[FILM] Street Fighter, la recensione (no spoiler)

 


Ebbene, mancavo giusto io a parlarvi di Street Fighter, il film di Kitao Sakurai che segna il reboot cinematografico del popolare brand videoludico.
E come posso non parlarvene, visto che Street Fighter è uno dei miei prodotti preferiti (in ogni sua forma)?
Dunque ecco questa recensione/riflessione, tendenzialmente no spoiler.


L'opera di Sakurai si muove su più d'un binario particolare: innanzitutto cerca la strada della fedeltà alla storia originale (che trovate tutta QUI), pur con delle ovvie lievi modifiche/forzature.
Poi, si inserisce in un contesto che ogni prodotto di questo tipo dovrebbe fare, ossia: tenere conto di ogni cosa targata Street Fighter che il pubblico ha visto dalla fine degli anni Ottanta ad oggi.
Terzo punto, l'estetica.


il cast al completo



Iniziamo proprio da questo aspetto, che è la cosa più riuscita di un film che si presenta un po' imperfetto (ma comunque godibilissimo e divertente).
La scelta di ambientare tutto nel 1993, anno d'uscita del videogame Street Fighter II e quindi del relativo II Torneo Mondiale di combattimento, è azzeccata.
Non gioca nemmeno troppo sulla nostalgia, quanto sulla forma: inserti televisivi e pubblicitari, finti spot e finti documentari, riviste e musica. Colonna sonora super, c'è poco da fare.





La scena è tutta per Ryu e Ken, che si riprendono il ruolo da protagonisti dopo il bellissimo scult del 1994 (QUI la retrospettiva) dove era l'americano Guile a dominare inspiegabilmente il palcoscenico, relegando i due karateka a trame secondarie.
Dunque, la trama è quella giusta: dopo il torneo del 1987, in cui Ryu vince su Sagat quasi cedendo al lato oscuro dell'Hado, i due fratelli di dojo si separano ognuno coi propri fantasmi e le proprie debolezze/colpe. Questa è la parte zen del racconto, assieme alla missione della bella Chun Li, che riottiene anche lei il ruolo corretto. Il resto sono botte.
Vero che nella storia del videogame tra Street Fighter e Street Fighter II intercorrerebbero tutti i capitoli Zero/Alpha, qui andiamo dritti al 1993 con un nuovo torneo mondiale.






L'immaginario da cui pescare è vasto; le citazioni si sprecano: da quelle visive a quelle musicali, dall'intro dei videogame con la scazzottata tra i due tizi alla miriade di riferimenti al film del 1994.
Eh già, c'è poco da fare: quel film è diventato "bello", negli anni, ed è comunque Street Fighter: è giusto tenerne in considerazione almeno la sua forza.


E allora, il titolo del 2026 lo omaggia nel comparto più "giocattoloso" (tubi, computer, valvole cattura-energia, elettrodi...), nelle frasi (quella sul "martedì"), in alcune cose presenti sulla scena (come un furgone dell'equipe televisiva) e persino in alcune architetture e design interni (e pure alla pronuncia "rayu").
Poi c'è da guardare (ovviamente in modo piacevolissimo) all'altro peso massimo del 1994, quello animato (QUI la retrospettiva), e che a oggi costituisce ancora il punto più alto di uno Street Fighter extra-videogame, nonché la trasposizione più fedele finora realizzata.






Esatto: i flashback che ci mostrano i fatti pre-1993 si presentano sottoforma di animazione, una scelta che non può che rivelarsi assai azzeccata e che non vedevamo - mi pare - dai tempi di Kill Bill vol. 1 (peraltro, solo io ho notato un parallelismo visivo nella scena del passato di O-Ren e in quella del passato di Chun Li?).
Questi inserti sono realizzati in grafica 2D (ispirata agli anime anni Novanta) dallo studio Titmouse.







Il cattivo è ovviamente M. Bison, ma non solo. E qui non voglio spoilerare troppo ma Akuma/Gouki si vede nel poster...
Gli attori riflettono abbastanza fedelmente la controparte videoludica, il cast è azzeccato. Proprio per Bison, però, la scelta risulta alquanto strana: lì dove ogni trasposizione non ha fatto che ingrossare e disumanizzare lo spietato capo della Shadaloo, questo film riporta un magro dittatore da repubblica delle banane (come era stato un po' il compianto Raúl Juliá), puntando su una minaccia più equivoca e ambigua che veramente distruttiva.





E allora parliamone, di queste ambiguità: Street Fighter del 2026 è un film che (nemmeno troppo sottotraccia) inserisce una sorta di pansessualismo costante, utile a fare continue gag e scenette, ma che alla fine può cringiare.
Vero che, a stringere, con Street Fighter o ci si appassiona ai bei lottatori o alle belle lottatrici: e cosa vuoi da un prodotto così, dopotutto?
E questo film ce lo sbatte in faccia, senza giri di parole ma forse calcando eccessivamente la mano: e allora tutti o quasi hanno tendenze ambigue, apprezzano indistintamente la bellezza di uomini e donne (e ovviamente dei coscioni di Chun Li, che vengono giustamente citati).
Si tratta dell'ennesima e fastidiosa deriva odierna, o solo una riflessione sul genere di prodotto?
Chissà.







Di certo, porrei l'accento sul femminismo: con l'introduzione di Chun Li nel videogioco, Street Fighter II aveva compiuto un grosso passo in avanti su tutto e tutti (aprendo le porte poi a Cammy e tutte le altre lottatrici). Ragazze toste come e più degli uomini, icone assolute.
Ecco, la Chun Li del 2026 (che ci regala pure la giusta scena della doccia che tanto rimanda al fanservice anni Novanta) è una ragazza che le suona a tutti: ma allora perché oggi rischia di sembrare il pegno da pagare alle quote rosa?
Forse per l'esagerazione (imbarazzevole) con la quale si ribella anche ai suoi superiori?
E pensare che appunto Chun Li è sempre stata un personaggio femminile forte, senza bisogno di eccedere e "macchiettizzarsi" per farci capire che è una donna indipendente.







Ma se il momento cringe di Chun Li è per fortuna solo uno, purtroppo questa nota dolente colpisce sia Cammy (la Killer Bee è resa un'isterica guerraiola più dalle parti di Harley Quinn che della "doll" di Bison) ma soprattutto Guile, ridotto quasi a un ritardato cronico.
Non resta niente del comandante dell'Aeronautica Militare USA, e tranne una citazione casuale al suo amico Charlie, non viene restituito nulla del Guile che tutti amiamo.
Se voleva essere una scelta satirica per sfottere l'americanismo tra tattoo a stelle e strisce e medagliette militari, beh... non è riuscita.
Così come l'ironia che attraversa il film: a volte ci sta, altre volte meno (ma questo è un problema diffuso, vedasi il recente film su He-Man).






I personaggi sono tutti presenti o quasi, ma non sempre ottengono il giusto spazio.
Qualcuno, come Vega, Blanka, Dhalsim e Balrog ha la sua ribalta, mentre altri faticano un po' a trovarla (vedasi Zangief, Honda...).
Interessante la proposta di Joe, dal primissimo videogioco; così come la presenza di Juli, Juni e altre dolls di Bison, dalle serie Zero/Alpha.
Ci sono persino Dan Hibiki (qui in un ruolo del tutto stravolto, unico caso) e Don Sauvage.







Chi ama Street Fighter in sé non può che divertirsi (anche a cercare, magari, gli omaggi: ve ne sono tantissimi pure dal film animato classico, come nelle scene finali).
Questo film non è perfetto: gli eventi si impastano un po' verso la metà, per poi riprendersi; alcune cose non funzionano come dovrebbero mentre altre sono ottime.
L'amicizia maschile, quella particolare fratellanza cameratesca, è il fulcro del racconto (che no, non è una critica alla mascolinità tossica degli action movie del passato, come va di moda dire oggi in un'epoca di liquido revisionismo pseudo-modernista); un racconto che, come tutte le opere attuali, sembra mancare sempre un po' quel focus che invece centravano i prodotti similari del passato: la linearità.

Qui si mette tanto e si rischia sempre un po' di confusione, per fortuna scongiurata.
Al prossimo capitolo, quindi.
Hadoken!


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