Sembrerà un post da boomer, eppure vi chiedo di leggere fino in fondo.
Ricordate il magazine la Repubblica XL?
Dal 2005 al 2013, per novantadue numeri, è entrato nelle case di diverse generazioni di italiani, trasversalmente.
Se è vero che spiritualmente la sua avventura prosegue tanto sulla carta (con Robinson) tanto sui social (nel profilo ufficiale XL), è altrettanto vero che la mancanza di una rivista fisica di questo tipo si sente.
Forse. O forse solo per i "vecchi", appunto.
Ho scoperto ieri l'esistenza di un film, che è un ideale remake del cult Avere vent'anni.
Ecco: non ne sapevo niente.
E lo avrei sicuramente saputo se in edicola avessi trovato ancora Nocturno, e forse anche Ciak. Ma soprattutto, XL.
Che no, non era un giornale di cinema, non era un giornale di musica, ma era tutto e molto di più: fu anche il primo a sdoganare completamente il fumetto (pop o meno) presso la grande platea, allegando persino il volume di V per Vendetta; parlava di televisione e animazione (con anche il dvd de Il castello errante di Howl...), ovviamente musica (tracce scaricabili e cd in omaggio), lifestyle, film, libri.
E interviste, rubriche (tra cui quella di Lucarelli), notizie dal mondo, curiosità varie e un'attenzione alla società e alle sue trasformazioni (politiche, umanoidi, modaiole...).
Per anni è stato un gran giornale che sapeva parlare tutte le lingue del mondo giovanile, e non solo; oggi forse non avrebbe senso perché c'è il web che corre veloce, ma...
Ecco il mio pensiero boomeristico: tornando al film di cui prima (che si intitola Al termine del sole) ho pensato che proprio l'internet (sul quale io stesso sono nato) è così troppo veloce da dare sì la notizia, ma non da fartela "ricordare".
Un mondo liquidissimo dove le informazioni si sommano e svaniscono, si dimenticano: forse il compito di una rivista è invece questo: cristallizzarle. Per un mese, o due, o anche tre.
Ma fermarle nel tempo e fare in modo che il lettore possa fissarle. Ragionandoci su senza che scadano nel brevissimo tempo di una storia social.
Penso valga lo stesso per album discografici, narrativa, saggi, fumetti; e anche animazione, serie televisive, oggettistica.
Vero pure che, ad esempio, XL (così come Rolling Stone) uscivano quando ancora c'era molta musica "old school" da poter sviscerare, e i grandi miti del passato erano ancora tutti vivi, affiancandosi ai nascenti.
Oggi questo aspetto sarà probabilmente più arduo, ma tra indie e underground c'è sempre qualcosa da poter scoprire.
Così per tutte le altre espressioni artistiche o di moda.
Non so se sia solo io a pensare che internet abbia sì sostituito in larga parte la carta ma... senza poter davvero supplire alle funzionalità indirette (e naturalmente innate) della stessa.
Sarà che mi sbaglio, sarà che sono vetusto, ma secondo me abbiamo ancora bisogno di riviste come XL.
Tra mainstream, underground e informazione.
Cosa ne pensate?




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