Lavorando e avendo quindi spesso a che fare con ragazzi molto giovani, mi sono soffermato a pensare quanto i tempi siano cambiati, sul fronte nel nerdismo, rispetto a come si vivevano le passioni in passato.
Un cambiamento in corso da molto tempo ormai, ma che oggi mi ha fatto riflettere sul punto dove siamo arrivati.
E dove, forse, arriveremo.
Come scrivo nel mio articolo su Anime Cult 30 (in edicola proprio in questi giorni) parlando della "seconda invasione" giapponese in Italia (dal 1990):
Abbandonata, nell'immaginario collettivo, la dimensione del "sono cose per bambini", anime e manga interessano ora sottotribù di adolescenti e adulti intenditori, in un sottobosco dove inizia a decadere anche la vergogna (solitamente provata, fino ad allora, dalle scuole medie in poi) di leggere fumetti o guardare cartoni.
Con queste parole mi riferisco a ciò che successe tendenzialmente dalla fine degli anni '90 in poi, quando il Giappone venne via via sdoganato presso la cultura italiana, e anime/manga/videogiochi iniziarono a non essere considerati più soltanto cose infantili.
La consacrazione definitiva dell'animazione giapponese si ebbe con Mononoke Hime a fare da testa di ponte, e poi con la parte anime vista in Kill Bill di Tarantino. Uno dei registi più cool di sempre, fico, di moda, che utilizzava scene animate in Giappone per il suo nuovo film dall'estetica ultraviolenta e postmoderna.
E da lì, la cultura nerd in generale è diventata via via di moda.
Passando da qualcosa per sfigati a qualcosa di nicchia, e poi da nicchia cool a fenomeno pop.
Le fiere del fumetto diventano imperdibili appuntamenti sociali e culturali, multimateria, importanti e lontane sia purtroppo dagli approfondimenti delle origini, sia per fortuna dal fanatismo ghettizzato al gusto sudore.
Ricordo di quando, ai tempi del liceo, non solo Lupin III e Dragon Ball divennero imperdibili per tutti, ma anche quando iniziavano a circolare le vhs di film come Ninja Scroll e simili, appannaggio degli studenti più alternativi, all'avanguardia, ma non emarginati.
E io che leggevo manga e guardavo anime da secoli assistevo a questa trasformazione sociale.
Torniamo a me, appunto.
Notavo appunto come oggi i ragazzi dai 12 ai 18 anni - per considerare una fascia che prima era stata molto fragile sotto questo punto di vista - non hanno più alcuna vergogna nell'acquistare Topolino, nel guardare qualunque anime, nel fare cose che la società aveva sempre considerato infantili anche quando non lo erano. Ma anche quando lo sono per davvero!
Giochi e giocattoli, costruzioni, oggettini, sorpresine.
Sembra che l'estremismo dell'essere adulti (tendenzialmente: dover improvvisamente pensare solo alle "cose serie") sia appannaggio oggi solo di una fetta di popolazione scarsamente scolarizzata, che per sua natura o per - purtroppo - necessità superiori, debba abbandonare presto la dimensione ludica per dedicarsi solo alle responsabilità più tristi (dal lavoro in poi).
Di per sé, se ci pensate, è assurdo già solo immaginare che ciò sia successo davvero: perché smettere di fare qualcosa di piacevole (esempio: giocare) solo perché si cresce?
È chiaro che crescendo il gioco sarà diverso, le collezioni saranno viste con altri occhi, così come l'argomento delle letture potrà evolvere. Ma perché smettere?
Perché cancellare ciò che ci ha fatto stare bene, invece di portarlo con noi, lasciando che cresca con noi?
In effetti io, personalmente, non ho mai smesso.
Ma ricordo che, ai tempi delle medie, appassionato di Batman: The Animated Series, ricevevo dai compagni di classe commenti sarcastici (per fortuna bonari, ma per molti non è stato così).
Batman. The. Animated. Series.
Un gioiello dell'animazione, salutato da sempre come opera imperdibile non solo per gli amanti dell'Uomo Pipistrello.
Ecco: oggi alcuni di quei compagni, a distanza di trent'anni, mi chiedono informazioni su Batman e ammettono che all'epoca io facevo bene a continuare a guardare cartoni e leggere fumetti.
Ma infatti: perché non avrei dovuto? Perché avrebbe dovuto essere meglio l'aver smesso?
Non c'è risposta, perché non esiste una risposta intelligente a questa domanda.
Non esiste una motivazione, se non quella di essere schiavi dell'assurda pressione sociale.
Della massa, del sentire comune.
E io, francamente, me ne sono sempre fregato di ciò.
Anche perché spesso chi fa battutine su cosa leggiamo/vediamo/facciamo, è qualche microcefalo che vive solo di calcio e bar, o magari guarda solo cose come Grande Fratello Vip e Uomini e Donne.
Mi è stato fatto notare come giustamente non sia stato così per tutti: tanti, anche miei coetanei, hanno continuato a subire pressioni e discriminazioni per le loro passioni "da nerd" o peggio per gli hobby considerati bambineschi.
Qui dovremmo parlare ancora della società e i suoi dettami assurdi, e di come - per starci dentro - tutti si adeguano, magari continuando a fruire di nascosto (come fosse un crimine) di fumetti e cartoni.
È chiaro che vi sono comunque situazioni tossiche e pericolose, nel cosiddetto nerdismo.
Il classico lato oscuro. Ma di questo ne riparleremo.
![]() |
Oggi la lettura di fumetti o la visione di opere animate è stata fortunatamente normalizzata.
Stranger Things è un'opera emblematica perché racconta l'emarginazione dei nerd anni '80 ma ce la mostra in quest'epoca, a due tipi diversi di pubblico (e di nerd).
Creando essa stessa, così come anche The Big Bang Theory, una nuova visione "modaiola" del nerdismo: sdoganandolo, rendendolo pop.
Praticamente gli sfigati, adesso, quasi sono coloro che non fanno alcuna "cosa da nerd".
Si arriverà a questo, visto che la cultura pop è ormai di interesse comune?
![]() |
| le domande di cultura generale prevedono ormai spesso anche "cose nerd" |
Alla fine, oggi è decaduta la nicchia stessa del nerdismo, come pure la moda sta passando e resta quel che è giusto resti; decadono le barriere e quei confini che ingabbiano, e le cose nerdistiche diventano - giustamente - solo passioni come altre; da affiancare allo sport, al canto, alla musica, alla cucina...
Ed è meglio così: la naturalezza senza ghetti.
Provocazione: in quanti, tra i nerd più attempati, preferiscono il mondo precedente? E magari solo perché hanno sofferto per affermarsi, dovendosi nascondere e mentire?









"oggi i ragazzi dai 12 ai 18 anni - per considerare una fascia che prima era stata molto fragile sotto questo punto di vista - non hanno più alcuna vergogna nell'acquistare Topolino, nel guardare qualunque anime, nel fare cose che la società aveva sempre considerato infantili anche quando non lo erano. Ma anche quando lo sono per davvero!"
RispondiEliminaÈ ancora così e peggio Topolino lo legge solo il pubblico affezionato adulto di almeno trent'anni ma già questi sono rari è composto dai quarantenni e cinquantenni nemmeno i ragazzini delle medie, che triste, perché è visto come Peppa Pig per i bimbi piccoli delle materne e delle elementari.
Al massimo leggono i manga specie se sono fighi famosi ma soprattutto guardano gli anime.
Non è vero che è stato sdoganato è che tramite i media americani con i social, i film e telefilm l'hanno fatto diventare in parte figo e chi è nerd spesso è per finta non perché lo è davvero. È una moda come le altre, la maggioranza dei ragazzi non si interessa dei fumetti, cartoni e giocattoli e sono più "adulti" e snob delle generazioni precedenti.
No, lo tocco con mano ogni giorno: Topolino e i fumetti Disney non sono un problema per i ragazzini.
EliminaSono acquistati e letti regolarmente.
Poi, che la fascia principale di Topolino magazine sia ora quella dai 30 in su per una questione di cultura pop, passato, filologia interna... è un altro conto.
Ma nessuno si vergogna più di leggere cose Disney alle medie.
Che il nerdismo sia una moda l'ho detto, ma questa cosa - come ho scritto - sta decadendo anche, e naturalizzandosi.
Non parliamo di maggioranze o altro, parliamo di "discriminazioni": ovvio che ci sia chi non legge, ma leggere fumetti non è più visto con gli occhi di prima.
Moz-
Io trovo che la passione per manga ed anime sia abbastanza trasversale, piacciono all'operaio come al professionista, alla casalinga come alla professoressa. Ma allo stesso modo anche la mancanza di interesse e il considerare la cultura nerd come infantile è trasversale, certo è più diffusa negli over 65, ma ci sono anche giovani che ti guardano strano se dici che ti occupi di queste cose, soprattutto se poi racconti che lo fai come lavoro. Di occhiate costernate ne colleziono ancora oggi, da gente più vecchia di me, che mi dice che sono passioni troppo settoriali (non certo più di calcio, musica e simili) ma anche da coetanei e persone più giovani che guardano strano questo nostro mondo.
RispondiEliminaSicuramente Elena, parlando di lavoro, la cosa cambia.
EliminaAnche io penso di non riuscire a far capire immediatamente cosa faccio, secondo me molte persone lo ignorano persino o pensano che non sia una cosa seria, ma una passione e basta... Questo però diciamo che prende un po' tutti quei lavori che non risultano essere, per la società, "concreti": esempio non sei un medico, un avvocato, un muratore, un operatore ecologico, un poliziotto, un cuoco o un giornalista ecc. Cose "concrete" nell'immaginario collettivo.
Moz-
Ciao. Io non ti ho nascosto che l'80% degli argomenti che tratti nel blog per me sono sconosciuti quindi non mi permetto di addentrarmi nella materia, anche per evitarmi brutte figure.
RispondiEliminaUna frase però mi ha colpita: "Non esiste una motivazione, se non quella di essere schiavi dell'assurda pressione sociale.
Della massa, del sentire comune."
E ti devo fare i miei complimenti, perché dal nerdismo, (che brutta parola, non era meglio chiamarla passione, e il nerd chiamarlo esperto? 😳) quindi di nicchia, sei riuscito con una frase a descrivere il mondo attuale in toto, nella sua globalità di mediocrità dovuta da un sistema mediatico omologante che rende schiavi, massa.
Grazie e buona serata.
Le generazioni di giapponesi (almeno in passato perché non so adesso) facevano la stessa cosa di noi italiani finita la scuola si metteva via tutto.
RispondiEliminaAlla fine quasi tutti (me compreso) arrivati ad una certa età hanno smesso per svariati motivi.
Il motivo principale credo che sia la fine della magia e di conseguenza personali cambiamenti di bisogni e desideri e soprattutto la vita che che diventata orientata alla concretezza.
Noto che tra gli appassionati di letteratura della blogosfera diversi cinquantenni e sessantenni non hanno problemi a parlare di libri per ragazzi.
RispondiEliminaAnche io negli ultimi anni mi faccio molti complessi ☹️ prendendo esempio da loro e dall'importanza storica dei libri/fumetti/cartoni animati rivolti ai ragazzi perche privarsene?
Interessantissimo...
RispondiEliminahttps://www.bompiani.it/salotto/consigli-di-lettura-di-libri-per-ragazzi-per-adulti
Mi sento un minimo sollevato...
Riflessioni molto interessanti che in parte sento vicine. Non sono un nerd, ma leggo anche io Topolino e come me molti cinquantenni. Ricordo, quando da adolescente, abbandonai la lettura di Topolino per passare a Linus, rivista di fumetti più colta, ma pur sempre fumetti. Umberto Eco, Oreste del Buono, che su Linus scrivevano, sono stati fondamentali nel rompere questa barriera. Passati alcuni anni sono tornato a leggere Topolino.
RispondiEliminaIo mi astengo ad utilizzare terminologie e catalogazioni come "nerd" che oramai ha assunto praticamente il significato di poser, anzi potremmo arrivare a dire che sono sinonimi! Preferisco definirmi un'appassionato, un fan, un fruitore e simili... Ma MAI nerd con tutto il genere di stupidaggini stereotipate e modaiole/ipocrite che si tira dietro.
RispondiElimina"spesso chi fa battutine su cosa leggiamo/vediamo/facciamo, è qualche microcefalo che vive solo di calcio e bar, o magari guarda solo cose come Grande Fratello Vip e Uomini e Donne" e Un posto al sole aggiungerei.. qui la risposta su come viene deviata la presunta "adultità" per farla sentire adeguata al sistema convenzionale. Voi siete forse ancora un'anomalia, ma crescete senza limitazioni e non vi fate imbrigliare nè condizionare. Un omaggio alla libertà e alla bellezza del proprio crescere. Daje..
RispondiEliminaIo sono stato per anni nerd, per poi sfociare in otaku. Quando ero bambino/adolescente ho sempre amato il mondo dei cartoni animati, tanto giapponesi, quanto occidentali. I primi cartoni che riesco a ricordare nei primi anni di vita sono Niente Paura c'è Alfred, Tiny Toons, Lamù e ovviamente i cartoni Disney e Warner. Io nel corso degli anni, fin da piccolissimo, sono sempre stato uno che si è fissato per certi periodi per una serie: I Flintstones, Spider-Man, Sailor Moon, ma la svolta arriva quando ho 9 anni e seguo la saga del Grande Mago Piccolo di Dragon Ball su JTV. Non fraintendiamo, Dragon Ball lo conoscevo già prima, ma con l'arrivo su JTV di Dragon Ball 2 (ovvero gli episodi mancanti della serie 1) DB da cartone comico e guascone diviene più serio: il tema della morte viene acuito, Goku si fidanza, si sposa e la serie inizia ad avere quel carattere maturo che poi noteremo apertamente in Dragon Ball Z. Diciamo che per me gli anime icona massimi sono sempre stati due, i miei puti di riferimento, almeno un tempo: Dragon Ball e Card Captor Sakura. Quando nel 1999 vidi per la prima volta su Bim Bum Bam questo angioletto dagli occhi verdi delicato, puro, con la bellissima sigla di Cristina D'Avena, me ne innamorai apertamente. Io credo che se uno ha una passione debba sempre coltivarla senza mai esagerare, utilizzando la giusta misura, la Metriotes, come direbbe Archiloco di Paro. Purtroppo io, a causa di alcuni problemi personali che mi avevano reso timido e impacciato, avevo trovato un rifugio tossico negli anime. Per farla breve: da bambino/adolescente ho avuto un rapporto sano con i cartoni, il fatto è che poi non sono stato abbastanza maturo da rendere questo hobbie una categoria della mia vita, rendendola invece il centro. E mi sono perso tante cose belle a causa di ciò. Ragazzi non fate come me, è un consiglio, per chi legge. Ora sono cambiato, e del resto, come potrebbe non essere altrimenti? La vita adulta ti chiama al dovere, al lavoro, a questioni più importanti.... altre priorità. Oggi a 37 anni seguo poco, ma quel poco è ora divenuto un hobbie, non più un amore malato come quando ero otaku. Piccola osservazione Miki: a mio modesto parere in Italia si fanno troppe fiere del fumetto, dovrebbero essere ridotte, così come il numero di anime disponibile in streaming è tossicamente alto. Mi spiace, ma io sono per il semplice, perché da bambino sono cresciuto con la semplicità, che per quanto mi riguarda è la più grande ricchezza. Ti faccio notare il paradosso: gli anime e manga sono ora sdoganati in Italia, come in tutto l'Occidente, ma adesso essere nerd è divenuta una nicchia non più emarginata, bensì (come ho già detto in passto) d'elite. Il cartone non è più nazionalpopolare ma per figli di papà radical chic che, forse cresciuti e influenzati anche da tanti fuffa guru di Youtube, prendono le serie degli ultimi anni e si fanno esperti di storia dell'animazione giapponese. Da questa gente me ne sto volentieri alla larga, so come ragionano.
RispondiEliminaSintesi: Quando essere nerd era negativo non trombavi. Adesso che e' in voga, non sei piu' nerd e non trombi lo stesso.
Elimina