[CINEMA] Scream 7 - la paura torna a casa




La seconda giovinezza della saga di Scream giunge a un nuovo, immancabile appuntamento, che segna il numero 7 sul conto generale.
A trent'anni dalla prima mattanza, Ghostface torna in azione con un obiettivo che gioca in bilico tra follia e nostalgia, dove le regole sono sempre più fluide e dove probabilmente si cerca di passare a nuovi personaggi il testimone di un'eredità ormai iconica.


"La paura torna a casa", perché c'è Sidney (Neve Campbell), perché c'è anche un po' di Woodsboro, e perché il creatore della serie e dei personaggi (Kevin Williamson) qui si fa regista, giocando tra passato e presente (e mettendoci un po' del suo Dawson's Creek).
Del passato possiamo anche fare un rogo, perché adesso c'è il futuro, ma se già i capitoli 4, 5 e 6 avevano giocato sul passaggio alle nuove generazioni, è vero che la nostalgia (sempre un po' canaglia) deve per forza riportarci indietro, e quindi è necessario sempre un episodio intermedio che possa fare, appunto, da passaggio di consegne.





Scream 7 è un tipico film di questa grandosia saga iniziata sotto le solide mani di Wes Craven, né più né meno; intrattiene e diverte, nel suo thrilling tra nero e giallo (anche qui siamo tutti a provare a indovinare chi si cela dietro la maschera del killer).
Ed è un tipico film della saga perché presenta tutto ciò che un fan chiede: omicidi da slasher movie (spesso piacevolmente "fantasiosi", soprattutto quello in un pub), scream queen e final girl, motivazioni che coinvolgono suo malgrado Sidney Prescott e il ritorno di personaggi amatissimi (come la Gale di Courtney Cox).



Se i precedenti capitoli giocavano sulle nuove generazioni, qui le carte vengono rimescolate ma proprio per lasciare l'eredità generale ai nuovi personaggi, cercando più di un contatto col passato: siamo nell'epoca della nostalgia, è quindi su questo che Scream 7 cala i suoi assi, e addirittura è pronto a riesumare gente dal primissimo capitolo.
Ma quanto può essere una buona idea quella di "riportare in vita" qualcuno che era sempre stato creduto morto? Anche questo fa parte del gioco meta-narrativo a cui Scream non si sottrae mai, ma anzi cerca e insegue. E la risposta è quella giusta.






Si danza sui riferimenti, sul fatto che nel precedente capitolo la protagonista fosse assente (era ricomparsa nell'ottimo quinto episodio, vedi QUI), si gioca su citazioni sottili a tutta la saga (vedi QUI), anche solo con una fotografia, per una storia che riesce a farti dubitare (magari a ragione, magari no...) di diversi personaggi, perché davvero forse non ci si può fidare di nessuno.
Nuove tecnologie, ragazzi ossessionati dall'horror, un po' di milf e nuove ambientazioni sono gli ingredienti di base, mischiati a riusciti attacchi di Ghostface e un'estetica che si muove volutamente a cavallo degli anni '90 e 2000, aggiungendo il presente, ma che non può che farci dire: è Scream, è Williamson. Forse non l'episodio più strabiliante del lotto, ma quello che riannoda passato remoto e situazioni recenti, da cui muoversi probabilmente per un nuovo futuro (e nuove regole).


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