[FUMETTI] Diabolik, La morte corre sui binari: la recensione (no spoiler)

 


L'annata diabolika inizia su un treno extralusso, che attraversa alcuni stati della diabolika geografia e porta a bordo gente facoltosa. E i piccoli tesori di ognuno di loro.
Impossibile che ciò non faccia gola a Diabolik, che con Eva elabora un piano finanche pericoloso.


La morte corre sui binari è una di quelle storie dove i comprimari hanno un ruolo principale, e dove le loro storie si intersecano (o meglio interferiscono) con quelle dei nostri protagonisti.
E quindi ecco che una coppia in crisi tenta la vacanza nella speranza di appianare i problemi.
Con un'amica fidata, ma col dubbio che serpeggia costantemente in una testa fragile.




Di contro, un'altra coppia - lei è praticamente Marina Giordano di Un Posto al Sole - controbilancia la prima situazione, regalandoci un ulteriore spaccato della vita dei ricchi di Clerville.



Diabolik sa che il colpo è da calcolare al millimetro, per via della velocità del treno e di tutte le questioni tecniche annesse, ma al di là di questo (che pure gli darà qualche problema), a scombinare i piani è un imprevisto innescato proprio dagli ospiti del mezzo.





Interessanti Loira e Michele, ben scritti, come anche l'amica di lei e l'altra coppia.
Situazioni di coppia non distanti dalla realtà, ma che qui innescheranno qualcosa di pericoloso e che Diabolik sarà costretto a "risolvere" prima che sia troppo tardi per tutti.




Le storie che coinvolgono Diabolik e i treni sono sempre riuscite (la stessa testata è, dopotutto, "figlia di una stazione ferroviaria"), a partire dal cult Il treno della morte.
E come sempre, la morte attende nell'ombra tra i vagoni di lusso.
Il Majestic Express si trasforma in un incubo: cosa faranno Eva e Diabolik?
Sulla copertina (di Matteo Buffagni) il nostro incombe sul treno, ma stavolta il pericolo non è solo lui.
La morte corre sui binari è un soggetto firmato Mario Gomboli e Andrea Pasini, con sceneggiatura di Roberto Altariva. Stefano Santoro disegna e inchiostra (chine con Gianfranco Giardina) e retinature di Dario Grillotti.


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