[RETROSPOT] Saila, il piacere che uccide (1988)

                    


La voce di Clara Serina de I Cavalieri del Re (celebri interpreti di sigle cartoon) ci accompagna in questo spot datato 1988 della liquirizia Saila.
Saila è un piacere, piacere che uccide: era questo il jingle, terrorizzante come la pubblicità che mostrava una diavolessa trascinare in un'altra dimensione un povero ragazzo intento a leggere il giornale in un bar.
Il tutto, sulle note spaziali di stranianti effetti al sintetizzatore.
Fino ad allora, la diavolessa si limitava a "uccidere" i malcapitati, ma riportandoli poi nella realtà, dopo il viaggio onirico e travolgente:


          


Nel 1989 ne arrivò una versione ancora più "forte":


          

 

Questo spot, ovviamente ironico, in realtà mi trasmetteva molta ansia (non riuscivo a coglierne il vero significato, che aveva anche echi erotici), tanto che non volevo mangiare le Saila pubblicizzate dalla donna col caschetto nero (e se poi morivo davvero?).
L'inquietante musica era firmata da Jean-Michel Jarre.
È vero o no che la televisione di un tempo faceva davvero più paura, come discusso in questo articolo QUI
Nel 1990, la Serina intona altre strofe per Saila Menta, con la diavolessa che irretisce un altro uomo allo stesso bar, facendolo sprofondare nella più fresca acqua rispetto al bagno di sangue/lava della pubblicità precedente, in una sorta di remake del primo spot:


          


"Il piacere che uccide", slogan forte e audace delle caramelle Saila, continuava a essere usato anche per la pubblicità delle liquirizie in sacchetto:


          


Chi di voi ricorda questi spot?
Eravate attratti dalla diavolessa col caschetto nero?

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14 commenti:

  1. Me lo ricordo, in effetti l'ho sempre trovato di cattivo gusto. Però erano tempi in cui si faceva meno caso al "politicamente corretto", soprattutto negli spot pubblicitari. Lo spot Vigorsol in cui al tipo che ha solo avuto la fortuna di vincere al bingo gli cade addosso una macchina dal cielo, era molto più "feroce" del recente spot sulla mamma "distrutta" perché non da merendine buone a sua figlia. Però lo spot delle merendine di questi ultimi anni ha causato polemiche, mentre lo spot Vigorsol di allora non ricordo che abbia suscitato alcun genere di reazione da parte di Moige, Codacons, o quant'altri.

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    1. Quanto è vero che i tempi cambiano.
      Oggi devi farli per essere controcorrente contro il politicamente corretto (vedi appunto il caso Buondì Motta) mentre prima era semplice esercizio di stile e provocazione sottile^^

      Moz-

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  2. Il piacere che uccide oddio che motto forte troppo spinto anche per quegli anni, forse era stata ideata per Halloween?
    Le più cupe sono quelle fino all'uomo che cade nel burrone di sangue, le altre cantate con la voce cantinelante e da cantastorie sono le meno tese.

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    1. No, figurati: Halloween non era un qualcosa di concreto, all'epoca.
      Era semplicemente una provocazione, un qualcosa di forte... Sì, l'uomo che cade nel burrone col sangue è IMPRESSIONANTE.

      Moz-

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  3. Ricordo gli spot, i primi due non li trovavo affatto inquietanti quanto piuttosto maliziosi e sensuali, sebbene lo slogan fosse "fuori posto".
    Dal terzo, col cambio di attrice (mi pare, meglio la prima) si calca la mano sul fatto che il malcapitato fa davvero una brutta fine, restando di lui le sole scarpe. E la diavolessa che ammicca pure, quasi a ironizzare sulla "saga" stessa degli spot.
    Diciamo che le prime due pubblicità invogliano all'acquisto (e anzi a volte canticchiavo il motivetto quando prendevo una qualunque caramella dal gusto fresco e forte!), le successive no: perché dovrei comprare delle caramelle letali? Per divertire una diavola col caschetto?

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    1. Esatto: i primi due sono molto onirici. Hanno sempre un senso straniante, ma si risolvevano in un "sogno".
      Gli altri sono effettive morti, infatti io da piccolo avevo paura di mangiarle... però penso che abbia funzionato, la provocazione.

      Moz-

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  4. La diavola nel primo spot ha gli incisivi stortissimi che modella fuori dai canoni usarono. Sono tetre anche oggi.

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    1. Non si badava molto a questi dettagli; comunque poi la cambiarono...

      Moz-

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  5. Mai considerato inquietante anzi, la trovavo (relativamente parlando perchè alla prima avevo 10 anni scarsi) arrapante assai, tant'è che il caschetto in una ragazza ancora oggi mi attira molto XDXDXD
    Poi il "piacere che uccide" si era un po' buttato lì ma non mi ha mai suscitato la sensazione che fosse una pubblicità diversa dalle altre... forse un po' eccentrica ma nemmeno tanto nel contesto degli anni 80.

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    1. Sì, il caschetto attira anche me: Valentina, Mia (Thurman)...
      Resta però che, tra musica al sintetizzatore, scene oniriche, elementi horror (il pozzo di sangue)... io avevo paurissima :o

      Moz-

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    2. No ma ci sta Moz.
      Io da piccolissimo ero terrorizzato da Louis Armstrong (che appariva in uno spot televisivo): questo per farti un esempio mio personale di come da bambini a volte si era terrorizzati da cose che di pauroso non avevo in realtà nulla. Ognuno ha le proprie, è normale ;)

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    3. Sai, io sono appassionatissimo di queste cose.
      Mi sono chiesto se non era la TV a essere più oscura, magari come colori e come qualità di segnale, per dire... ma c'era qualcosa. Qualcosa, forse di subliminale (anche non voluto, eh) che ci faceva paura nelle cose che non avrebbero dovuto farne...

      Moz-

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  6. Attratto dalla diavolessa, ma non dalla liquirizia, mai piaciuta, e comunque Saila pochissime volte.

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    1. La diavolessa era veramente molto erotica 😈😈😈

      Moz-

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