La seconda giovinezza della saga di Scream giunge a un nuovo, immancabile appuntamento, che segna il numero 7 sul conto generale.
"La paura torna a casa", perché c'è Sidney (Neve Campbell), perché c'è anche un po' di Woodsboro, e perché il creatore della serie e dei personaggi (Kevin Williamson) qui si fa regista, giocando tra passato e presente (e mettendoci un po' del suo Dawson's Creek).
Del passato possiamo anche fare un rogo, perché adesso c'è il futuro, ma se già i capitoli 4, 5 e 6 avevano giocato sul passaggio alle nuove generazioni, è vero che la nostalgia (sempre un po' canaglia) deve per forza riportarci indietro, e quindi è necessario sempre un episodio intermedio che possa fare, appunto, da passaggio di consegne.
Scream 7 è un tipico film di questa grandosia saga iniziata sotto le solide mani di Wes Craven, né più né meno; intrattiene e diverte, nel suo thrilling tra nero e giallo (anche qui siamo tutti a provare a indovinare chi si cela dietro la maschera del killer).
Se i precedenti capitoli giocavano sulle nuove generazioni, qui le carte vengono rimescolate ma proprio per lasciare l'eredità generale ai nuovi personaggi, cercando più di un contatto col passato: siamo nell'epoca della nostalgia, è quindi su questo che Scream 7 cala i suoi assi, e addirittura è pronto a riesumare gente dal primissimo capitolo.
Ma quanto può essere una buona idea quella di "riportare in vita" qualcuno che era sempre stato creduto morto? Anche questo fa parte del gioco meta-narrativo a cui Scream non si sottrae mai, ma anzi cerca e insegue. E la risposta è quella giusta.
Si danza sui riferimenti, sul fatto che nel precedente capitolo la protagonista fosse assente (era ricomparsa nell'ottimo quinto episodio, vedi QUI), si gioca su citazioni sottili a tutta la saga (vedi QUI), anche solo con una fotografia, per una storia che riesce a farti dubitare (magari a ragione, magari no...) di diversi personaggi, perché davvero forse non ci si può fidare di nessuno.
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