[SOCIETÀ] ho la sindrome di Peter Pan?



Neotenia psichica
è il suo vero nome, ma mi sembra una cosa troppo seria, troppo da grandi.
Ecco, appunto.
Preferisco chiamarla col nome del popolo, anche perché dalla cultura pop prende a modello un personaggio e il suo essere: Peter Pan.
Dal romanzo dell'inglese James Barrie, Peter Pan è il ragazzo che non voleva crescere.
E la sindrome di Peter Pan diventa un concetto alla portata di tutti proprio nel 1983, quando nascevo io secondo i miei attuali documenti, e quando il dottor Dan Kiley pubblicò un libro che portava quel titolo.
Un libro, ovviamente, sulla gente che non vuole crescere.

Non si tratta di una sindrome presente sul Manuale diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali, forse perché è qualcosa di cui tutti soffriamo.
Siamo tutti affetti dalla sindrome di Peter Pan?
Oggi ne parla anche Riccardo sul suo blog ABCB, dando il suo punto di vista (LINK).

Forse in modo lieve, forse non presentando tutti i sintomi canonici, credo di avere questo disturbo, che effettivamente disturbo non è.
Un adulto (ma io ho dodici anni!) affetto dalla sindrome di Peter Pan fatica a maturare, non riuscendo a superare una condizione/concezione mentale egocentrica e narcisista tipica dell'infanzia.
Vedete? Potevo fare a meno di citare qualcosa di mio, quando vi ho detto in che anno è stato pubblicato quel libro: ma sono egocentrico come un bambino.

COSA SIGNIFICA "NON VOLER CRESCERE"?

Solitamente il "non voler crescere", che assume sfumature e importanze diverse dal leggero al patologico, è associato al "non volersi prendere delle responsabilità".
Ognuno, comunque, a un certo punto della vita è chiamato a farlo: le cose vanno così.
Succede quando "finisce la magia", quel periodo che varia a seconda anche di ciò che ci succede attorno (ne parlammo QUI).
Io però non ho mai sentito l'urgenza di crescere, in tal senso. Anzi.
Alcune questioni sono proprio una rottura di palle niente male, e tendo ad evitarle.
In altre, anche molto serie, mi prendo le ovvie e anche gravose responsabilità (come ad esempio lavorare con imprevedibili ragazzi molto giovani, che potrebbero combinarne di ogni...).

Altre noiose incombenze le lascio, dove possibile, sbrigare ad altri.
Ad esempio non curo quasi mai personalmente le pratiche notarili, pensionistiche, assicurative, commericali e tutte queste cose pallose.
Quando le cose diventano troppo serie/seriose mi annoio subito; mi rivedo come quando, da bambino, eri seduto a tavola coi grandi e coi loro discorsi ammosciapalle su non si sa che, sempre ombrosi, preoccupati, grevi.
L'effetto TG1, potrei chiamarlo: il momento in cui la gaia atmosfera casalinga si rabbuiava perché lo stronzo in TV doveva annunciare, in tono cupo, ogni tipo di disagio o cose tipo indici economici.
E tutti zitti, attenti, in quella sacrosanta mezzora crepuscolare. Terminata la quale, tornava il sole e l'aumento delle tasse era dimenticato grazie al caffè del giorno.
Sì, le cose troppo serie mi infastidiscono.




VITA SENTIMENTALE

Si dice che un adulto con sindrome di Peter Pan non voglia assumersi fino in fondo responsabilità anche nell'ambito sentimentale.
Di certo non ho progetti di matrimonio e figli, ma pur vivendo una eventuale relazione sempre col massimo rispetto, non riuscirei forse a stare per sempre con qualcuno. Inteso proprio come stato in luogo.
Insieme sì, ma non come unica cosa; ognuno coi propri spazi.
Due cuori e anche un capanna, ma ogni tanto pure ognuno a casa sua.
Non credo riuscirei mai del tutto a lasciare la "cameretta", luogo dove finiscono comunque per tornare tutti i divorziati e separati.

TERRORE DEI CAMBIAMENTI?

Si dice anche che chi ha questa sindrome soffra molto i cambiamenti.
A me danno fastidio i cambiamenti improvvisi e negativi: credo sia così per tutti.
Ma ad esempio sono sempre eccitato di fronte a nuove possibilità, anche stravolgimenti enormi.
Come un bambino.



L'IMPOSSIBILITÀ DI CRESCERE

Ci chiediamo mai se, oltre un vero e proprio disturbo da puer aeternus, sia anche la società che ci costringe a essere Peter Pan?
I parasite sigle sono un fenomeno in crescita: noi li chiamiamo bamboccioni, come disse un noto politico che però non trovò mai soluzione per permettere ai giovani di abbandonare la dipendenza dalle paghette genitoriali e trovare così una situazione realmente stabile.

LE DONNE PETER PAN

Talvolta, è anche la stessa società che ci suggerisce di essere eterni Peter Pan.
Una cultura edonista (che ovviamente adoro), un'eterna giovinezza e un confine sempre meno forte tra le varie età crea i kidult, gli adultescenti.
E le donne? Solitamente si pensa al Peter Pan solo in quanto uomo, perché è pensiero comune che siano i maschietti a essere quelli più immaturi.
Forse è vero, ma anche le donne non sono certo tutte Wendy, anzi oggi anche il confine tra i sessi (per quanto concerne la sindrome in questione) è labile.



COSA PENSO SUI PETER PAN

Io credo che questa sindrome di Peter Pan l'abbiano un po' tutti, e l'abbiano sempre avuta un po' tutti.
Ma prima, i freni e gli obblighi morali /sociali erano molto più forti; adesso -per tutta una serie di cose anche sociali- è cambiato tutto, e quindi la gente è quasi tutta... Peter Pan!
In certi casi forse è necessario scomodare un altro personaggio letterario, Doran Gray: perché la voglia di non crescere è anche paura di invecchiare o meglio... volontà di restare in un presente eterno, una eterna giovinezza sospesa.

Nel passato, in quel volere un figlio maschio per giocare con lui o portarlo a pesca; nelle partite di calcetto serali tra quarantenni e cinquantenni scatenati; nel macchinone da comprare o nella moto da sfoggiare... c'era una sindrome di Peter Pan che la società costringeva a proiettare su altre situazioni.
Oggi, che siamo tutti più liberi da quegli schemi sociali, non ci serve la scusa di un figlio per montare un Lego; o il medico che consiglia un po' di sport se vogliamo tirare due pallonate tra amici.
Oggi Peter Pan può crescere, anzi evolversi.
Rimanendo sinceramente bambino.
Tipo me.



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116 commenti:

  1. Io non ho la sindrome, io sono, Peter Pan ;)

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  2. E dall'alto dei miei sessantuno anni irrisolti posso ben affermarlo.. ;)

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  3. Il lato bambinesco deve esserci sempre e rimanere forte in tutti noi per farci vivere leggeri e felici con l'entusiamo di conoscere e creare che ci rende la mente sempre fresca e malleabile questo ci fa adattare a tutte le situazioni belle e brutte della vita chi è così che ha un forte lato bambinesco riesce a sopravvivere in ogni condizione perché avendo il cuor leggero non si lascia prendere e sprofondare dalle negatività ma va sempre avanti.
    Le relazioni amorose anche in chi non ha il lato bambino non prevedono una fusione totale con il compagno/la compagna nessuno riesce a farlo è la garanzia della rottura perché non ci sono l'equilibrio e il proprio spazio personale che deve esserci sempre in ogni relazione con gli amici, in famiglia, al lavoro.
    Finché non ci si immedesima totalmente in bambini credendo di esserlo realmente distaccandosi dalla realtà mica si è patologici.
    Dunque dobbiamo rimanere bambini sempre per curare e migliorare il mondo!

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    1. La vedo esattamente come te, ecco perché per me nn è affatto un problema essere così.
      Mi sentirei privato di leggerezza, fantasia, adattamento a ogni situazione.

      Moz-

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  4. "Ad esempio non curo quasi mai personalmente le pratiche notarili, pensionistiche, assicurative, commericali e tutte queste cose pallose"...

    Ecco, io su questo punto non sono d'accordo :D, sono cose che fanno un po' parte del mio essere "programmatore" e pianificatore...
    E' vero che di alcune cose se ne occupa ancora mamma, ma più che altro perché è "la scusa" per uscire di casa, perché quando si è in pensione poi le opportunità di farlo sono davvero risicate.
    Quindi ad esempio è lei che porta dal commercialista le dichiarazioni dei redditi.
    Ma potrei farlo benissimo io con un click: inviando tutto via e-mail.
    Per il resto grazie per il cross posting e..per ciò che mi riguarda rimando alla lettura del mio post :D

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    1. "uscire di casa, perché quando si è in pensione poi le opportunità di farlo sono davvero risicate" Cosa dici Willy?!

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    2. ahah, dipende ovviamente dalle persone, ma io vedo che gli i settantenni non fanno una grandissima vita sociale..o no?

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    3. Oddio, non saprei, dipende da come si è abituati, per i settantenni^^
      Io proprio mi stuferei di badare a queste cose, già mi rompe badare alle bollette e recarmi in banca ogni inizio mese XD

      Moz-

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  5. Tu hai la sindrome di Peter Pan?
    Mi pare proprio di sì. Ma chi l'ha detto che sia un problema. Magari lo è per chi si sposa e fa figli, ma se resti un eterno ragazzo adolescente, perché dovremmo preoccuparcene?

    No, comunque. Non ne soffriamo tutti. O quantomeno non io. Mia madre dice sempre che io sono nata già grande. Le cose da piccoli mi hanno sempre stufata. E no, non avevo il sogno dell'abito bianco già dai dieci anni, anzi. Quello me lo sono visto cucito addosso per un colpo di testa, senza mai desiderato prima.
    Non volevo nemmeno dei figli, perché odiavo i bambini e il baccano che fanno.

    MA. Sognavo di essere grande, indipendente, di lavorare, viaggiare e di fare mille altre cose che i bimbi non fanno (se non scortati dai genitori).
    Adesso ti sfido a trovare una definizione per la mia sindrome, visto che conosci benissimo il mondo dei fumetti, cartoni, ecc.
    E, intanto, buona domenica.

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    1. Al volo, poi ci torno sul tuo commento.
      Hai la sindrome di Capitan Uncino! 🤓

      Moz-

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    2. Eccomi.
      Sei nata vecchia, non grande.
      Troppa serietà... ahaah!
      Comunque, non credo che avere la sindrome quando si ha una famiglia sia un problema. Perché secondo me i figli aiutano ad attenuarla, facendola sfogare^^

      Moz-

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  6. Ahahah "discorsi ammosciapalle" e "effetto TG1" sono descrizioni perfette, che mi porto rientro anche io. Infatti a tavola guardo solo cartoni animati e mai telegiornali!

    Concordo sulla riluttanza verso i cambiamenti, infatti sono tradizionalista e conservatore fin da piccolo.

    E concordo anche sul finale, lo siamo un po' tutti, chi lo fa con un giocattolo (io), chi continuando ad andare a ballare come quando era adolescente (sempre io ma prima della buffonata covid) o chi col calcetto. Non nomino i videogiochi perché quelli hanno sdoganato i confini dei pregiudizi prima dei fumetti, i miei giocavano col mio Game Boy, me lo rubavano proprio!
    Ecco, bel paragone anche con Dorian Grey, da sempre non ho paura di morire ma il terrore di invecchiare, ogni mattina controllo se spunta una nuova ruga o se c'è un nuovo capello bianco!

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    1. Ahaha ma come buffonata? Non sarai un negazionista? :o
      Magari fosse una buffonata...
      I videogames hanno sdoganato per primi questa cosa, a partire dalla Play 1 coi suoi cult tipo Lara Croft.

      Moz-

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    2. Il virus c'è, sono le misure prese ad essere una buffonata ma ne abbiamo già parlato in chat 😜
      Meno male che oggi si può videogiocare fino a 80 anni, anche se qualche frecciatina da mia madre la ricevo sempre. 'sta vecchia demmerda! 🤣

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    3. Penso siano le uniche misure possibili... per non vedere casini. Io avrei chiuso tutto di nuovo e amen... :)

      Moz-

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  7. Madò, l'effetto TG1, che già dalla sigla mi metteva ansia a un'età in cui si dovrebbe essere spensierati.

    Ho la sindrome di Peter Pan perché l'andare a scuola ha spezzato il mio essere bambino come volevo esserlo, e come stavo riuscendo a esserlo. Mandato alla "primina" a 5 anni quando comunque sapevo già leggere e scrivere, e meno male che mi sono scampato l'asilo "grazie" a un'ingiustizia subita e mai punita dalle suore.
    Perché crescere se i bambini possiedono tutto il necessario per rispettare il mondo senza danneggiarlo, facendo guerre soltanto nei giochi? Crescere vuol dire ambizione a prevaricare i propri simili, quando invece c'è posto per tutti, ognuno deve poter vivere delle proprie passioni e non di quello che ha dovuto studiare, e che quindi non era una sua dote innata.

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    1. Ecco, io sono sempre riuscito a coniugare gli obblighi scolastici con quello che citi.
      Erano due mondi distinti, e sempre per me lo studio è stato un qualcosa di distinto, come se non mi appartenesse fino in fondo.
      Tranne alle medie, come periodo... lì ho amato davvero tutto.

      Moz-

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  8. Ma chi vuole prendersele le responsabilità? Nessuno che sia sano di mente XD
    Scherzi a parte, io non mi sono mai posta il problema, nel senso che non mi sono mai messa ad analizzare la cosa. Certe circostanze mi hanno costretta a prendermele eccome le responsabilità, però non appena possibile ho sempre mandato tutto al diavolo per dedicarmi a quelli che vengono considerati passatempi per adolescenti. Le due cose non si escludono a vicenda, credo che anche un manager possa riuscire a ritagliarsi spazio e tempo per coltivare il suo lato fanciullesco. Rifacendomi al tuo discorso sul TG, penso che il nocciolo della questione sia nella "serietà". Ovvero: le persone che prendono tutto troppo sul serio, comprese se stesse, non potranno mai essere dei Peter Pan. Diversamente è possibile esserlo, a vari livelli.

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    1. Verissimo, e hai detto bene. A vari livelli.
      Perché c'è pure il livello patologico, quello che fa male.
      Per il resto, al diavolo la (troppa) serietà...^^

      Moz-

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  9. non sono uno psicologo, ma credo che la "Sindrome di Peter Pan" sia dovuta all'incertezza economica che la nostra generazione si è presa in faccia a 300 all'ora.

    Da una parte l'adolescenza lunga, favorita dalla sempre maggior richiesta di titoli accademici che servono anche solo per lavori di base: i nostri nonni lavoravano anche senza la licenza elementare, i nostri genitori con un diploma avevano ponti d'oro per lavorare ovunque (mio padre, prima di arruolarsi nella finanza, faceva il metalmeccanico trasfertista a tempo determinato... ed in un paio di mesi si comprò la prima macchina IN CONTANTI!); io con la laurea presa 6 anni fa mi arrabbatto in lavoretti solo per avere i soldi in tasca per comprarmi i fumetti!

    è qualcosa di socialmente avvilente: non potendo raggiungere l'indipendenza economica, rimaniamo dei "minori". Anche perché è difficile fare progetti di vita senza un'entrata fissa o stabile: sarebbe da folli assoluti anche solo programmare un cambio di casa o un bebé (per cui chi sarebbe il Peter Pan irresponsabile?)
    Io continuo a fare la stessa vita che facevo da 17enne (leggo fumetti, guardo cartoni, gioco coi LEGO, colleziono le figurine Panini, ho un umorismo "scemo"...), ma con il doppio degli anni. E quando succedono queste cose, è sempre un po' triste, come quando da giovani vedevamo quei 50nni che provavano a fingersi giovani in discoteca con ragazzi che potevano venire loro figli.
    Ogni cosa ha la sua età... e non significa dover rinnegare le proprie passioni: sempre mio padre è rimasto un ragazzino, giocando spesso con me e non negandomi mai l'ultimo LEGO anche tra i più costosi (sempre con moderazione, ovviamente). Ma lui è indipendente, può permetterselo, come in quella definizione "I poveri sono pazzi, i ricchi sono eccentrici"

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    1. Ecco, allora -dato che la situazione è questa per tutti- direi di cambiare la frase in "gli sfigati sono pazzi, i fighi sono eccentrici".
      Cioe, dobbiamo essere cool, fighi.
      Dominare questa stessa situazione.
      Che, se non possiamo cambiare sociopoliticamente, possiamo almeno farne un mondo^^

      Moz-

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  10. Si può avere e praticare la sindrome di Peter Pan anche sposandosi, uscendo dalla cameretta e creandosene un'altra, non avendo figli ma scegliendo un lavoro che ti faccia giocare sempre, dando l'impressione di prendersi tutte le responsabilità del mondo ma di fatto scaricando quelle più grosse con discrezione. Eccomi! Al massimo ti definiranno "strano". Ma non è affatto un problema. Il problema grosso sarebbe a un certo punto voltare le spalle a Peter Pan e decidere di diventare "grandi", seri e noiosi.

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    1. Ahaha potrei quasi riconoscermi anche io nella descrizione che fai.
      Ho due camerette, di fatto... Crearmene una terza mi farebbe solo avere il triplo del piacere; per lavoro gioco... e quindi... :)

      Moz-

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  11. All'inizio volevo scrivere che non mi ritrovo nella sindrome di "Peter Pan" eppure leggendo per bene questo post in parte mi sono dovuto ricredere.

    Negli ultimi 2 anni non c'è stata cosa che mi sia interessata più della Politica, del seguire la situazione economica, nel interessarmi di queste cose un tempo per me quasi assenti (ho votato per la prima volta nel marzo 2018!) oggi invece cosa faccio di prima mattina alle 7:00? Leggo sul Mediavideo e Televideo le ultime notizie sulla Politica...

    Non mi ritengo Peter Pan perché io credo che crescere sia necessaria, così come sposarsi sia qualcosa di veramente importante...
    Eppure non riesco a staccarmi dalla cameretta vorrei tanto fidanzarmi addirittura convivere ma dormendo in camere separate...
    Soprattutto non mi ritengo un Peter Pan perché sono tutt'altro che spensierato ormai sono tutt'uno con la negatività con la quale convivo.

    "Si dice anche che chi ha questa sindrome soffra molto i cambiamenti.
    A me danno fastidio i cambiamenti improvvisi e negativi: credo sia così per tutti."

    Ecco per me il punto più dolente... I cambiamenti! Tra il 2011 e 2017 (2019) seppur tra mille difficoltà ho vissuto nella certezza che nulla sarebbe più cambiato... I miei 7 metri quadrati della mia mini-stanza erano qualcosa che mi appartenevano non c'era neppure il sentore di un possibile cambiamento, zio B stava saldamente insieme a zia F, zio M stava saldamente insieme a zia S, per me era una situazione acquisita quasi fosse un diritto costituzionale e inviolabile... Invece il patatrac inaspettato, improvviso, inimmaginabile... Lo presa malissimo senza riuscire ad accettare i cambiamenti, come un bambino senza voler perdere le sue comodità...

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    1. Ognuno è fatto a modo suo, purtroppo non ci sono modi meglio o peggio.
      Tu sei così, poco incline ai mutamenti.
      Comunque curioso quel che hai detto della convivenza ma con letti e camere separate.
      Potrebbe essere un giusto compromesso anche per me^^

      Moz-

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    2. Come le coppie americane sposate degli anni 50 uniti ma fisicamente divisi anche solo per dormire ahahaha!!!

      Firma

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    3. Un altro cambiamento che non presi bene (più che altro mi dette fastidio per 2-3 anni) fu quanto i miei cugini di Napoli si trasferirono nel mio comune. Cugini antipaticissimi! Loro venivano sempre durante l'estate poi a settembre partivano... Cosa che mi faceva molto felice... Ma alla fine dell'estate 2005... Non partirono!
      Non potevano più andare a Napoli (poi un giorno ti racconterò in privato i motivi) questa fu una grande differenza con gli anni precedenti...
      In più nell'anno scolastico 2005-2006 iniziai il *"collegio" la scuola più malandata della provincia di Rimini... Addio tempi d'oro :(
      Alcune brutte cose accadute in quella scuola sono andate persino sui giornali.

      * Non era un collegio ma siccome non voglio nominare il nome di quell'istituto (FINANZIATO DALL'UNIONE EUROPEA! MALEDETTA UE CHE FINANZIA L'IGNORANZA!) preferisco chiamarla così.

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    4. Non vivi in Campania? Mi pareva che stavi là. O i tuoi si erano trasferiti su quando tu eri piccolo?

      Firma

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    5. Ammazza A.J., sembra che tu a un certo punto abbia vissuto una vita diciamo... infernale!
      Forse, da come racconti, secondo me ti sei trovato di colpo fuoriposto in un mondo che avevi sempre vissuto.

      Moz-

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    6. @Firma

      I miei si sono trasferiti nel 1989 l'anno prima della mia nascita ma i miei nonni facevano su e giù già dagli anni '60. Hanno anche vissuto a Senigallia :)

      Comunque prendi la cartina geografica ti renderai conto che siamo tutti meridionali.

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    7. Non dirlo, ce l'ha a morte con noi meridionali XD

      Moz-

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    8. Allora ce l'ha anche con lei stessa... Siamo tutti meridionali d'Europa 😉, l'Italia compresa la Valle D'Ao

      Tornando alla questione di prima

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    9. A.J. ma non razzialmente né culturalmente e lo sai bene mica siamo tutti terroni come dicono i meridionali ci mancherebbe siamo invece profondamente diversi.
      E comunque te l'ho chiesto per curiosità.

      Firma

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    10. I meridionali sono meglio, però... ahaha XD

      Moz-

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    11. Prima è partito il messaggio per sbaglio me ne sono reso conto solo ora.

      Allora ce l'ha anche con lei stessa... Siamo tutti meridionali d'Europa 😉, l'Italia compresa la Valle d'Aosta si trova nell'Europa meridionale.

      Tornando alla questione di prima credo che sia capitato a tutti dei cambiamenti determinati. I miei sono stati molteplici ma prima o poi doveva succedere.

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    12. Sì, io penso che prima o poi succeda a tutti.
      Che sia questo, il momento preciso in cui si cresce??

      Moz-

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    13. A.J. lo stesso i centrosettentrionali dell'Italia sono diversissimi dai meridionali d'Italia come aspetto fisico, mentalità e cultura anche i paesaggi del Nord Italia sono totalmente diversi da quelli del Centro Italia che sono diversissimi da quelli del Sud Italia mica siamo un tutt'uno come probabilmente intendi dire questo è il classico discorso dei meridionali che ci mettono tutti sullo stesso piano sapendo invece benissimo che non lo siamo e che dicono che siamo tutti inferiori rispetto a chi è più a nord in Europa manco sapendo quanti problemi hanno quelli più su dovrei parlartene ma cambieri discorso non seguendo il post ma visto che non l'hai capito è questo che intendevo.
      Poi geograficamente lo si nota è ovvio che ci sono diverse posizioni.

      Firma

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    14. Firma, infatti: basta così su questo discorso 💪

      Moz-

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  12. secondo me dipende dalla situazione nella quale ci si trova e nelle vicissitudini che accadono nella propria vita purtroppo. a volte anche una singola scelta sbagliata ti può condizionare e relegare ad una situazione che di certo ti fa apparire un po' diverso dai canoni che una persona della tua età dovrebbe avere. io ad esempio mi sono arenato in questo perenne stato "di peter pan" oltre perché poi, per natura, certi aspetti della vita "adulta" può benissimo starci che non attraggano o interessino, ma non è questo il problema vero e proprio.
    nel mio caso l'essere stato invischiato per scelte sbagliate in situazioni non a me congeniali mi ha condotto ad asserragliarmi in una sorte di torre d'avorio fatta di hobby bambineschi-adolescenziali per altro che adoro, ma francamente preferirei essere una di quelle persone per cui queste cose sono rimaste sì delle passioni, ma non le uniche e non uno sfogo per le depressioni e le situazioni tutte attorno. perché alla fine...boh...non so...cosa mi hanno dato anni e anni di letture di fumetti, visione di serie tv, anime, e il giocare a videogiochi immersivi e infiniti e il collezionare giocattoli et similia? avrei preferito lasciarli come elementi sì appassionanti, ma meno predominanti, magari passioni di gran lunga secondarie, non le uniche, e nel contempo riuscire a crearmi un mio angolo di vita, chiamatela adulta, o come vi pare, nella quale essere sereno, invece di essermi ritrovato sempre in situazioni non gradevoli, almeno per me, e dalle quali cercare una perenne fuga. ovviamente mica posso dare la colpa sempre agli altri, a volte ci si ritrova in certe situazioni per debolezza di carattere mista a sfiga.
    però, non so...penso che si possa in generale essere adulti e trovare un proprio posto nella vita di ogni giorno pur non amandone le caratteristiche in generale e avendo un modo di approcciarsi come peter pan, diciamo.
    la causa è ovviamente in generale la società con il suo allungarsi dell'età degli studi per trovare un lavoro, ma anche un narcisismo che tale situazione ha portato con sè, non penso però vi sia tutta questa paura di invecchiare...secondo me è un infantilismo e una non maturazione più che altro.
    perché ci sono persone di altre generazioni che conosco personalmente che pur essendo inseriti benissimo nella vita adulta, sono tranquillamente dei cultori di tante passioni tanto quanto noi, pur con gusti diversi vista la differenza generazionale: sono collezionisti di modellismo, fumetti, libri, film e cose simili, allo stesso modo di noi. eppure non sono persone che abitano con i loro genitori e aspettano la paghetta e di certo non si sentono degli alienati dalla società.
    resta da dire che purtroppo causa della condizione odierna sono principalmente loro e le loro generazioni che hanno contribuito vuoi o non vuoi, anche inconsapevolmente, a dar vita allo scenario attuale.

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    1. Molto particolare quel che hai detto, Fra.
      C'è da riflettere.
      Inizio col dire che secondo me tutti abbiamo dei probemi, in linea di massima.
      Anche che ti sembra risolto e felice, fidati, non lo è quasi mai.
      Le depressioni e tutto il resto corrono su tanti binari.
      Vero che le generazioni precedenti non vivono questa cosa come noi, ma hai dato la motivazione: la società è mutata, e gli anni di studio ecc si sono allungati.
      Non ti colpevolizzare per le cose successe.
      Sono successe e tu sei come sei. E secondo me sei anche una persona molto figa.

      Moz-

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  13. [continua...]

    basti vedere come gli adulti che ti ripetevano che dovevi studiare certe materie e fare necessariamente certe scelte di studi (i clasici che si vantavano che il tal qua e il tale la avevano fior di master, "sapevano l'informatica e l'inglese" e che sembravano sapere come andava il mondo, ad oggi, vedendo come è la situazione attuale, sono i primi a trovarsi disorientati)
    io l'inglese lo so, per fare un esempio, ma utilità? beh...almeno ho potuto leggere centinaia di fumetti in lingua originale, capire gli anime sottotitolati in inglese ma in lingua giapponese, e capire quello che dicevano i telecronisti degli sport americani o del wrestling.
    francamente avrei preferito iniziare a trovarmi il mio angolo di serenità dove esprimermi già dai primi anni post liceo, e risparmiarmi i soldi in simili frivolezze, non eliminandole dalla mia vita, ma limitandole al giusto spazio. perché davvero così almeno per me l'impressione è solo stata quella di una perdita di tempo e denaro in cose, lo dico?, inutili. cosa me ne faccio a casa di una collezione di action figure dei power rangers e dei cavalieri dello zodiaco, se poi appena metto piede in ufficio ho gli attacchi di panico e non sono in grado di organizzarmi un viaggio a due ore di treno dalla mia città o chiedere ad una ragazza di andarci a prendere un caffè al bar?

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    1. Guarda, vedo che è molto presente il concetto del "che me ne faccio?".
      Io penso che, se sono cose che SINCERAMENTE hai voluto e vuoi, allora è giusto che ci siano. Power Rangers, CdZ... o i Masters che ho appena acquistato.
      Se però queste cose ti portano a ripensamenti o disagio, allora il discorso cambia.
      Io, per esempio, posso dirti di non essere pentito (ma di carattere sono così) dei soldi spesi in queste cose.
      Perché tanto li avrei spesi in altro, in altre cazzate magari, cose peggiori.
      Quindi, per me devi cercare di capire questo... se provi disagio smetti.
      E di conseguenza il resto andrà meglio, probabilmente.
      Anche il caffè :)

      Moz-

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    2. ti ringrazio per le risposte ad entrambi i miei post ^^
      mi sono permesso di entrare anche un po' sul personale ed espormi, anche perché ho notato che il clima sul blog è sereno, rispettoso, educato ed improntato al rispetto reciproco, oltre che segnato da molta sensibilità da parte tua e degli utenti ^^

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    3. Hai fatto benissimo e mi ha fatto molto piacere, mi ha colpito tanto il tuo messaggio e mi fa ovviamente molto piacere anche quello che scrivi riguardo al blog.
      Certo, ogni tanto qualche coglione qui ci capita, che sia troll anonimo o meno, ma cerchiamo sempre di restare sereni^^

      Moz-

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  14. Bellissimo post e va analizzato attentato e contestualizzato soggettivamente.

    Ad un certo punto scrivi: "Succede quando "finisce la magia", quel periodo che varia a seconda anche di ciò che ci succede attorno" E' tutta qui la verità. Tu parli da sempre di essere un eterno dodicenne, di non aver voglia di crescere e concetti simili; ma c'è una grande verità in tutto ciò: te lo sei potuto permettere: hai avuto una vita normale, senza troppi intoppi... non hai percepito mai l'ansia di non poter arrivare alla fine del mese, perché se ricordo bene uno dei tuoi genitori è un medico privato. Non vivi in una casa popolare, non paghi l'affitto, non hai mutui sul groppone, non hai mai dovuto assistere per anni persone malate e curar la loro igiene e nutrizione. A 35 anni non devi preoccuparti dei figli, delle bollette, non hai subìto o vissuto lutti devastanti in famiglia, malattie di famigliari in età infantile e hai avuto genitori sereni, che non hanno mai fatto volare i piatti in casa. Ecco, ho citato una serie di situazioni che spesso, anche più di una di questa, ti portano a crescere in 24 ore già a 12 anni, altroché rimanerci per sempre. Tutto ciò è una fortuna, che non può che portarti a non avere "la pelle dura"... che ti regalano, fortunatamente, uno stato di tranquillità e sicurezza costante, dove gli eventi della vita accadranno anche a te, ma seguono processi naturali.

    Questo per dire che, avere la sindrome di Peter Pan, è anche una grossa fortuna.

    Io ho avuto una vita diversissima dalla tua che, per esempio, mi ha obbligato a dover destreggiarmi nella pubblica amministrazioni, assicurazioni, asl e aspetti legali in genere già da ragazzino, però io già a 18 anni ero capace di risolvermi da solo in tutto e per tutto. Difatti oggi non è raro che mi chiedano di scrivere lettere o pec per diffide o solleciti nei confronti della pa. E di questo ne vado fiero, perché una persona capace anche in questo, è una persona libera.

    Eppure in tutto questo il bambino che son stato non mi ha mai lasciato. No, non ho la sindrome di Peter Pan, sennò ora mezzo mondo mi avrebbe calpestato la faccia, ma sicuramente so ancora giocare e divertirmi col mio migliore amico, il Denny bambino che cammina sempre affianco a me.

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    1. Verissimo.
      Una volta scrissi un post sulla cosa, dicendo di essere stato fortunato (e hai pienamente ragione).
      Non ho mai navigato nell'oro né mi sono mai potuto permettere tutto o togliere ogni sfizio, anzi sono stato educato a non essere viziato.
      Però effettivamente grossi problemi in quell'età non ne ho mai avuti.
      Di essere stato fortunato lo dico sempre, così come ringrazio la vita.
      Anche ciò che c'era attorno a me era così, spensierato: come ricordo ogni volta, l'unico evento assurdo fu l'omicidio del padre di una compagna di classe... una cosa sconvolgente ma annegata comunque nello zucchero che gli adulti (genitori, docenti) erano bravi a inserire.

      Moz-

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  15. Sfondi una porta aperta, anche perché più Peter Pan di me non c'è :D

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  16. Riguardo le relazioni, credo che l'avere i propri spazi non abbia a che vedere con Peter Pan. Credo che sia una cosa anzi consigliata per non soffocarsi a vicenda. Inoltre, penso ci siano persone non adatte ad avere una relazione, ma non per questo ascrivibili alla "deresponsabilizzazione" alla Peter Pan. Secondo me, anche quelli che lavorano mille ore al giorno e non si occupano della famiglia se non dal punto di vista economico, non sono molto adatti a quel genere di relazioni.

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    1. Esatto, ci sono tante persone NON adatte.
      Bisogna capire che non è un male.
      Non è un obbligo, di contro.

      Moz-

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    2. no, infatti, ognuno dovrebbe seguire la propria natura e fare le cose che lo fanno stare meglio.
      cmq tu moz vai avanti così perché mi pare che cogli il positivo del lato adulto e di quello infantile.
      (P.S.) ma qualcuno ti ha mai fatto pesare questa cosa? cioè ti ha dato del peter pan in sesno negativo?

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    3. No, che io ricordi.
      Anche perché comunque non mi comporto da bambino, tipo capriccioso insofferente o prepotente.
      Magari qualcuno me lo avrà anche detto per scherno, ma per come sono fatto io gli avrò sicuramente ricordato quanto la sua vita adulta fosse invece un successo, tra droga, corna ecc... :D

      Moz-

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    4. ahahaha, l'accoppiata drug & horns! :D

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    5. Torna sempre utile^^

      Moz-

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  17. Siamo tutti un po' Peter Pan, anche un modo per rimanere giovani mentalmente.
    Serena domenica.

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    1. Credo sia necessario, la vecchiaia è brutta^^

      Moz-

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  18. Siamo fin troppo simili, mentre leggevo il post dove descrivevi te praticamente leggevo me stesso. Non c'è un solo punto in ci non mi trovi d'accordo con te, o meglio forse uno c'è: io per la persona giusta la cameretta la lascerei, ma daltronde pur certo di averlaormai trovata, ugualmente non mi piace fare progetti a lungo termine e quindi resto in cameretta lo stesso per ora!

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    1. Mi fa davvero piacere! :)
      Comuqnue fidati, la cameretta è sempre un bel posto dove tornare, di tanto in tanto...^^

      Moz-

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  19. io ci vado molto cauto prima di dire che preferisco evitare qualcosa, perché una volta mi hanno parlato della sindrome evitante di personalità e quindi so che può essere una cosa seria... poi sicuramente è vero che molte cose le evito, ma credo più per mia indole che per altro...
    e sicuramente se c'è una cosa che va combattuta, è l'idea che si debba per forza avere figli o crearsi una famiglia per essere persone mature...
    non è assolutamente vero! mica tutti quelli che fanno figli sono maturi, magari lo fossero...

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    1. La verità è che i figli sono un grossissimo impedimento sono il blocco della vita non li voglio assolutamente e non ho mai sognato di averli neanche da bambina. Chi li fa in questi tempi così bui è un totale pazzo distaccato dalla realtà con il mondo così marcio che c'è da anni li condanna alla morte certa e dolorississima.

      Firma

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    2. Già... è una cosa che bisogna accettare. Sembra che farsi una famiglia sia considerato il passo necessario per diventare uomini o donne.
      E un po' la vedo come Firma, non è nemmeno tempo giusto per farne^^

      Moz-

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  20. Credo sia giusto rimanere bambini quando è giusto rimanere bambini. Esserlo sempre invece è una bambinata.
    😁

    Ma per fortuna non si deve essere grandi "24 ore su 24"
    Non credo tu soffra di tale sindrome se fai un lavoro del genere con ragazzi. Vivere "giocosamente" non vuol dire essere piterpan

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    1. Probabile sia come dici, eh.
      Ma tanto a me non importa se sono o meno PP... l'importante è che io mi diverta e stia bene^^

      Moz-

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  21. Mah....non credo nella sindrome di Peter Pan , dico solo che se sei indipendente economicamente puoi permetterti tutte le sindromi che vuoi.😂
    Sempre nel rispetto altrui chiaramente.

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    1. Ahaha hai ragione... ma quella è la sindrome dei vizi^^

      Moz-

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  22. Hai fatto una disamina da 10 e lode :D devi conoscerti molto bene. E questo è un complimento, te lo assicuro.

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    1. Penso di sì, almeno questo.
      Penso di conoscermi da sempre: ho capito completamente chi ero alle medie :D

      Moz-

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    2. Io invece alle medie (nel senso buono) non capivo niente :), cioè ero un altra persona rispetto a oggi...
      Moz cosa intendi dire che avevi capito chi eri?

      Un mio compagno delle medie disse che da grande voleva diventare avvocato obiettivo che ha raggiunto 3 anni fa... Intendi qualcosa del genere? Avevi già consapevolezza della vita?

      Io invece ero il classico preadolescente ingenuo... Molto ingenuo...

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    3. Nella mia immaginazione gli Stati Uniti erano come nei film e telefilm, i carcerati mangiavano in mensa, 18 anni era un'età da grande... Dormire a mezzanotte ogni notte era qualcosa che facevano solo i ragazzi sbandati...
      La mia vita era circoscritta in quel microcosmo famigliare e scolastico.

      Poi da adulto mi sono reso conto della realtà.

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    4. Una volta scrissi un post preciso sulle scuole medie, lo trovi qui:
      https://mikimoz.blogspot.com/2020/04/blog-scuole-medie-mikimoz.html
      Per farla breve: ero al pieno dell'energia, al pieno dell'amore per la vita, ogni cosa che facevo era un successo o una figata.
      Mi sentivo libero, con la mente apertissima e ho capito tutte le mie potenzialità, ho formato la mia persona sotto ogni profilo.
      Pensa una cosa: facevo riviste fatte in casa e dicevo sempre che volevo scrivere... beh, un po' lo faccio, no?^^
      P.s. anche per me l'America era quella che dici tu, mentre sono sempre stato attratto dalla vita notturna, pub e locali... sempre in ottica da film^^

      Moz-

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  23. Non credo che siamo tutti affetti da sindrome di Peter Pan. Io convivo bene con la parte infantile di me e le lascio spazio, ma non per questo schivo le parti "da adulti" della vita, cosa del resto non sempre, e non per tutti, possibile. Nemmeno lo vorrei, tutto sommato. Non sono una bambina, sono una donna adulta. Mi piace così. :)

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    1. Certo, ci sta.
      Ma anche io per esempio sono adulto, per dire: infatti credo siano semplicemente inclinazioni caratteriali^^

      Moz-

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  24. Be' meglio questa che quella di Stan dove vedeva merda ovunque crescendo! 😂✌

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  25. Una riflessione molto interessante che mi porta a pensare a una dinamica che sto vedendo in molti ragazzi e che mi perplime.
    Non credo di avere la sindrome ma sto attento a come sta il mio io-bambino poichè il suo benessere conta più dell’adulto per quanto riguarda le vicissitudini della vita.
    Io vedo tanti adulti che si comportano in modo infantile e tanti ragazzi che invece hanno già assorbito a 15 anni il modo di fare di un adulto disilluso e questo mi preoccupa assai. Se a 15/16 anni parli quasi solo di politica e di grandi sistemi ti stai perdendo l’opportunita di vivere il tempo della leggerezza e se poi pretendi di viverlo a 40 anni non puoi fare che danni a te, alla tua famiglia e alla tua vita.
    C’è un tempo per tutte le cose ma coltivare il proprio io-bambino è fondamentale per collocarsi al centro del vissuto, se poi questo significhi essere affetti dalla sindrome di peter pan non lo saprei dire.

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    1. Esatto, madonna che ansia i ragazzi così!!
      Cioè, relax, boys! Che cavolo.
      Chissà perché la gente vuol crescere subito, farsi subito grande.
      Forse perché da bambino non ha attenzioni, e crede di averne crescendo...

      Moz-

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  26. Io ho fatto una serie di scelte che vanno al contrario della sindrome di Peter Pan, eppure contemporaneamente mi piace fare cose che si potrebbero definire "infantili" o quanto meno inadatte a un uomo maturo...
    Secondo me le cosiddette responsabilità nascono anche dal bisogno. Siamo cresciuti in un'Italia che era (dicevano) la sesta o persino la quinta potenza economica del mondo, benessere diffuso, un paio di scarpe nuove al mese e vacanze alle Maldive per tutti (quando già solo i nostri nonni raccontavano di un paio di scarpe che dovevano durare decenni e si "rattoppavano" di continuo per non buttarle e di viaggi lunghi una giornata, andata e ritorno compresi, per vedere il vicino santuario e fare una scampagnata...)
    Insomma, siamo cresciuti nel benessere, non abbiamo avuto la necessità di fare lavoretti per comprarci qualcosa, siamo stati avvezzati a ricevere tutto, penso che se fatichiamo a prenderci le nostre responsabilità è anche perché per nostra fortuna non abbiamo mai avuto necessità impellenti che ci spingessero a farlo...

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    1. Esatto, è sicuramente anche questo, il momento storico vissuto (e comunque la fortuna personale).
      Sono fattori determinanti, che ovviamente influiscono quel che poi andremo a essere una volta diventati "adulti formati"^^

      Moz-

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  27. Di fatto, questa sindrome non esiste.
    Perché che cosa vuol dire "crescere"?
    Ha a che vedere col compiere un determinato numero di anni? Se sì, quale?
    Ha a che vedere con l'aver compiuto un determinato rituale di passaggio? E qual è? La patente, la maturità, il primo rapporto sessuale?
    Ha a che vedere il "prendersi delle responsabilità"? E quali sarebbero? La famiglia, il lavoro, le incombenze sociali?
    Ci credo che non sia nel DSM, come dicevi, perché si basa su qualcosa di indefinibile, e che nella società contemporanea è diventato ancora meno definibile.

    La realtà che sta dietro a questa visione del Peter Pan, usata spesso con intento denigratorio, è riconoscere quei soggetti che non assecondano i comportamenti che ci si aspetta da loro in quanto membri della società, definiti sulla base di eredità culturali praticamente secolari se non millenarie.
    La società ci impone tutta una serie di cose per esserne considerati suoi membri "a tutti gli effetti": come la costituzione di un nucleo famigliare, un lavoro stabile, rapporti sociali normostabili. Se l'individuo non asseconda questi stati sociali, allora viene etichettato come strano (o meglio deviante), e quindi è persino da stigmatizzare. Ecco allora l'etichetta di Peter Pan.
    Dall'altra parte i "Peter Pan" o sono così forti da andare oltre l'etichettatura oppure ne restano travolti, avvertendo un senso di inadeguatezza di fronte alle richieste imposte dalla società.

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    1. Ahaha ma poi c'è anche chi, come me, ama essere DEVIANTE.
      Io mi batto affinché tutto attorno a me sia nel caos.
      Stuzzico per minare gli equilibri sociali che citi, amo instillare dubbi nelle persone e amo vedere questo mondo collassare sempre più.
      E non scherzo :)

      Moz-

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    2. Ma infatti!
      Fai un post serio e poi i commenti li butti in caciara.
      A 'sto punto potrei dire che alcuni post, tipo questo, te li scrive un ghostwriter e tu intervieni solo nei commenti.
      Ma giusto per stuzzicare e creare caos, così mi allineo al tuo pensiero.

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    3. Ma guarda che io ero serio davvero!! 😅

      Moz-

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  28. A me viene in mente la nuova pubblicità della Lego "Adults welcome" :D Come hai scritto tu, non c'è nemmeno più la scusa di un figlio per comprarli, dato anche i prezzi e la complessità che hanno! Io non so se ho questa sindrome, certamente sto bene con mia moglie e nella mia casa, ma ho anche "interessi" da ragazzo, oltre che comunque da adulto

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    1. Ma infatti, e come si evince fra le righe, gli interessi da adulto possono essere anche i Lego complessi! XD
      Ma poi, gli interessi da adulto comunemente intesi quali sarebbero?
      Impegno politico? Farsi i selfie con Salvini? XD

      Moz-

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  29. Una cosa risalta tra i commenti: l'importanza della cameretta. Io non l'ho mai avuta, nel senso che la "cameretta" era studio di papà e ci dormivamo io e mia sorella, quindi gà da lì comprendi che il Peter Pan che sono ora sapeva già da allora che avrebbe dovuto attendere tempi migliori, del resto, per definizione, un Peter Pan non può avere problemi di tempo. Quello che io continuo a chiamare studio, ma di fatto è divenuta la mia cameretta, c'è l'ho solo da sei mesi a questa parte, con l'ultimo (e voglio immaginare) definitivo trasloco. prima avevo un soppalco tutto mio ma erano davvero due metri quadri. Potevo collezionarci sospiri al massimo. Ma il punto vero probabilmente lo evidenzi nell'ultimo commento: ci sono adulti che credono di essere adulti perché maneggiano miliardi o acchiappano donne con uno schiocco di dita o spostano confini di uno stato a capriccio: dategli un paio di Masters..

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    1. Molto interessante la cosa che dici... in sostanza la cameretta te la sei creata col tempo, da adulto (anagraficamente) perché era qualcosa che ti era mancata da bambino.
      Tutti hanno bisogno di questo spazio, secondo me...^^

      Moz-

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  30. Non so cosa rispondere molti aspetti non li ho ma lubsento vivo e curioso versi la vita. Forse sono un peter pan a metà

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    1. Vivo e curioso verso la vita è un'attitudine da mantenere assolutamente!

      Moz-

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  31. Nessuno è veramente adulto (che significa essere adulti?), sono d'accordo.
    Questo tratto della tua personalità non mi sembra un problema, non solo perché riguarda pressappoco tutti ma anche perché neanche mette a repentaglio la tua vita sociale e lavorativa.
    (Anche io sono una kidult, btw).

    - V

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    1. No, infatti... non credo sia assolutamente un problema.
      Anche perché considero bambini, in peggio, molte persone adulte che maneggiano cose serie...

      Moz-

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  32. Credo che questa "sindrome" sia lentamente in crescita per un motivo molto semplice.
    Nella società moderna c'è una minore necessità di assumersi responsabilità.

    Si matura prendendosi responsabilità e avere responsabilità porta a maturare.
    Non che non si possa essere "maturi" anche senza responsabilità o senza "la voglia di crescere" non sono cose strettamente legate.
    Ma è evidente che non avere responsabilità ci permette di mantenere un rapporto con la società e la collettività più "libero" meno obbligato nei comportamenti e nelle relazioni.

    Ad esempio una volta non metter su famiglia era "quasi" obbligatorio ora non ce ne si stupisce più molto e non sorprende che ci si "goda la vita" posticipandola sempre di più.
    Ieri 2 genitori senza figli significava "problema fisico di lui o di lei", oggi spesso è una scelta di entrambi, scelta che quindi porta a non dover avere "la responsabilità" di crescere un figlio (e di maturare) ma di poter vivere il rapporto di coppia in modo più "leggero" persino "spensierato" (ok esagero).

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    1. Aggiungo anche l'annosa questione del "lasciare la casa genitoriale" sempre più tardi.
      Cosa che nasce come necessità... "non ho l'indipendenza economica sono costretto a vivere a spese dei miei" ma che radicandosi nelle abitudini finisce anche per diventare un "ma chi me lo fa fare di crescere e diventare indipendente, qui ho vitto e alloggio e zero responsabilità".

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    2. vivere in casa con i genitori non vuol dire necessariamente avere "zero" responsabilità... dipende come la cosa viene vissuta... può essere così per molti, ma ci si può anche creare una propria autonomia pur stando a casa dei genitori, dipende dalla sensibilità dei figli...

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    3. @LucaS: esatto, i tempi stanno cambiando.
      Oggi forse non siamo più avvezzi a "serietà" o sacrifici.
      Prima si teneva insieme un matrimonio anche se le cose andavano male (o malissimo, come le violenze domestiche).
      Oggi con uno schiocco di dita la relazione finisce e ne inizia un'altra.
      @Alessandro: Infatti, penso che ci possa essere una certa autonomia... certo comunque nei limiti perché purtroppo non ti sarà mai concesso fare proprio tutto.

      Moz-

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    4. @Alessandro, sicuramente, io stesso ho vissuto per anni a casa con mia Madre pur lavorando fino all'acquisto di una casa (con mutuo ovviamente), e ancora oggi ritengo che l'indipendenza economica sia il vero (o quantomeno il primo) spartiacque, a volte per scelta altre per necessità.
      Infatti parlavo dei casi in cui tale indipendenza non si è raggiunta, una volta si sentiva maggiormente la spinta a "lasciare la casa" a tutti i costi, anche vivendo di lavoretti, dividendo affitti con altri, e/o con aiuti economici familiari ma comunque era sentita come un passaggio da compiere il prima possibile.
      Oggi questo lo si sente meno, anzi per assurdo il vecchio detto "questa casa non è un albergo" oggi in certi casi diventa la pura e semplice verità, in aumento.

      Naturalmente questo si ricollega anche all'altro discorso, il metter su famiglia.
      Ritardando quel passaggio inevitabilmente si rimane più a lungo con i genitori non essendoci una motivazione "obbligata" chge forzi il cambiamento.

      Sono tanti fattori che sommati contribuiscono, a volte pesa più uno altre volte altro.

      Quindi anche le domande sono varie.
      Perchè si sente meno l'esigenza di metter su famiglia? E va bene anche una "semplice" frequentazione di coppia?
      Perchè lo stimolo dell'indipendenza è meno sentito, e la comodità del vitto+alloggio gratis non viene visto come un marchio d'infamia ma anzi come un benefit?

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    5. Beh MikMoz il discorso famiglia e relazione forse è anche più complicato e ci sono di mezzo tanti altri problemi molto seri e gravi (a partire dalle violenze fisiche e psicologiche di un patner sull'altro).

      Direi però che la debolezza del legame familiare un po' dipende dallo sdoganamento da parte della società del rapporto tra due persone.
      Provo a spiegarmi, una volta magari veniva visto QUASI come normale che l'uomo avesse un amante, purchè diciamo la cosa fosse tenuta il più riservata o segreta possibile (quantomeno al di fuori della cerchia di amici), questa visione della società influiva così tanto che persino la moglie finiva quasi per accettarlo... "meglio cornuta che abbandonata".

      Mano a mano la società ha reso "normale" anche il tradimento di lei, abbastanza ovvio d'altronde, mica tutte le amanti erano nubili, o meglio si è arrivati ad accettarlo nell'ottica dell'uguaglianza tra i sessi.

      Il passo successivo è stato che se io posso avere un amante e lei può avere un amante alla fine quello che conta più del legame familiare è l'attrazione (sentimentale, sessuale, quello che volete) tra due persone.
      E da lì al "si ho conosciuto questa persona e me ne sono innamorato, ho divorziato il mese scorso per andare a vivere con lei" il passo era inevitabile.
      Ma questo è figlio di un reciproco consenso, tornando sopra oggi il "meglio cornuta che divorziata" non vale più, o meglio ha sempre meno peso, e anche il vecchio "facciamolo per i bambini" conta poco, tanto si è capito che si possono crescere benissimo anche con 1 solo genitore.
      Aggiungiamoci come ciliegina una sempre maggiore indipendenza economica femminile (pur con difficoltà anche grosse) e la "necessità" di mantenere la famiglia a tutti i costi diventa sempre più rara.

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    6. Esatto, non è più un marchio d'infamia... è questo il bello!! :)
      La differenza, molta, è qui: non è più da sfigati essere bamboccioni.
      Gli amici della mia età, praticamente tutti, vivono coi genitori... Non me ne viene in mente nessuno che vive da solo, al di là di qualche esperienza di convivenza...^^

      Moz-

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    7. LucaS mi ero perso il tuo commento...
      Vero, è che proprio certi parametri sono cambiati.
      Il fatto che la società non sia più patriarcale (o fallocentrica) -e per fortuna, sotto molti aspetti- ha fatto sì che alcune cose collassassero... alcune convinzioni/convenzioni.

      Moz-

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  33. Come non essere d'accordo con quanto scritto. Secondo me perdere quel Peter Pan che abbiamo dentro vuol dire perdere parte di se stessi e di ciò che si è.
    In fin dei conti sono uno che ha come mantra le canzoni degli 883 quando dicevano "a esaltarci per un niente,
    basta che sia divertente".
    Ed è quello fondamentalmente il fulcro, avere quel senso di spensieratezza che molto spesso ti "impongono di perdere".
    Trovati un lavoro, una morosa, sposati, fai figli.
    Capiamoci, non dico che sia sbagliato, ma non lo dobbiamo vedere come un "obbligo della società".
    Deve essere una volontà propria, che però non ti deve precludere la leggerezza dei momenti più spensierati.
    Personalmente se perdi quelli, sei morto.

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    1. Esattamente, Ric: è così.
      La gente vive in questo vortice di convenzioni/convinzioni, una cosa che da sempre combatto a modo mio, cercando di deviare il mondo attorno a me, magari facendo riscoprire alla gente delle cose che credevano perdute o sopite per sempre.
      Non è mai troppo tardi per ribellare il mondo^^

      Moz-

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  34. Bella riflessione, conclusa con quello che per me è un po' il succo di questo argomento. A me piace proprio parlare di "evoluzione". Io continuerò a interessarmi a cose che mi interessavano anche da piccolo perché mi fanno stare bene. Mi piace giocare, vedere cartoni, fare scherzi, non prendersi sul serio (quando si può, ovviamente). La differenza sta tutta proprio tra un "Peter Pan evoluto" (chiamiamolo così) e un bimbo di 40, 50 anni che no, non è un Peter Pan, ma un semplicemente un CX#O1X 😅 E sapessi quanti ne conosco... che poi, magari, se gli dico che quando capita mi leggo un Topolino o mi guardo un bel cartone animato, si fanno pure quattro risate. E vabbè...

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    1. Eh, ma quelli che ridono perché leggi Topolino, se vai a vedere la loro vita "da adulti", nascondono magagne niente male: insofferenza, insoddisfazione, fallimenti mascherati da un successo di facciata.
      Io, piuttosto che essere così e vivere depresso, preferisco leggermi Caccia a Paperinik e stare bene, perché sì, faccio le cose che mi hanno fatto stare bene e continuano a farmi stare bene^^

      Moz-

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  35. Beh, per fortuna la società è un po' cambiata e si può vivere serenamente anche come fai tu.
    Non siamo negli ambienti rurali di inizio '900 in cui si figliava per avere forza lavoro, oggi si può anche vivere secondo i propri costrutti e non significa necessariamente vivere ai margini della società.
    Ognuno nel rispetto delle leggi fa le sue scelte e la sua vita ed ha stesso valore e dignità che tu sia madre, padre, marito, moglie, single impenitente o persino barbone, per quel che mi riguarda.

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    1. Esatto, ma così dovrebbe essere.
      Anzi, miro io a mettere ai margini della società chi la vede diversamente XD

      Moz-

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  36. Miki cosa pensi del film Hook - Capitan Uncino? Per me Steven Spielberg ha avuto un idea geniale...
    Secondo te in questo film oltre l'intrattenimento possiamo scorgere tematiche importanti? Il Peter Pan diventato adulto può essere una rappresentazione dei sogni che perdiamo con la crescita?

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    1. Anche se non ho mai molto apprezzato quel film, e non so perché, ne riconosco il valore: sì, è proprio quello il senso!^^

      Moz-

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  37. Buon pomeriggio, Miki Pan, oggi mi è capitata una cosa curiosa che volevo condividere, e premetto, non so se per caso l'hai già raccontato tu questo aneddoto.
    Per una serie di circostanze mi trovo a leggere il testo che Henley scrisse per Invictus, l'hai visto? È una poesia meravigliosa. Mandela la leggeva in prigione per ricavarne forza. In rete cerco informazioni su di lui: William Henley all'età di 12 anni si ammala di tubercolosi ossea. Questa malattia gli provoca l'amputazione della gamba sinistra, viene risparmiato il piede destro per una errata diagnosi e sarà questo che nel tempo tornerà a tormentarlo. La sua salute gli impedisce di frequentare con continuità la scuola ma nel 1867 supera l'esame della Oxford Schools e si trasferisce a Londra dove tenta la professione di giornalista.
    Ma tornerà ad ammalarsi e negli otto anni successivi il suo lavoro verrà interrotto dai continui ricoveri. Nel nosocomio scozzese trascorrera' tre anni ricevendo le visite di vari scrittori tra i quali Louis Stevenson e James Barrie.
    Provato nel fisico, ma non nell'animo, su quel letto d'ospedale scrive la bellissima poesia Invictus - Invincibile.
    Uscito dall'ospedale, in migliori condizioni rispetto a tre anni prima, si sposerà e dall'unione nasce Emma Margaret Henley. Purtroppo anche lei afflitta da gravi problemi di salute muore all'età di cinque anni non prima di aver ispirato il personaggio di Wendy Darling nel capolavoro di J.Barrie "Peter Pan"
    Incapace di parlare chiaramente la piccola Margaret chiamava il suo amico Barrie "fwendy-wendy" col quale verrà appunto chiamato il personaggio femminile del libro.
    Ma Barrie non è l'unico ad ispirarsi alla famiglia Henley.
    Robert Louis Stevenson si ispirerà proprio a lui per il personaggio di Long John Silver nel suo "L'Isola del tesoro".
    Stevenson lo spiegherà così al suo amico: "Ora farò una confessione: è stata la vista della tua forza mutilata e grande abilità che ha generato Long John Silver, l'idea dell'uomo mutilato, dominatore e temuto, viene completamente da te".

    Volevo condividere questo perché da una bella poesia, da un poeta, è nato, sono nati questi retroscena e io li ho trovati incredibili.
    Poi avendo tu parlato della sindrome di Peter Pan mi è venuto spontaneo pensare a questo post che ha avuto così tanti consensi, tanti commenti mi hanno davvero commossa.
    Ciao!

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    1. Lory, ciao!
      Hai fatto benissimo a scrivere questo grande enorme aneddoto, anzi forse una serie di aneddoti, che sembra l'ideale chiusura di tutto questo post che ti è piaciuto molto.
      E sai... NON SAPEVO NIENTE, cioè sapevo di Wendy ispirata a una bambina, ma non chi fosse, e che appunto ci fossero tutte queste connessioni... letterarie, da una poesia (anzi, da una persona, anzi da una famiglia).

      Moz-

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