[FUMETTI] Diabolik, Il ladro di casseforti: la recensione (no spoiler)

 


Numero molto discusso in rete, questo Il ladro di casseforti: non tanto per la trama, che rientra peraltro nel classico diaboliko (con ovvie variazioni sul tema) del "concorrente" che riesce a mettere a segno colpi favolosi, quanto più per i disegni.
Ma come staranno le cose?


La storia dell'albo si presenta quasi in due parti distinte: la prima vede Eva e Diabolik indagare su un tizio che riesce a portarsi a casa delle casseforti apparentemente imprendibili; la seconda è un vero e proprio colpo con tanto di immersione subacquea.

 


Si tratta di un'avventura "tranquilla" e carina, che potrebbe piacere di più nelle pagine dove Diabolik tenta di comprendere chi sia il ladro del titolo, mettendo insieme - prima che lo faccia la polizia - tutti i dettagli a disposizione. La storia è di Mario Gomboli, con sceneggiatura di Enrico Lotti e Alessandro Mainardi.




E questo ladro gioca un po' dalle parti di Valentino, o dell'albo Trenta secondi di terrore.
Insomma, poi si tenta un furto a danno di qualcuno che fino a quel momento era impossibile da colpire. 
Ma veniamo alla questione disegni: l'arte di Rosario Raho, che debutta sulla serie regolare dopo un'apparizione in una storia breve, ha lasciato sconcertato più di un lettore, generando dibattiti e persino commenti poco carini.





Se la splash page iniziale "inganna", le tavole interne presentano Diabolik ed Eva che... quasi non sembrano loro, pur essendo loro.
Diciamo la verità: per oltre sessant'anni, Diabolik è stato volutamente standardizzato (nonostante fosse facile riconoscere la mano di ogni autore, magari anche solo dalla gestione delle inquadrature).
Ma, al netto dello stile di ognuno, i personaggi principali risultano sempre tutti (bene o male) "uguali".
Qui è la prima volta che ciò non accade: in realtà nel fumetto seriale italiano questa cosa è molto frequente (si veda Dylan Dog, che può cambiare connotati a seconda di chi si occupa delle matite), ma effettivamente in Diabolik è - fino a ora - un caso più unico che raro (ricordiamo forse solo il cinquantennale Il segreto di Diabolik, che propose disegni un po' particolari.






Dunque, come stanno le cose?
In realtà, se qualcuno rimane sconcertato, posso garantire che dopo qualche pagina ci si abitua subito, perché comunque tutto il resto è sempre Diabolik
Ma è giusto "interpretarlo" in modi diversi, pur (assolutamente!) riconoscibili?
Non ho una risposta.
So solo che ci si abitua presto, ripeto, e le tavole sono ricchissime di dettagli, con sfondi molto definiti.
Ai posteri la sentenza finale.

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