Una new wave, a fine anni Novanta, è quella che ha attraversato cinema e televisione; una nuova ondata che spesso ha avuto un comune denominatore: Kevin Williamson.
Anche quando le produzioni non sono legate a questo nome, presentano però una comune estetica - riconoscibilissima - che ha segnato un'intera generazione... traghettandoci verso il 2000.
La prematura scomparsa di Jason Van Der Beek, amato interprete di Dawson Leery nell'acclamato serial Dawson's Creek, ha scosso tantissime persone.
Anche Italia 1 non ha giustamente voluto ignorare il luttuoso evento, celebrando l'attore (che è stato uno dei volti-simbolo della rete) con la ritrasmissione dei primi due episodi della serie.
Le avventure di Dawson, Joey, Pacey e Jen (e poi anche Andie e Jack) hanno saputo parlare proprio a una generazione specifica, non solo d'età ma anche culturale e cinetelevisiva.
Lo sceneggiattore Kevin Williamson che in Dawson's Creek è anche produttore, ha voluto parlare proprio di sé e del suo mondo, ma rivolgendosi ai ragazzi dell'epoca (fine anni Novanta) con un linguaggio nuovo e alternativo (specie rispetto ai precedenti teen drama).
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| il cast principale di Dawson's Creek |
Ma chi è Kevin Williamson? Autore, regista e produttore, dopo qualche piccolo ruolo da attore è diventato perlopiù sceneggiatore, ed è colui che ha creato storia, storie e personaggi della saga di Scream, capolavoro slasher diretto da Wes Craven (QUI per una retrospettiva completa).
E cos'è Scream se non un Dawson's Creek del cinema horror?
Ha la stessa estetica, gli stessi micromondi riconoscibilissimi, lo stesso genere di personaggi adolescenti affiancati da adulti pronti a vivere una nuova giovinezza (come la giornalista, lo sceriffo...).
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| il primo capitolo di Scream |
L'anno dopo del primo Scream, e quindi siamo nel 1997, ecco che Williamson rilancia con So cosa hai fatto, che è vero è tratto da un romanzo degli anni '70, ma il film è ambientato nel presente (di allora, ça va sans dire).
E il film ha tra i protagonisti Sarah Michelle Gellar, che non solo figura anche nel coevo Scream 2, ma anche in tutta una serie di pellicole come Cruel Intentions e Kiss Me (su cui torneremo).
Ma soprattutto, nel telefilm Buffy l'ammazzavampiri.
E anche Buffy, di Josh Whedon (derivato dall'omonimo film del medesimo autore, uscito nel 1992), ha rappresentato perfettamente l'estetica di fine millennio, tra pop, rock e grunge (non solo parlando musicalmente). Una delle attrici del telefilm (Alyson Hannigan) figurerà poi nella deriva di fine millennio delle commedie alla Porky's aggiornate ai nuovi gusti: American Pie.
La deriva adolescema dell'estetica ci accompagna negli anni 2000, dove l'ironia colpisce e arriva a parodiare lo stesso Scream, con la saga Scary Movie (dove, guarda caso, nel secondo capitolo si cita proprio Dawson's Creek e il suo successo, con un cameo di James Ven Der Beek che "sbaglia set" ritrovandosi in una cameretta che non è quella del suo alter ego televisivo).
Ma cosa ci lasciano tutti questi titoli?
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| 1999: qui c'è anche Joshua Jackson, ossia Pacey di Dawson's Creek |
Prendiamo ancora Dawson's Creek per fare un esempio: la presenza di personaggi afroamericani è ridotta all'osso, e quando sono presenti, lo sono in quanto personaggi "speciali", ossia inseriti in un contesto o con uno scopo narrativo specifico (tipo il compagno della sorella di Joey), che è quello di sottolineare la loro "diversità" (e lo stesso possiamo dire dei personaggi omosessuali).
Diversità rispetto al resto, in un mondo "bianco" ed etero (seppur tale solo etereamente), che ci sembrava possibile chissà come mai.
Forse perché parlava più dei "colori" che vedevamo nella nostra Europa, nella nostra Italia, contribuendo a percepire come vicine queste storie.
E sorge anche il dubbio che non fosse fatto apposta, visto che nel Vecchio Continente era effettivamente difficile vedere un nero nella quotidianità (se non in situazioni specifiche e praticamente mai fortunate, o peggio, mai lusinghiere).
Il nuovo thriller/horror guarda ora ovviamente a Scream, che ha svecchiato un genere: ecco che Joshua Jackson nel 1998 prende parte a Urban Legend (che scomoda anche il wescraveniano Robert Englund ossia Freddy Krueger di Nightmare), mentre l'anno seguente sarà in Cruel Intentions; Kerr Smith (Jack in Dawson's Creek) appare invece in Final Destination, pellicola del 2000.
Ma è un anno prima, nel '99, che l'orrore trova nuova forma e un nuovo linguaggio, con The Blair Witch Project. Un film che fa parlare tanto di sé, che affascina e talvolta delude, ma che sicuramente cattura il momento.
Un momento che, tra teen drama, commedie, serial killer e misteri, non tornerà mai più.
O forse sì. I don't want to wait.







Capisco bene quello che hai scritto: praticamente ho visto quasi tutto quello che citi (incredibilmente, quello che ho non seguito di tutte le opere che hai citato è stato Dawson's Creek). Tutte visioni che, nel bene e nel male, hanno accompagnato una generazione.
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