[PENSIERI] l'inizio delle passioni: una questione di estetica?

 


Mi sono sempre chiesto: come nasce una passione?
Cosa determina l'inizio di una dedizione verso qualcosa?
Cosa ci fa scattare quella scintilla che innesca il fuoco che poi arderà fortissimo?
Di hobby e interessi ne abbiamo tanti, ma da qualche parte (e in qualche modo) li avremo pur "incontrati". Basket o calcio, un genere cinematografico piuttosto che un altro, un regista e la sua produzione... compiamo inconsciamente delle scelte particolari.
Io credo sia una questione di estetica, unita al nostro personale momento storico.


In questo post parlerò principalmente di me, raccontandovi la mia esperienza più che altro con i prodotti di intrattenimento (fumetti e animazione in primis), per tracciare una linea che va dall'estetica a un mondo tutto connesso. Un insieme di sensazioni, di titoli, di situazioni specifiche che si sono combinate nel giusto periodo... anzi, nel momento più giusto e preciso possibile.
Un po' come un big bang personale e culturale.





Conoscevo già i manga. Li avevo letti ricolorati, o in formato originale, eppure erano - fino ad allora - solo dei fumetti come tanti, che anzi pure si perdevano in mezzo a cose che amavo di più (come le storie dei magazine «Topolino», «Super Action» o «Bunny Band»).
Eppure so dirvi di preciso quando rimasi fulminato da un fumetto giapponese, ossia il preciso istante che questo "mondo" è entrato in me in modo chiaro: fu con il manga di Sailor Moon.







Così diverso dall'anime, quel fumetto mi colpì per il tratto veloce, schizzato ed etereo, e per... il nero dei capelli di alcuni personaggi, così netto e lucido, dalle campiture volutamente imprecise che ne facevano risaltare la luminosità.
Anche la trama, ricca di dettagli "alieni" e paranormali (in un'epoca in cui andavano fortemente di moda millenarismi apocalittici, esoterismi e ufologia) mi travolse.
Però, prima di questa folgorazione, ci fu un altro incontro fortissimo con un altro manga: il Bastard!! edito dalla Granata Press.
E qui allarghiamo il campo.






Per la prima volta mi accorsi che c'erano fumetti "non ancora adatti a me", ma non perché non lo sapessi (avevo già letto qualche numero di «Zero», «Mangazine» e «Kappa Magazine»): trovai alcuni volumi di Bastard!! nella cameretta del fratello maggiore di un mio compagno di scuola, che mi proibì di sfogliarli ulteriormente a causa dei contenuti.
Allarghiamo il campo perché l'avere a che fare con altre persone, magari più grandi, in un momento di passaggio come quello rappresentato delle scuole medie (vedi QUI) può essere un'esperienza piena di stimoli: lo stesso ragazzo, coi suoi amici, giocava di ruolo. 
Fu la prima volta che vidi qualcuno fare, dal vivo, una cosa del genere. Si era aperto un mondo.






L'unica altra volta che avevo toccato con mano un gioco di ruolo fu a casa dei miei zii, perché mio cugino più grande aveva acquistato Cyberpunk 2020. Ma abitava in città, ci stava tutto, erano cose avanzate.
In ogni caso, credo che spesso ci innamoriamo subliminalmente dell'estetica di un prodotto.
È probabilmente solo questo che ci attira. Prendete le confezioni dei giocattoli della linea Masters of the Universe: i colori azzeccati, le tonalità scelte, le immagini evocative. Ecco cosa ci fa scegliere (in base alle nostre inclinazioni, ça va sans dire) un prodotto rispetto a un altro.
Amarlo, rispetto a un altro.
Qualcosa che si compone nella nostra mente, che ci attrae per un casuale mix di elementi amati, uniti (lo stesso per le Ninja Turtles, ad esempio).






Potrei dire, personalmente, la stessa cosa per Diabolik (che ho scelto rispetto, ad esempio, a Dylan Dog - che pure leggo - ), o Twin Peaks, o Berserk, o tutte le altre mie passioni.
C'è un mix di situazioni che determina la nascita di una passione: e oltre all'estetica è anche il trovarsi calati in un contesto. Qualcosa che ci appartiene, che sentiamo vicino, vivo.






Un'altra folgorazione che ho avuto, parlando però di animazione, è stata con la terza serie di Sailor Moon: lo seguivo anche prima, ma furono regia, messa in scena, situazioni e soprattutto fondali/colori a stregarmi. Qualcosa che non mi succedeva dai tempi di certi anime anni '80 in cui mi rispecchiavo molto sia quando erano "quotidiani" (vedi Orange Road, o le ultime maghette in tinte pastel...) sia quando erano "urbani".






E un'altra cosa che infatti mi ha sempre affascinato è proprio il mondo "americano" di città alla New York (pre-9/11), che si riflettevano anche negli anime (cos'è la Tokyo di City Hunter se non una città giapponese opportunamente newyorkizzata?), o che vedevamo nei film e nei telefilm dell'epoca.






Il contesto americano ha sempre fatto parte di noi: una cultura così dominante che ha imposto le sue mode ma che in Italia (dove però l'italianità predomina, in ogni campo) ha dovuto amalgamarsi a quella autoctona.
E così, un po' tutti ci siamo sempre immaginati le scuole e i locali come un misto tra le nostre (in provincia di Cacio&pepe) mischiate con quelle dei film e telefilm made in USA, ad esempio il centro giovanile di Mighty Morphin Power Rangers.






Ma l'estetica che scegliamo - o forse ci sceglie - ce la portiamo addosso da sempre.
Sin da bambini.
Se sul «Corriere dei Piccoli» impazzivo per il fumetto de I Cuccioli, qualche tempo prima avevo collezionato a più non posso i Fabuland Lego.






Siamo tornati ai giocattoli, ma possiamo passare anche alla musica, o ai videogiochi: c'è sicuramente un motivo se ho scelto sempre Street Fighter (e magari non Mortal Kombat), se amo ancora i Litfiba, se resto legato ad Alundra per Playstation rispetto a titoli più blasonati. C'è qualcosa in queste cose che mi ha colpito e catturato.
È una questione di vissuto: vissuto in un momento preciso della nostra esistenza. Qualcosa che poi, nel nostro futuro, creerà addirittura la nostalgia.






Dunque, l'inizio di una passione scaturisce da un brivido che apre le porte verso un nuovo mondo, un mondo che ci attira perché sentiamo di appartenerne già, e semplicemente era lì ad attenderci.
Impossibile sfuggirgli, probabilmente. Forse siamo noi stessi ad attenderlo.
Si viene letteralmente catapultati in una dimensione che poi ci assorbe positivamente, a cui dedicheremo tempo ed energie; succede per affinità estetica, di gusto, ma anche perché ci si trova nel posto giusto al momento giusto, in fasi di vita particolari (infanzia, preadolescenza...).
E voi?
Come e perché sono nate le vostre passioni?
Ricordate l'esatto momento in cui è scattata la scintilla?

27 commenti:

  1. Ho avuto più interessi che passioni perché ai miei tempi questo intrattenimento bomba era agli sgoccioli a fine 90 e metà 2000 anche se trasmettevano gli anime e i cartoni classici famosissimi degli anni e decenni prima ma anche quelli in corso c'era molta meno questa enorme bellezza e magia, come tanti anch'io ho avuto la prima passione e scintilla istantanea con Sailor Moon durante i tempi della scuola materna per i motivi che spieghi, in contemporanea ma di meno il mondo classico Disney soprattutto con i tre personaggi di Paperino, Topolino, Paperina.
    Nella prima adolescenza ho avuto una nuova esplosione di passione con W.I.T.C.H. quando ero alle medie, lo leggevo già dalla quarta elementare ma la fiamma è scoppiata poco dopo.
    Poi con l'intrattenimento e la animazione che si stava sgonfiando tanto di potenza e anche per il cambiamento della mia sfera personale con la scuola, la famiglia e la vita in generale questa terza e ultima passione è morta definitivamente e non ne ho più avute altre perché dopo la metà dei 2000 non c'è stato più nulla di unico e super magico e i classici per via della situazione generale del mondo avevano perso il loro potere di travolge come erano all'origine.

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    1. Ma in effetti poi penso arrivi un momento dove si... smette di crescere, nel senso di formarsi con delle novità. Io fino a tutti i primi anni di università ho coltivato nuove passioni, che ovviamente non nascevano casuali ma venivano comunque dal passato.
      Poi penso sia raro che qualcosa ci colpisca da zero, di nuovo, da grandi.🥹

      Moz-

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  2. Io mi ricordo che le prime suggestioni derivate da fumetti e cartoni animati furono strettamente connesse al COLORE. Sono del 1979, quindi tra le tante cose di passaggio di cui sono stato testimone c'è stata l'era delle tv a colori che entravano nelle case. Da me la prima tv a colori arrivò quando avevo quattro anni e fino ad allora i cartoni li guardavo su quelle in bianco e nero. Comprare un fumetto, anche se in età prescolare non sapevo ancora leggere, significava avere in regalo uno dei pochi "gadget" a poco prezzo degli eroi che vedevo in tv (il giocattolo per le famiglie medioborghesi era il regalo di lusso riservato alle occasioni speciali o regali di parenti e amici esterni) ma soprattutto significava vederlo nella versione COLORATA. E' il motivo per cui adoravo allo stesso modo Mazinga e l'Uomo Ragno (erano entrambi eroi della tv per me, perché li vedevo in contemporanea, in barba alle differenze culturali). Erano eroi colorati. Altro aspetto che arrivava subito per via "estetica" era l'estrema serietà e il dramma di cui trasudavano, fin dalle copertine o dalle sigle. Seguirli significava entrare in un mondo in cui gli eroi potevano essere in pericolo, in cui l'emozione non era una semplice scampagnata o abbuffata, ma in cui si soffriva e tutto mi appariva automaticamente adulto e "da grandi". Le copertine della Metro/Bianconi dei vari Braccio di Ferro e co., in cui spesso gli eroi erano intenti a fare qualcosa o a portare avanti una gag puramente visiva, furono la suggestione che per diverso tempo me li fece preferire agli albi Disneyani. E lo ebbero anche le copertine degli albi Corno, con le loro immagini drammatiche e gli eroi sempre immersi in tribolazioni (soprattutto il ragno, le sue pose dinamiche quasi sempre in primo piano nel bel mezzo della copertina avevano una sospensione quasi sacrificale, cristologica, perché se ci fai caso Peter appariva sempre preso sotto mira dai nemici o intrappolato da qualche attacco, oppure sospeso in aria per mezzo delle tele, libero ma anche "legato". Poi ci fu la Mattel , come hai detto tu, coi Masters. Ricordo la confezione con quell'esplosione di strane rocce scarlatte quasi come se la confezione provenisse da un vulcano... e naturalmente le prime sensuali e violente illustrazioni di Alfredo Alcala che tentavano di dare un primo contesto a Eternia, in cui era descritta come un luogo deserto in cui potevi essere assalito da creature come Beast Man e Merman, o anonimi mostri marini e terrestri, ma in cui trovavi anche veicoli volanti e castelli misteriosi.

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    1. Ciao :)
      Interessante questa esperienza, che lega la tua visione a un avvenimento specifico. Ma in effetti, appunto, credo sia proprio così: al posto giusto nel momento giusto.
      Concordo sui supereroi, e rilancio coi robottoni: ho sempre pensato che l'amore italiano per Goldrake (in realtà uno dei mecha più basic) sia sorto proprio perché IL PRIMO.
      Ecco cosa colpisce: un cervello che è una tavola pronta ad essere segnata.
      Sulle confezioni Masters: lì era tutto perfetto. Non solo il giocattolo, ma anche appunto il packaging, il logo, l'idea dei minicomics... hanno creato un piccolo universo.❤️‍🔥

      Moz-

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  3. Articolo molto interessante.

    Ogni tanto mi chiedo perché sin dall'inizio mi sono cosi appassionato a Detective Conan prima di allora non avevo mai visto un telefilm giallo e nenche letto un libro giallo.
    Al massimo avevo seguito alcuni casi cronaca di grandissimo impatto mediatico come i delitti di Novi Ligure, Arce, Cogne ma non mi era mai passato per la testa di seguire un giallo.

    Invece con DC fu un forte interesse quasi istantaneo.

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    1. Potrebbe essere per i colori (sono particolari, colpiscono anche me: panna, il celestino della divisa di Ran e Shinichi... l'azzeccato blu e rosso di Conan...), per le ambientazioni, o addirittura per lo stile spigoloso.
      Sono cose subliminali, non si sa perché ci colpiscono, ma è esattamente come quando ci fa paura qualcosa di irrazionale (es. un oggetto o una forma). Perché succede? Semplicemente siamo "connessi" a questa cosa, inconsciamente.🤗

      Moz-

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    2. Direi anche per la bellezza delle storie... per me non esiste un'opera d'intrattenimento di genere giallo così più appassionante... ho seguito con molto interesse La signora in giallo, Colombo, Alfred Hitchcock presenta ma per me il manga di Gosho Aoyama e la trasposizione animata di TMS rimane insuperabile.
      I miei casi preferiti sono quelli in montagna 🤩.

      Comunque sono un grande appassionato di Alfred Hitchcock.

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    3. Beh, se ti piace il genere ovvio che anche Conan sia di tuo gradimento per questo.
      Prova anche I casi del giovane Kindaichi, un Conan senza elementi "fantasiosi" diciamo.

      Quanto alla questione "montagna", vedi... è un po' come per Diabolik, che ogni tanto ambienta i suoi gialli/thriller o appunto in montagna (emblematico Il castello della morte, dove tutto si svolge in un vecchio maniero bloccato dalla neve) o al mare (isole tropicali, navi, luoghi turistici...) perché effettivamente sono elementi che in qualche modo sono ricercati inconsciamente da chi legge il prodotto.

      Moz-

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    4. Ho scritto che non ero avvezzo al genere giallo poi grazie a DC mi è piaciuto e grazie agli studi scolastici ho conosciuto la scrittrice Agata Christie e i vari telefilm gialli.

      Credo che hai ragione Detective Conan come Diabolik sono serie dalla durata eterna che hanno bisogno di coinvolgere il lettore con ambientazioni il più possibile varie.

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  4. Post interessantissimo! In effetti l'estetica ha il suo peso. Penso alla mia passione per il calcio, alimentata dai disegni dei gol a colori di Sabellucci sul Guerin Sportivo. In altri casi una passione nasce su input di altri: penso alla musica, ad esempio, da bambino ero influenzato dai gusti materni e di mia sorella; oppure a Topolino. In generale da bambino mi piaceva il concetto di trasformazione. Così abbiamo i Ghostbusters di Grunt (la vestizione...), lo stesso He-Man, i Transformers, i M.a.s.k., ma anche i Dino Riders ad esempio. Poi ad esempio sulle Tartarughe Ninja ha inciso molto l'estetica che tu citi (quella dei giocattoli!). Per non parlare dei lego, degli splendidi cataloghi che ti facevano innamorare di quei giocattoli. Eh sì. Bello spunto Miki, davvero.

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    1. Eheh ⭐
      Esatto, è sempre un insieme di cose. Tipo anche io amo artisti conosciuti da bambino tramite i miei, mi sono rimasti dentro; e ovviamente comprendo che per te il contorno calcistico (i disegni di Sabellucci) abbiano contribuito: è la costruzione di "un qualcosa in più", che ci avvolge.
      E quindi ecco anche i cataloghi, i loghi, la pubblicità. Siamo attratti da stili, forme, tonalità, sfumature.

      Moz-

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  5. Ciao. Mi fa piacere sapere che leggevi il Corriere dei Piccoli. Abbiamo qualcosa in comune. Io seguivo il signor Bonaventura.
    Riguardo alle mie passioni, esse sono scaturite crescendo e incontrando persone più che oggetti.
    Buona serata

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    1. Sono stato un lettore del CdP per tanti anni! 😍
      Certo, le persone sono parte fondamentale di queste scintille, perché appunto è una questione che scaturisce dall'insieme di diversi fattori... 💪🏻

      Moz-

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  6. Il mio interesse per gli anime con ambientazione tipicamente giapponese (quindi non tanto mecha e majokko, ma piuttosto quelli che si possono definire slice-of-life) è partito semplicemente vedendoli. Ero un preadolescente, quindi ancora riuscivo a illudermi, e quel mondo così colorato e accattivante mi faceva credere che ci fosse qualcosa di vero, ma solo nel lontano paese in cui erano ambientati. Da lì è nato anche il mio interesse per il Giappone in generale, storia, cultura, arte. Ovviamente crescendo ho capito che quello che si vede negli anime è "reale" quanto può esserlo l'America delle sitcom tipo "Happy days", però ormai la passione l'avevo presa e mi è rimasta.
    Riguardo il creare fumetti e scrivere racconti, quella è quasi innata. Sin da piccolissimo mi piaceva inventare storie, potrei dire che è una cosa che ho in me geneticamente e non una passione nata col tempo.

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    1. Esatto, anche io ero attratto in qualche modo da quel Giappone lì, che non solo era reso "ideale" dall'opera in sé, ma veniva anche reso spesso vago dall'adattamento italiano, quindi si creava almeno da noi un nuovo ulteriore mondo trasversale che poteva andare bene a chiunque.
      Sul creare storie penso sia lo stesso anche per me: solitamente queste cose (disegno, canto, musica, pittura ecc ecc) sono cose innate, le abbiamo nel DNA ed è impossibile svilupparle volutamente.

      Moz-

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  7. "È una questione di vissuto: vissuto in un momento preciso della nostra esistenza. Qualcosa che poi, nel nostro futuro, creerà addirittura la nostalgia."
    Non posso che sottoscrivere. Ci sono dei momenti in cui arriva la cosa "giusta" per ciascuno, quella cosa che sembra essere stata in attesa del nostro arrivo. Tante cose di cui parli le conosco e le ho vissute (sarà perché siamo praticamente dello stesso periodo :) ?): anime (allora li chiamavano cartoni animati), fumetti, videogiochi. Con la conoscenza postuma mi sono ritrovato a capire di avere tante cose in comune col percorso mostrato in Slam Dunk (no, non avevo un talento eccelso a basket, ma mi piaceva e molte di quelle situazioni le ho vissute e Inue non ha parlato solo di sport, ma ha parlato di vita, quella vita quotidiana che per il resto del mondo non ha importanza ma è importante per chi l'ha vissuta) ed è per quello che ho tanto apprezzato questo manga (conosciuto dopo aver fatto il percorso alla Hanamichi). Non posso non pensare a Berserk o a Final Fantasy VIII, tutte cose che hanno lasciato il segno, anche se magari ora sono meno forti di un tempo. Ma c'è una cosa che fino a ora c'è: la voglia di scoprire (ma anche raccontare) storie del fantastico e tutto è nato un giorno delle elementari quando con la classe siamo andati nella biblioteca comunale e sono stato colpito da una copertina marrone con un riquadro in basso dove c'erano sullo sfondo un drago rosso e in primo piano un arciere, una donna e un guerriero con uomo e scudo. Fu proprio quest'ultimo a colpirmi e a farmi scegliere di prendere il libro. Quel guerriero era Sturm, Cavaliere di Solamnia, e il romanzo era I draghi del crepuscolo d'autunno (la copertina era del grande Larry Elmore): fu l'inizio del viaggio nel mondo del fantastico, nella passione per i miti. Un viaggio che ancora continua.

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    1. Esatto, io credo che le cose "giuste" per ognuno di noi ci attendono, ma le attendiamo anche noi... perché sono cose che già abbiamo dentro, in qualche modo, come codici che poi l'opera o l'argomento in sé riescono a "decifrare" mettendo tutto formalmente nero su bianco (o materializzando appunto in modo concreto quel che sentiamo).

      Ecco, sei rimasto colpito da quella copertina (un mix di elementi, colori...) perché è proprio questo. Succede sempre meno spesso diventando adulti, credo.

      Moz-

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  8. A livello antropologico le passioni sono determinate da un mix di biologia e influenze ambientali e sociali. Il cervello umano ha un sistema di ricompensa: quando facciamo qualcosa che trova stimolante o utile, rilascia sostanze come la dopamina. Questo meccanismo è studiato nelle neuroscience.
    Alcune persone hanno predisposizioni naturali diverse (sensibilità alla musica, attrazione per schemi e strutture, maggiore interesse per storie e linguaggio ecc.). Se ognuna di queste passioni è "agevolata" da un ambiente sociale che le incentiva, la "passione" diventa "definitiva", diciamo così.
    Se ad esempio un bambino ha una istintiva sensibilità per la musica e nasce in una casa piena di dischi, probabilmente la musica sarà una delle grandi passioni della sua vita; se invece, pur avendo istintivamente sensibilità per la musica, nasce in un contesto familiare privo di musica, probabilmente svilupperà altre passioni. Io, ad esempio, fin da piccolo ero appassionato di lettura. Essendo cresciuto in un ambiente dove di leggeva, ho "acquisito" definitivamente questa passione. Insomma, le nostre passioni sono determinate da un mix di biologia e influenze ambientali.
    Rimane il mistero riguardo a quelle persone (e ne conosco) che non sono appassionate di niente e passano le loro giornate annoiandosi e non sapendo cosa fare. Questo credo sia uno dei pochi misteri che le neuroscienze non hanno ancora spiegato :-)

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    1. Esattamente. Sono cose innate che attendono, e anche queste passioni ci attendono... poi si incontrano in momenti precisi e favorevoli.
      E da qui nasce tutto.
      Ma è davvero solo un caso? Nel senso - faccio esempio su di me - davvero se non avessi visto Sailor Moon nel 1995 non avrei provato quella cosa? Lo avrei comunque visto dopo o "non vale"?
      Ci sono cose che mi attendevano e che magari non ho mai incontrato? Se le incontrassi ora cosa succederebbe?
      Davvero avrei potuto appassionarmi, ad esempio, di filatelia o numismatica, o calcio, o matematica?

      L'argomento mi attrae particolarmente, e giuro, anche la tua battuta finale per me è una cosa da capire: possibile che non si è appassionati di nulla (se non, talvolta, di cose sciocche e frivole)?
      Dipende dal contesto dove si è cresciuti o ci sono davvero persone alla stregua di amebe mentali?

      Moz-

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    2. C'è gente che si accontenta della sua vita. Contenti loro... io preferisco avere tante vite, grazie ai libri, ai film, alle serie TV, agli anime.

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    3. Hai ragione.
      Evidentemente a certe persone "basta così", oppure hanno paura di appassionarsi a qualcosa.

      Moz-

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  9. Bell'articolo, su un tema a me caro!
    Parlando del mio vissuto, le mie passioni sono scaturite attraverso svariati modi: tra le tante, prendo un esempio videoludico. Ricordo che la mia passione per Final Fantasy 8 per PS1 cominciò sfogliando un numero Ufficiale Playstation Magazine, dove ce n'era la recensione. Era la prima volta che venivo a contatto il genere "gioco di ruolo" e non avevo assolutamente idea di cosa si trattasse. Leggendo la recensione, guardando e riguardando gli screeshot presi dal gioco, mi chiedevo come mai potesse essere giocarci, era un mondo completamente diverso dai generi a cui avevo giocato (era anche questo il bello delle riviste senza avere internet e cioè il doversi affidare soltanto e quelle pagine per fantasticare su come poteva essere il gioco vero e proprio. Adesso invece, un video su youtube ti toglie già tutta la curiosità).
    Poi lo vidi in vetrina alla videoteca vicino a casa mia, per poi riceverlo come regalo di compleanno.
    La ciliegina sulla torta è stata quasi un anno dopo, quando mi ritrovai in una nuova scuola, una nuova classe (era il primo anno delle superiori) e conobbi altri appassionati di FF8, che erano molto più esperti di me e ci scambiavamo consigli ed esperienze. Fino ad allora era stata solo una passione condivisa tra me e mio fratello ed ecco un altro ingrediente per tenere viva una passione: il conoscere altre persone con la stessa passione e scambiarsi consigli, discutere, dibattere su di essa.

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    1. Thanks, tema molto caro anche a me!^^ 🔥
      Interessante la questione che hai sottilmente acceso: spesso una passione poteva essere dettata anche e soprattutto dalla scoperta, dall'immaginare cosa fosse (e certe volte ne nasceva ovviamente anche la delusione, sia chiaro).
      FF8 per te è stato così ma credo che in molti possiamo raccontare frangenti simili: cose nuove (ad esempio, mi viene in mente parlando di me La storia ancestrale) che non riuscivi a immaginare fino in fondo cosa fossero. Oggi questa magia si è persa completamente perché abbiamo "tutto e subito", peraltro senza scoperte serendipiche.
      Vero poi che il conoscere persone con cui scambiare passioni fa tanto!^^

      Moz-

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  10. Lo sai quante passioni ho, esteticamente parlando...troppe!!! I miei tessssori! Ciao nipotine😃

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    1. Verissimo!!! 😍
      E secondo me ecco, ti rappresentano totalmente!

      Moz-

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  11. Ah bella domanda. Io credo che tutto nasca, per quello che mi riguarda, dall'interesse esclusivo che ho avuto fin da bambina per gli universi alternativi, lontani nel passato (Egizi, pirati, Sette ed Ottocento...) o in realtà parallele (le fiabe in primis, poi tante altre cose). Un qualcosa che è cresciuto e si è affinato con me, le mie prime passioni furono Sandokan, Piccole donne, le Fiabe sonore, poi man mano arrivarono altre cose, gli anime giapponesi, i telefilm come Spazio: 1999, il fantasy, l'universo legato a Lady Oscar in particolare e potrei continuare.
    Ancora oggi, amo tutto quello che mi porta in mondi alternativi che sento miei, sono meno da fantascienza e più da fantasy, ho scoperto il Medio Evo come universo di immaginazione, adoro sempre le storie di pirati e le corti dei secoli passati, e qui Lady Oscar resta centrale. Mi appassiono ancora a cose nuove ogni tanto, al momento sono alle prese con Outlander, tra Scozia (luogo dove ho lasciato un pezzo del mio cuore...), viaggi nel tempo, la stessa epoca più o meno di Oscar, ha molte cose che mi catturano, poi certo le storie fondanti sono quelle però di infanzia, adolescenza e giovinezza.

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    1. Ecco, immagino quanto possano essere state deflagranti opere come Sandokan.
      Ma anche gli sceneggiati come Spazio: 1999.
      Però ecco, anche se cose nuove sono ascrivibili sempre alle tue passioni già concretizzate. Non si tratta di materie del tutto inedite, credo.
      Perciò mi chiedo se da adulti c'è possibilità di scoprire e appassionarsi "anime&core" a qualcosa di mai visto prima, una materia del tutto nuova.

      Moz-

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