Mi sono sempre chiesto: come nasce una passione?
Cosa determina l'inizio di una dedizione verso qualcosa?
Cosa ci fa scattare quella scintilla che innesca il fuoco che poi arderà fortissimo?
Di hobby e interessi ne abbiamo tanti, ma da qualche parte (e in qualche modo) li avremo pur "incontrati". Basket o calcio, un genere cinematografico piuttosto che un altro, un regista e la sua produzione... compiamo inconsciamente delle scelte particolari.
Io credo sia una questione di estetica, unita al nostro personale momento storico.
In questo post parlerò principalmente di me, raccontandovi la mia esperienza più che altro con i prodotti di intrattenimento (fumetti e animazione in primis), per tracciare una linea che va dall'estetica a un mondo tutto connesso. Un insieme di sensazioni, di titoli, di situazioni specifiche che si sono combinate nel giusto periodo... anzi, nel momento più giusto e preciso possibile.
Un po' come un big bang personale e culturale.
Conoscevo già i manga. Li avevo letti ricolorati, o in formato originale, eppure erano - fino ad allora - solo dei fumetti come tanti, che anzi pure si perdevano in mezzo a cose che amavo di più (come le storie dei magazine «
Topolino», «
Super Action» o «
Bunny Band»).
Eppure so dirvi di preciso quando
rimasi fulminato da un fumetto giapponese, ossia il preciso istante che questo "mondo" è entrato in me in modo chiaro: fu con il manga di
Sailor Moon.
Così diverso dall'anime, quel fumetto mi colpì per il tratto veloce, schizzato ed etereo, e per... il nero dei capelli di alcuni personaggi, così netto e lucido, dalle campiture volutamente imprecise che ne facevano risaltare la luminosità.
Anche la trama, ricca di dettagli "alieni" e paranormali (in un'epoca in cui andavano fortemente di moda millenarismi apocalittici, esoterismi e ufologia) mi travolse.
Però, prima di questa folgorazione, ci fu un altro incontro fortissimo con un altro manga: il
Bastard!! edito dalla Granata Press.
E qui allarghiamo il campo.
Per la prima volta mi accorsi che c'erano fumetti "non ancora adatti a me", ma non perché non lo sapessi (avevo già letto qualche numero di «Zero», «Mangazine» e «
Kappa Magazine»): trovai alcuni volumi di
Bastard!! nella cameretta del fratello maggiore di un mio compagno di scuola, che mi proibì di sfogliarli ulteriormente a causa dei contenuti.
Allarghiamo il campo perché l'avere a che fare con altre persone, magari più grandi, in un momento di passaggio come quello rappresentato delle scuole medie (vedi
QUI) può essere
un'esperienza piena di stimoli: lo stesso ragazzo, coi suoi amici, giocava di ruolo.
Fu la prima volta che vidi qualcuno fare, dal vivo, una cosa del genere. Si era aperto un mondo.
L'unica altra volta che avevo toccato con mano un gioco di ruolo fu a casa dei miei zii, perché mio cugino più grande aveva acquistato Cyberpunk 2020. Ma abitava in città, ci stava tutto, erano cose avanzate.
In ogni caso, credo che spesso ci innamoriamo subliminalmente dell'estetica di un prodotto.
È probabilmente solo questo che ci attira. Prendete le confezioni dei giocattoli della linea
Masters of the Universe: i colori azzeccati, le tonalità scelte, le immagini evocative. Ecco cosa ci fa scegliere (in base alle nostre inclinazioni,
ça va sans dire) un prodotto rispetto a un altro.
Amarlo, rispetto a un altro.
Qualcosa che si compone nella nostra mente, che ci attrae per un casuale mix di elementi amati, uniti (lo stesso per le
Ninja Turtles, ad esempio).
Potrei dire, personalmente, la stessa cosa per
Diabolik (che ho scelto rispetto, ad esempio, a
Dylan Dog - che pure leggo - ), o
Twin Peaks, o
Berserk, o tutte le altre mie passioni.
C'è un mix di situazioni che determina la nascita di una passione: e oltre all'estetica è anche il trovarsi calati in un contesto. Qualcosa che ci appartiene, che sentiamo vicino, vivo.
Un'altra folgorazione che ho avuto, parlando però di animazione, è stata con la terza serie di Sailor Moon: lo seguivo anche prima, ma furono regia, messa in scena, situazioni e soprattutto fondali/colori a stregarmi. Qualcosa che non mi succedeva dai tempi di certi anime anni '80 in cui mi rispecchiavo molto sia quando erano "quotidiani" (vedi Orange Road, o le ultime maghette in tinte pastel...) sia quando erano "urbani".
E un'altra cosa che infatti mi ha sempre affascinato è proprio il mondo "americano" di città alla New York (pre-9/11), che si riflettevano anche negli anime (cos'è la Tokyo di City Hunter se non una città giapponese opportunamente newyorkizzata?), o che vedevamo nei film e nei telefilm dell'epoca.
Il contesto americano ha sempre fatto parte di noi: una cultura così dominante che ha imposto le sue mode ma che in Italia (dove però l'italianità predomina, in ogni campo) ha dovuto amalgamarsi
a quella autoctona.E così, un po' tutti ci siamo sempre immaginati le scuole e i locali come un misto tra le nostre (in provincia di Cacio&pepe) mischiate con quelle dei film e telefilm made in USA, ad esempio il centro giovanile di
Mighty Morphin Power Rangers.
Ma l'estetica che scegliamo - o forse ci sceglie -
ce la portiamo addosso da sempre.
Sin da bambini.
Se sul «Corriere dei Piccoli» impazzivo per il fumetto de
I Cuccioli, qualche tempo prima avevo collezionato a più non posso i
Fabuland Lego.
Siamo tornati ai giocattoli, ma possiamo passare anche alla musica, o ai videogiochi: c'è sicuramente un motivo se ho scelto sempre
Street Fighter (e magari non
Mortal Kombat), se amo ancora i Litfiba, se resto legato ad
Alundra per Playstation rispetto a titoli più blasonati. C'è qualcosa in queste cose che mi ha colpito e catturato.
È una questione di vissuto: vissuto in un momento preciso della nostra esistenza. Qualcosa che poi, nel nostro futuro, creerà addirittura la nostalgia.
Dunque, l'inizio di una passione scaturisce da un brivido che apre le porte verso un nuovo mondo, un mondo che ci attira perché sentiamo di appartenerne già, e semplicemente era lì ad attenderci.
Impossibile sfuggirgli, probabilmente. Forse siamo noi stessi ad attenderlo.
Si viene letteralmente catapultati in una dimensione che poi ci assorbe positivamente, a cui dedicheremo tempo ed energie; succede per affinità estetica, di gusto, ma anche perché ci si trova nel posto giusto al momento giusto, in fasi di vita particolari (infanzia, preadolescenza...).
E voi?
Come e perché sono nate le vostre passioni?
Ricordate l'esatto momento in cui è scattata la scintilla?
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