Ho voluto attendere un paio di giorni per elaborare bene: dopotutto è la fine di un viaggio decennale, iniziato a sorpresa in una calda estate e terminato in un freddo inverno.
Ho voluto attendere, anche per cercare di essere quanto più razionale possibile, senza farmi trascinare troppo dalle emozioni (nonostante il finale emozionale): Stranger Things termina qui, almeno con la sua storia principale, quella di Undi, Mike, il demogorgone, il Sottosopra.
Non ci saranno spoiler diretti riguardo la trama ma comunque l'analisi che segue non è spoiler-free: arrivati alla fine, penso sia giusto tirare le somme di un'avventura che ha segnato la serialità televisiva, che ha riportato una costante magia transgenerazionale e che ha creato un brand pronto ad essere sfruttato ancora (speriamo con intelligenza: tra qualche mese esce una serie animata midquel e già si torna ad Hawkins, per dire).
Però dell'episodio finale di Stranger Things 5 ne dobbiamo parlare, e allora facciamolo.
È imperfetto. Perché probabilmente è necessario guardare tutto, stavolta, più col cuore che con il cervello. Tante cose non vengono spiegate, altre - figurarsi! - nemmeno più accennate.
Non si bada troppo a quanto raccontato prima (nelle vecchie stagioni) o appena prima (nei precedenti episodi), vale tutto e il suo contrario: l'importante è mettere in scena quel che serve al momento.
Ma comunque la trama c'è, e riguarda il confronto definitivo con Vecna, oltre che il fermare il suo piano che vuole la collisione della Dimensione X con la Terra e l'intromissione dei militari.
La puntata è ben scritta e al netto di una battaglia finale forse troppo semplicistica (rispetto alle precedenti) intrattiene, tiene tutti col fiato sospeso, ha bei momenti action ma questa è la parte comunque debole.
Quella del poco spiegato, delle incongruenze, dei buchi narrativi e dei non detti.
Il finale di Stranger Things funziona invece totalmente e alla grande nella lunga parte conclusiva, quotidiana, che riavvolge il nastro e gioca con l'ambiguità su più livelli (anche meta-narrativi), ma tanto la verità è una soltanto. Forse.
Un finale da interpretare; un finale liberatorio, da passaggio di consegne, di fine dell'adolescenza e della magia. Un percorso che si chiude e che anche stavolta omaggia gli anni '80.
L'ambiguità è amara e potrà essere colta appieno solo da quanti hanno amato ET, Stand by me, I Goonies e tutto il parco-opere che i Duffer hanno omaggiato/saccheggiato, con rispetto e venerazione.
Dunque lode alle scene finali, alla filosofia del voltare pagina (anche fosse solo la pagina di un manuale di un gioco di ruolo, o di una storia romanzata, perché no?), alla vita che ricomincia e a chi resta a scrivere le vite degli altri, raccontandole come farebbe Gordie.
Ricorderemo Stranger Things 5 per le polemiche (inutili, perché gratuite e provenienti da chi evidentemente lo show non lo aveva mai seguito con attenzione) riguardo un coming out, tutto tranne che woke (sapete quanto io odi quelle imposizioni, e qui non ve ne sono: fidatevi).
Ma punterei invece l'attenzione un un altro argomento, che passa più sottile perché potenzialmente scomodo: Henry/Vecna e la sua personalità.
Raramente si vede qualcuno cattivo e basta, in un mondo dove adesso anche la Disney deve ricorrere a delle giustificazioni per accomodare la malvagità dei suoi iconici villains.
Henry è disturbato, come un altro Henry (del film L'innocenza del diavolo). Un risvolto interessante ma che farà paura approfondire, visto che oggi si cercano continue giustificazioni a ogni comportamento, deficienza, ossessione.
Tornando a Stranger Things, colpisce il fatto che la stagione finale (e con lei anche l'episodio conclusivo) sia corsa via liscia, senza plot twist di sorta e senza colpi di scena da lasciare stupefatti.
Nessun ribaltamento, nessuna situazione a sorpresa: ogni teoria dei fan è stata annullata e si è preferito correre sulla semplicità più lineare; un difetto se si considera che però hanno tentato, quasi subliminalmnete o come continui easter egg, di infilare riferimenti e dettagli manco fosse una mappa interattiva.
Più confezione che contenuto, quindi. Ma che si salva proprio nei quaranta minuti finali, dove anche una scrittura imperfetta (che si lascia dietro molte questioni, anche di logica) può trovare un senso, una chiusura del cerchio emozionale/emozionante e completa.
Dopotutto è una "storia che non può essere raccontata" se non in un modo. Questo.
La questione è che Stranger Things fino alla terza stagione seguiva un racconto preciso, che poi è stato abbandonato con l'inclusione del non previsto Vecna, e una quarta stagione che ha creato diversi problemi di trama, ingarbugliando le cose. Forse, buttarla sull'emozionale era l'unico modo per uscire da un auto-incartamento che solo in parte questa quinta stagione ha provato a sbrogliare (perché, ad esempio, i tre episodi del vol. 2 hanno invece aggiunto e complicato ulteriormente).
E dunque ci chiediamo che ne è stato di Owens e i suoi uomini; ma anche il ruolo della dottoressa Kay, poi sparita di colpo dalla scena (lo spin-off annunciato sarà su di loro?), il perché delle incongruenze su tutta la questione militari/scienziati a partire da Brenner; ma ci chiediamo anche perché Eddie non sia stato scagionato dalle accuse di satanismo e omicidio (nessuno ha indagato sui crimini di Vecna, dopotutto: i delitti sono irrisolti), o che fine abbiano fatto i russi (e perché avessero le particelle del Mind-Flayer, e perché nella scorsa stagione fu così importante averle trovate...); e continueremo a chiederci come tutti siano usciti da questa situazione, visto che precedentemente il governo arrivava a insabbiare ogni cosa: la famiglia di Derek cosa avrà pensato del rapimento subìto?
Ecco, è che forse alla fine, ma solo alla fine, Stranger Things va visto più col cuore che col cervello; senza più chiedersi dove sia la logica di base (che prima c'era, così come la magia, svanita però dopo la terza stagione), senza più cercare la meraviglia di un demorgone (che infatti, paradossalmente, nell'episodio finale non appare nemmeno: il simbolo stesso della serie viene - volutamente?- accantonato).
Vero, nel suo finale, Stranger Things va visto col cuore.
Ma qualcuno pensasse anche a noi nerd, che come Mike, Will, Dustin e Lucas vogliono risposte a tutto. Se non razionali, almeno filologiche.
Anche se fantascientifiche, anche se stranger.
Arrivederci, anni '80: è stato un gran bel viaggio, che sarà ahinoi multimedialmente irripetibile.
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Sono d'accordo che vada visto col cuore questo finale, da quel punto di vista secondo me funziona molto bene e non mancano momenti molto toccanti. Alla fine è stato un grosso viaggio nella nostalgia e nei sentimenti, è anche giusto che il cuore prevalga.
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