato a farlo ancora più nello specifico su carta, trovando nuovi spazi per la mia ricerca.
Una ricerca che mi ha spinto a formulare, inoltre, una personale visione delle tre invasioni anime/manga in Italia...

Se andate su Wikipedia, infatti, le "invasioni" sono riportate in un modo che non sposo appieno (vedi QUI); da tempo propongo un'altra "suddivisione dei tempi", che spesso ho analizzato nello specifico.
Nel numero 32 di Anime Cult (maggio 2026) trovate ad esempio un mio articolo che si lega alla "seconda invasione", probabilmente quella più lunga e importante.
Qui ho raccontato di come, dagli anni '90 ad oggi, abbiamo "sdoganato" la cultura pop giapponese non attraverso anime e manga, ma grazie a prodotti corollari (libri, giochi, videogiochi, musica, cinema...).
Tutti gli step del mondo otaku che hanno portato il Giappone a essere prima una moda e poi la normalità, nel nostro Paese e non solo.




Perché il Giappone non è certo mai stata una terra "facile", di comprensione immediata.
Molto era dovuto alla propaganda bellica, tanto altro alle dicerie.
Tutta una serie di voci che hanno finito per ripercuotersi sull'intrattenimento proveniente dal Sol Levante, per lungo tempo stigmatizzato da intellettuali e opinionisti.
E infatti, occorre andare per gradi: come vi dicevo, la mia suddivisione delle "invasioni" non corrisponde sempre a quella che trovate in giro. Ho una mia personale tesi che ormai da qualche anno espongo ai miei lettori, qui e su carta.
Il primo approccio italico con anime e manga io lo definisco "pre-invasione": ne ho parlato nel dettaglio su Anime Cult 23 (novembre 2024).






LE PRIME VOLTE
È del 1960 il primo "contatto" del pubblico italiano con un prodotto animato giapponese; due anni dopo, vediamo i primi manga.
La pre-invasione, così la definisco io, è però qualcosa di molto particolare: culturale da un lato (si tratta di lungometraggi proiettati nell'ambito di mostre internazionali del Cinema, o di fumetti pubblicati per scopo saggistico, vedi QUI), molto "ignorante" dall'altro: ossia non vi è per la platea italiana il concetto preciso di animazione o fumetto giapponesi, tanto più che molti film arrivano riadattati oppure epurati dei nomi orientali, e spacciati per qualcosa di americano... pur di essere venduti meglio (non deve stupire: il Giappone era ancora una terra molto lontana e complessa, dalle usanze e dalle nomenclature troppo diverse e ostiche; lo stesso tipo di localizzazioni saranno portate avanti fino ai primi anni 2000, dopotutto, per gli stessi motivi).





LA PRIMA INVASIONE
A rendersi conto di una "giapponesitudine" reale e concreta è invece il pubblico di quella che io chiamo la prima invasione, ossia l'impatto dell'arrivo di Heidi e Goldrake sulle nostre televisioni; siamo nel 1978, ed è da questo momento che in Italia si parla senza mezzi termini di prodotti nipponici. Non se ne nasconde la provenienza, anzi questa viene esaltata (anche per fini giornalistici), per essere spesso osteggiata, respinta, criticata.
Tutti sanno, ora, che Heidi e Goldrake (ma anche Remì, Harlock, Lupin e gli altri dal 1979 in poi) sono... cartoni animati giapponesi.


Ovviamente, non bisogna mai ragionare a "compartimenti stagni", anche nel 1976 e 1977, per dire, vi erano stati degli anime sulle nostre tv. Ma è chiaro che possiamo circoscrivere dei "blocchi" precisi, tracciare dei solchi che possano fare da "prima" e "dopo", e quindi definire le varie invasioni.
E la prima è quella di Heidi e Goldrake, appunto, capace di definire una generazione intera.
Ma come tutti i fenomeni, anche questa è destinata ad affievolirsi...





LA PARABOLA DELLA PRIMA INVASIONE
A partire dal 1980 si moltiplicano gli anime sulle nostre televisioni: è un'ondata clamorosa, dovuta anche e soprattutto al fatto che le produzioni giapponesi costano infinitamente meno rispetto ai più blasonati titoli americani. Ma piacciono e intrattengono, e così ogni rete (anche quelle private) ne fa incetta, prendendole letteralmente a blocchi.


Ma da Goldrake in poi arrivano anche le polemiche: violenti e fatti al computer. Ecco com'erano percepiti gli anime.
E ciò porta dapprima a una sostanziale riduzione di questi prodotti sui canali Rai (che si riserverà solo i classici, tipo Anna dai capelli rossi), poi anche alla nascita del "modello Alessandra Valeri Manera" di Fininvest, che abbandona del tutto storie potenzialmente a rischio (di segnalazione) e si propone sempre più con titoli neutri, quotidiani, magici, sportivi... se non addirittura "rosa", canonizzando una pratica censoria che affonda le sue radici nelle scelte viste già dagli anni Sessanta, e che diventa sempre più stringente: man mano, ogni riferimento al Giappone è eliminato, i nomi cambiati, e tutte le scene ritenute poco adatte sono tagliate via.


In questa fase i manga... non sanno di essere tali: ricolorati, ribaltati, modificati e censurati anch'essi, appaiono sulle riviste per ragazze e ragazzi ma non vi è un approccio critico a riguardo, se non in determinate nicchie e ambienti culturali che si dedicano alla divulgazione tramite fanzine o su sparuti numeri di magazine specializzati in fumetto.
Una cosa però lontana e sconosciuta al grande pubblico delle edicole e della televisione.
Arriviamo così all'alba degli anni Novanta.





LA SECONDA INVASIONE
L'ho trattata con dovizia di particolari su Anime Cult 30 (gennaio 2026), perché è quella più lunga; sicuramente importante sotto diversi profili.
Ha in sé diverse fasi, la cui ultima poi va a fondersi con la recente "terza invasione", ma nasce - almeno secondo la mia tesi - nel 1990, quando in edicola arrivano i primi manga... che sanno di essere manga, ossia pubblicati in quanto fumetti giapponesi.


Si inizia da Akira e si passa al magazine Zero coi suoi titoli noti (Ken il guerriero) e non (Baoh, Xenon).
La seconda invasione è fondamentale perché è il momento in cui, nel tempo, anime e manga (in quanto tali) si presentano al pubblico generalista, vengono ancora osteggiati, poi diventano moda; i cartoni sono censurati, ma poi le censure spariscono; il Giappone si "avvicina" sempre più all'Italia (e non solo), la cultura otaku viene sdoganata, naturalizzata.
Un processo lunghissimo, che vede appunto diversi momenti.





LA PARABOLA DELLA SECONDA INVASIONE
Con Dragon Ball in edicola e Sailor Moon in tv si apre quella che è la fase della "moda": siamo nel 1995 ma bisogna attendere ancora un paio di anni per vedere ormai il Giappone iniziare a essere sulla bocca di tutti (anche in modi inappropriati, o imbarazzanti...). Tra il 1998 e il 2002 l'intrattenimento giapponese è al suo picco massimo (im)pensabile; nei programmi televisivi si parla di fumetti e cartoni giapponesi, Miyazaki è la nuova star, si moltiplicano i manga in edicola e libreria.
Questo fino a circa il 2007, quando poi inizia una lenta ma fisiologica flessione, che dal 2010 vede gradualmente sparire gli anime dagli slot televisivi principali per entrare poco a poco in una nuova fase.
Quella dell'attuale società "liquida".







LA TERZA INVASIONE (IN CORSO)
Dopo la coda della seconda invasione, che porta gli storici fumetti giapponesi rimasti inediti per anni, e tutti quelli ultramoderni ma spesso lontani anni luce dalla tradizione del passato, si apre in Italia il terzo impatto.
Complice forse la pandemia, esplode il fenomeno manga. Le librerie di varia si riempiono di storie a fumetti, che per qualche anno risultano peraltro tra i libri più venduti; le piattaforme streaming acquisiscono i diritti di trasmissione dei titoli vecchi e nuovi, aprendo anche sub-canali appositi; tornano le riviste di settore, la nostalgia si fonde con l'attualità (creando anche particolari cortocircuiti) e la cultura otaku entra nel nerdismo ormai senza barriere.






La bolla non può ovviamente tenere a lungo e infatti oggi si registrano già le prime, naturali, flessioni.
Ma è un mondo sempre più veloce, che fagocita tutto in un lampo; l'assenza di anime dalle tv generaliste e la chiusura delle edicole fa purtroppo perdere i pilastri di un mondo avvolgente capace di sorreggere un intero sistema.
Anche dal Giappone, e lo dicono spesso gli stessi giapponesi, non c'è più inventiva; mancano veri e propri nuovi titoli di rottura, forti, capaci di farsi portavoce di una nuova (o anche vecchia) generazione.
Mancano nuovi registi visionari, forse la voglia e la possibilità di sperimentare sul serio.
Ma intanto, la strada è tracciata.
Tra ritorni, remake e novità, si va avanti.

E voi, quale delle tre invasioni (+ pre-invasione) preferite?
Quale avete vissuto? In quale vi siete ritrovati?

4 commenti:

  1. Verissimo tutto. Le ho vissute tutte e tre, va detto che io amo i manga e gli anime anche quando non sono di moda. In ogni caso, ho iniziato a vederli come un punto fermo dagli anni Novanta, quando ormai ero grande e capivo che non era certo una cosa passeggera.

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    1. Sì, anche io - che li ho amati per la loro estetica sin dagli anni Ottanta - li ho considerati davvero in quanto precise opere (anche geograficamente) dagli anni Novanta, direi dalla metà del decennio.

      Moz-

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  2. Ottima analisi! Anche se l'invasione dei manga negli anni '90 ha inizialmente interessato solo una piccola parte della popolazione (mentre la prima arrivava davvero a tutti, tramite la tv: anche chi non era interessato conosceva Goldrake e Candy Candy, così come adesso chiunque abbia una piattaforma streaming si rende conto della popolarità degli anime e contemporaneamente i manga fanno bella mostra di sé in libreria e persino nei supermercati). D'altronde effettivamente dopo la metà degli anni '9' Dragon Ball come manga e Sailor Moon come serie in tv in pochi anni hanno trainato il settore, formando una nuova generazione e confermando quella precedente

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    1. Esatto: come manga iniziali erano comunque per pochi, nel senso che il mercato si apriva timidamente, e certamente un numero di Zero by Granata Press faceva dieci volte meno del giornalino di Candy by Fabbri... 😃
      Però da qualche parte si doveva iniziare, aprire alla questione (che subito divenne moda, con altri editori a cercare nei manga!) però sì, la seconda fase della seconda invasione (dal 1995) è stata il top del top!🥰💥
      Grazie mille!

      Moz-

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