Non è la prima volta che Diabolik ha a che fare con delle corse automobilistiche, ma per la prima volta si ritrova a gareggiare in una sfida molto particolare irta di pericoli... e il tutto, manco a dirlo, è per mettere le mani sull'ennesimo bottino!
Il circuito della paura è una gran bella storia ricca di azione.
Una collezione di gioielli è ciò che lui e la sua complice hanno come nuovo obiettivo, ma a causa di un testamento le cose si complicano, portando tutti in un circuito di corse automobilistiche ad altro rischio.
Diabolik è un pilota provetto, e questo lo sappiamo, ma come se la caverà con i rischi di un pericoloso complotto?
Il circuito della paura è una gran bella storia ricca di azione.
Alla base di tutto c'è uno dei più classici canovacci diaboliki: un'eredità, lo zio facoltoso, i nipoti bramosi.
Storie che riservano sempre mille sorprese, in una Clerville ad alta densità di riccastri pronti a lasciare i propri averi (che interessano Diabolik ed Eva, ovviamente) al fortunato di turno.
O sfortunato, se gli altri sono avidi.
E così, tra arrampicate e corse in auto, facciamo la conoscenza di Amelia, giovane sportiva dai nervi saldi e dal sangue freddo, che incrocia senza volerlo (e senza nemmeno poterlo immaginare!) la sua strada con quella di Diabolik.
Una collezione di gioielli è ciò che lui e la sua complice hanno come nuovo obiettivo, ma a causa di un testamento le cose si complicano, portando tutti in un circuito di corse automobilistiche ad altro rischio.
Diabolik è un pilota provetto, e questo lo sappiamo, ma come se la caverà con i rischi di un pericoloso complotto?
Pericoli a bordo pista, pericoli sulle altre vetture, una gara al fulmicotone che non mancherà di appassionare ogni cultore delle auto (e vedere la nostra Jaguar modificata per l'occasione è un simpatico omaggio per amateur).
Il circuito della paura concentra tutto sulla gara e sull'azione, sacrificando per una volta colpo e fuga, indagini e inseguimenti: lo spazio è tutto per la costruzione della messa in scena e quindi della corsa in auto; e va bene così, anche perché l'ultima (sbrigativa?) tavola può aprire porte per il futuro, visto che le storie dei coprotagonisti restano volutamente in sospeso (e no, non è nemmeno necessario che siano riprese).
La storia (di Mario Gomboli e Tito Faraci, sceneggiata da quest'ultimo) si fa leggere con entusiasmo e sicuramente - dato l'argomento abbastanza particolare - resterà tra quelle più ricordate.
I disegni di Elia Bonetti sono ricchissimi di dettagli e belle inquadrature, e ci regalano un Diabolik classico e una Eva bellissima. Evocativa anche la copertina di Matteo Buffagni, con la Jaguar color vinaccia.
Da leggere!






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